Ernesta e la Principessa Nonmivieneilnome

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C’era una volta…

Sicuro?

Vi giuro che l’ho vista!

C’era una volta Ernesta. Ernesta era quel tipo di persona la quale ti veniva voglia di chiedere tutte le domande tipiche per fare conversazione: “Ciao, come ti chiami? Qual è la tua password preferita? Preferisci i tostapane o gli alimentatori? Vuoi un pezzettino di carta?” e allora lei rispondeva “Voglio fare ciò che mi fa stare bene”; oppure, nei giorni pari “Vorrei avere un tetto sopra la testa”.

Sta di fatto che dieci… o trentacinque anni dopo, a seconda del calendario che si usa, ad Ernesta cadde su di sé un tetto enorme dal nulla, e accadde proprio mentre stava andando a passeggiare col cane. “Ehi!” esclamò infuriata Ernesta.

“Ehi” rispose il tetto. “Non eri tu che volevi un tetto sopra la testa?”

E così, la povera Ernesta fu costretta a girare per le via con la definizione di Ernesta, quella col tetto sopra la testa. Alla gente stava simpatica perché quando si arrabbiava il comignolo si accendeva, e pure per lei era comodo, perché il tetto fluttuante la riparava dalla pioggia, dal vento, dai vasi che cadevano dai balconi e persino da altri comignoli, che come si sa cadono spesso dal cielo.

L’unico problema erano i piccioni, ché quei maledetti volavano sul tetto, facevano il nido per poi non utilizzarlo e andavano anche a fare i bisogni, e andava a finire che Ernesta puzzava non poco.

Accadde dunque che alla principessa…

Principessa?

Alla principessa Nonmivieneilnome…

Quanto sei imbecille

Ti posso assicurare che è una storia vera.

Alla principessa Nonmivieneilnome venne voglia di ostriche.

Anzi, la voglia era talmente tanta che lei stessa desiderava diventare un’ostrica.

“Salve, ostriche! Mi piacerebbe essere come voi!”

Le ostriche chiesero come mai.

“Beh” rispose Nonmivieneilnome “Ci vuole una vita per capire che non è necessario capire”

Le ostriche si aprirono meravigliate, ma così facendo fecero entrare l’acqua del mare dentro le perle, e si sa che le perle ci pagano l’affitto per restare dentro le valve dell’ostrica.

“Maledizione! Si è allagato tutto! Scriverò una nota di demerito su Tripadvisor!”

Ad esclamarlo fu la meno sospettabile fra le ostriche, ossia la principessa Nonmivieneilnome, che per immedesimarsi prestò loro la voce.

Al che, venne Ernesta. “Ma tu sei Ernesta, quella col tetto sopra la testa!” salutò la principessa.

Ernesta sbuffò e un po’ di fumo uscì dal comignolo. Forse era fuori dall’etichetta fare una cosa del genere, ma lo fece. “Sì, sulla testa ho anche i piccioni, alveari, calabroni, grondaie piangenti e persino uno spazzacamino!”

“Augh!” salutò quest’uomo.

“Insomma, non ne posso più” riprese Ernesta. “Se almeno al grondaia smettesse di piangere a causa dell’augh dello spazzacamino…”

Nonmivieneilnome ci pensò su e disse “Falle provare un’ostrica!”

Le ostriche, bisogna dirlo, non erano sempre e solo quelle dell’episodio di mister Bean, di solito sono buone.

Al che, lo spazzacamino abusivo la smise di fare augh a caso e divenne regolare, la grondaia smise di piangere e persino i piccioni divennero simpatiche colombe. Talmente simpatiche che dicevano ambo al primo numero della tombola!

Ernesta, soddisfatta, decise “Cara principessa, ti voglio regalare un’aforisma: esserci è sempre meglio di non esserci

E fu quello il nome che la principessa adottò da quel momento.

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