Il sale e il sangue/02

34479099_365438340634083_7136465900382715904_n

Capitolo 2

Il vento soffiava forte.

La nave oscillava a destra e a sinistra, rischiando di ribaltarsi.

“Tenete duro!  Tenete duro!” gridava qualcuno dal ponte, ma lui… lui fissava gli occhi verdi di Jane, impauriti e imploranti aiuto. E poi scivolò sul pavimento scivoloso.

“Afferra la mano, forza!” gridò lui, col cuore in gola. Non poteva perderla, non quella sera, non in quel momento. Jane si era aggrappata al parapetto. Fra lei e la furia del mare c’era solo qualche metro, che sembrava anche meno a causa del vento che giocava tentando di farle scivolare le gelide mani intorpidite della ragazza; e c’era la pioggia e le onde del mare che frustavano le già pesanti vesti delle povere vittime di quella tempesta.

“Jane! Per favore!” supplicò lui, tenendo fissi gli occhi della ragazza, che in altri tempi li aveva definiti gli smeraldi più belli del mondo, al punto da volerla sposare.

Lei, che lo stava guardando con lo stesso amore, sentiva le braccia indolenzite, ma provò con tutta se stessa di afferrare quella mano, che solo pochi giorni prima era stata calda e rassicurante, fra le navate del tempio.

Improvvisamente, però, un colpo di onda un po’ più forte fece perdere l’equilibrio all’uomo e la ragazza, che aveva solo sfiorato la sua mano gelida e umida, lo perse di vista ed urlò il suo nome, prima che l’asse del parapetto sul quale si era aggrappata si staccò facendola cadere in mare.

Eric. Fu quella l’ultima sua parola, e all’uomo non rimase altro che urlare dal profondo della notte…

Eric Van Jeger, altrimenti noto come il Cacciatore, si alzò di scatto dal suo letto, fatto preparare apposta per lui in quanto ospite del Re.

Come ogni mattina, era stato svegliato da quello stesso incubo, che lo tormentava da dieci anni a quella parte. Jane Copper, figlia della contessa, era stata sua appena il tempo per fidanzarsi e sposarsi, per poi morire durante una tempesta durante il viaggio di nozze. Lui, invece, avrebbe vissuto per ricordarla, ogni singola notte, per dieci anni.

Nel frattempo aveva cambiato continuamente Paese, uccidendo uno dopo l’altro i peggiori uomini in circolazione, risolvendo casi complicati, salvando nobili e Re dall’orlo della crisi.

Tuttavia, ciò che aveva visto non aveva cancellato l’unica notte in cui aveva avuto davvero paura. Chi aveva salvato non contava niente, se l’unica persona che avrebbe dovuto salvare se l’era portata via il Dio Azzurro.

Il Dio Azzurro… al solo pensiero, Eric guardò lo spicchio di mare placido che si vedeva da oltre la finestra della stanza e gli venne da ridere.

Aveva un bel dire, Sua Maestà, nel chiedergli di scovare i pirati. La Battaglia dell’Aurora era arrivata anche oltre i confini di Tutuk Naga e tutti sapevano dell’orrore compiuto da Steven Blackfield.

A quel che pareva, aveva infilzato la testa del Re Ammiraglio su una picca e aveva mangiato il resto del corpo con gli altri suoi compari. Poi, però, era scomparso. Nessuno aveva idea di dove fosse finito ed era opinione comune che fosse fuori dai confini, in mare aperto. Di sicuro il Re Ammiraglio aveva comunque inferto colpi molto pesanti prima di rendere il corpo, dunque, egli suppose che la strategia migliore fosse quella di ricostituire una flotta prima di sferrare il colpo finale al Regno.

Una volta pronto, Eric scese per strada, in città. Il giorno prima Taddeus I aveva assicurato carta bianca e ogni tipo di risorsa, purché catturasse quel mostro. Lui, però, aveva giurato di non salire mai più su una nave, non dopo quella notte.

L’aveva presa… aveva preso la mano di Jane e una frazione di secondo dopo gli era sfuggita a causa del forte vento che faceva ballare la nave.

L’aveva presa, l’aveva presa, l’aveva presa… non riuscì a pensare ad altro che a quello, mentre si dirigeva verso il mare.

Tutto in quella città richiamava quello che chiamavano il Dio Azzurro; locali dove si vendeva pesce, negozi che ricordavano il mare, osterie dove il pesce lo mangiavano. A colpo d’occhio, era quello che si vedeva al porto, con tutti i suoi suoni, colori e profumi, mentre il Cacciatore dava le spalle alla banchina e la riva.

Tuttavia, Eric doveva girarsi e affrontare i suoi fantasmi, perché il Re lo aveva indirizzato ai cantieri navali dove alcune imbarcazioni già complete erano ormeggiate a sua disposizione. Se invece non sarebbero state di suo gradimento neanche una, i carpentieri reali ne avrebbero costruita una sotto le sue direttive.

Se ci pensava bene, poteva ancora sentire il tocco disperato della mano morente…

“Scusate, vi sentite bene?”

Il Cacciatore si riscosse. C’era una ragazza bassa dagli occhi verdi e le lentiggini che lo stava guardando.

“Sì, insomma…” Eric cercò di nascondere il prurito agli occhi con quelle mani che avevano preso la sua. “Sono queste le navi del Re?”

“Sì, signore. Quelli sono i cantieri” rispose lei, e indicò un edificio aperto sul mare dove decine di uomini stavano lavorando su più fronti. “Sono il vanto del nostro regno. Senza quegli uomini che lavorano, Steven Blackfield avrebbe vinto. Dobbiamo dimostrare invece che il sacrificio del Re Ammiraglio non è stato vano”

“Già” rispose il Cacciatore, guardando finalmente il mare. Eppure, sarebbe stato così semplice, fare un passo in più e dalla banchina cadere fra i flutti…

Poi lo vide. Vide l’orizzonte che chiarissimo delimitava le onde separandole dal cielo azzurro. L’odore di salsedine cominciò a entrargli nelle narici e il canto dei gabbiani alle orecchie. Prima dell’orizzonte, una vasta scala di navi e barche ormeggiate placide in quella giornata perfetta.

No, si disse, sicuramente non era quello che Jane avrebbe voluto per lui.

“Non siete di molte parole” riprese la ragazza, che sicuramente voleva qualcosa da lui. Lo si poteva notare dallo sguardo entusiasta e dall’emozione che trasudava su tutto il corpo. I lunghi capelli castano scuro si muovevano fluidi a causa dell’incapacità della ragazza di stare ferma.

“No, è che… mi chiedevo chi foste” chiese il Cacciatore, stringendosi dentro il suo mantello, perché il vento che arrivava dal mare pungeva ancora.

“Avete ragione” disse lei, e si presentò con un lieve inchino. “Mi chiamo Mary Juliet Modig, e sono onoratissima di parlare col leggendario Cacciatore!”

Eric guardò Mary a tutt’occhi. “Come sapete chi sono?”

Mary rise di gusto. “Beh, siete davvero sciocco a non arrivarci! A Corte nessun segreto è mai tale, no? E sta di fatto che il cugino di un amico del fratello di un mio amico è esattamente uno dei servi reali, e quindi so quasi sempre quello che succede a palazzo! Vi conoscevo già per tutto quello che avete fatto all’estero e adesso so anche che faccia avete!”

Eric osservò la ragazza: era molto gradevole, aveva il sole negli occhi e trasmetteva energia ed entusiasmo anche a un morto vivente come lui.

“Siete il Cacciatore, il Re vi ha convocato… può essere solamente per un motivo. Voi dovete catturare Blackfield e rendergli pan per focaccia!” suppose Mary, le mani giunte come se fosse lei stessa a pregarlo, unendosi alla supplica di Taddeus I.

Eric annuì senza guardarla. “Sei molto perspicace, quindi avrai capito che ho bisogno di una nave. Che sia leggera e veloce, però, e accompagnato da una piccola ciurma ristretta di uomini veramente coraggiosi potrò quantomeno muovermi liberamente”

Mary si risentì per un momento non appena colse la parola uomini, tuttavia rispose con entusiasmo: “C’è la barca di mio padre! E sapete, sono un’ottima tiratrice!”

Eric guardò per la seconda volta Mary come se venisse da un altro pianeta. “Dimostramelo”

Mary prese una pistola dalle mani del Cacciatore mentre lui poggiò il suo mantello su una bitta particolarmente lontana.

“Colpisci questo mantello forando il cappuccio!” esclamò ad alta voce Eric.

Mary, come se non aspettasse altri ordini e sapendo di dover fare impressione su di lui in modo da essere inclusa nella ciurma, colpì una sola volta. Il colpo esplose attorno a lei spaventando alcuni gabbiani.

Eric notò con stupore che Mary aveva preso un lembo appena sotto il cappuccio del suo mantello e, per la terza volta, sgranò gli occhi.

Considerando tutto quello, guardò ancora una volta il mare e la missione che stava per affrontare. Chi ben cominciava era a metà dell’opera, no?

E lui sarebbe stato felice di schiacciare Blackfield e il male che rappresentava. Tornò da Mary, la quale lo guardava speranzosa.

“E sia! Fammi vedere questa barca!”

Mary cacciò un urlo e agitò le braccia esultante, mentre il Cacciatore rimetteva il mantello ormai bucato sulle spalle. Non credeva che una frase del genere avrebbe potuto scatenare tale entusiasmo, ma quella ragazza rifletteva davvero la serenità di quel giorno. Un po’ l’ammirava, pensò, guardandola da dietro, mentre lo conduceva lungo la banchina, lui aveva dimenticato come si sorrideva.

I due si diressero dunque verso una goletta dall’aspetto robusto, dove un uomo altrettanto robusto e abbronzato, dopo aver sistemato alcune reti da pesca, si girò e diede loro il benvenuto.

“Mary! Che succede? Chi è costui?” chiese preoccupato, nel vedere quell’uomo dall’aspetto poco raccomandabile.

Non fu la ragazza a rispondere, ma Eric stesso.

“Sono il Cacciatore, o perlomeno così mi chiamano” rispose. “Mi serve la tua goletta… e una ciurma. Dobbiamo catturare Steven Blackfield. Voi volete venire con me?”

 

Pubblicità

2 pensieri su “Il sale e il sangue/02

  1. Interessante questo capitolo! Mi aspettavo che la vera identità del Cacciatore sarebbe rimasta un mistero a lungo, e invece ecco qui svelato il suo nome e un bel pezzo del suo passato!
    Mi incuriosisce molto anche il personaggio di Mary, così in contrasto con quello di lui, allegra e solare! Chissà se tra un’avventura e l’altra riuscirà anche a scaldare un po’ il cuore del Cacciatore!
    Un minuto di silenzio per il padre di lei, che dal nulla si vede tirato in mezzo a una missione che certo non si preannuncia facile! Non c’è che dire, aspetto il prossimo lunedì con ansia!

    Piace a 1 persona

    1. Ti ringrazio veramente tanto per la tua recensione, mi fa piacere che ti sia piaciuto anche questo capitolo ** i due protagonisti hanno entrambi una personalità interessante, ma… acqua in bocca per il nome del Cacciatore, non vorrei che i suoi nemici lo sappiano XD

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...