Anno Astrale 2856

Questa è una storia ambientata nel Far West futuristico. Un esperimento se vogliamo, che poi era da tempo che volevo scrivere una storia con pistoleri e polvere sulla strada.

 

Anno astrale 2856.

Il vento soffiava da Ovest, portando con sé un enorme quantitativo di polvere.

Era mezzogiorno, a Bear Moon River, ma tutto era fermo. Jack era di fronte a John, si trovavano a cinquanta passi di distanza l’uno dall’altro. A metà strada, lo sceriffo Anthony con aria stanca, che era stato interpellato per quella disputa.

Tutto attorno a loro era stato chiuso. Le case sprangate, le finestre prive di ogni peonia, non c’era altra traccia di essere umani o viventi a parte loro tre.

“Per l’ultima volta, John Partridge” disse aspro Jack, pronto a estrarre la sua pistola. “Non vuoi arrenderti o chiedermi scusa?”

“Scusa per cosa, Jack?” chiese John, anche lui pronto a estrarre la sua. Per la precisione, le dita, già a metà affondate nel fodero, stavano tastando il manico dell’ultimo modello di Cyberevolver, che gli avevano assicurato sparasse raggi letali istantanei, mentre la vittima crepava vedendo solo un flash molto violento di colore verde.

Per quel motivo John era molto sicuro di vincere il duello, così si attardò a ripetere, ancora una volta, le sue ragioni. “Jack, ti posso assicurare che non ho barato. Non me ne sarei fatto niente della tua mandria, ho già la mia e mi va bene.”

Jack sbuffò. “So bene, invece, che sei nei guai. Conosco la tua casa… abbiamo fatto tante grigliate assieme, ricordi? E la tua posizione limitrofa fa di te la prima preda per gli Oxius. Non è strano se te ne avessero rubato o ucciso alcuni capi, della tua mandria. Ma non avresti dovuto mai, mai, barare a carte per rubarli a me”

“Va bene, adesso basta” tagliò corto lo sceriffo. C’erano almeno cinque regolamenti di conti a settimana, non ne poteva più. Uno dopo l’altro, i migliori uomini del paese cadevano per qualche motivo; e chi li sostituiva non era all’altezza. “Sarebbe il momento di far fuoco. Ma non sarò io a ordinarlo, sapete che non ero d’accordo sin dall’inizio”

I due contendenti allora tornarono a guardarsi fisso, pronti per sparare. Uno dei due non sarebbe tornato dalla sua famiglia…

Improvvisamente, delle urla riempirono la strada principale di Bear Moon River. Enormi galoppate di Anchìlos, i quadrupedi del pianeta capaci di sputare enormi gittate di fuoco, stavano annunciando l’arrivo dei fuorilegge.

“Oh, merda, gli Oxius!” esclamò lo sceriffo, estraendo il suo Cyberevolver e sparando all’impazzata. Raggi verdi si scontrarono con le pistole degli alieni, fronteggiandosi a mezz’aria e producendo violente esplosioni. Persino Jack e John posero la loro sopravvivenza davanti a tutto e aiutarono lo sceriffo almeno a contenere le fiammate delle cavalcature di quei bastardi. L’agitazione costrinse la gente a uscire e scappare, provocando altro caos e altre vittime.

In qualche modo, lo sceriffo Anthony riuscì a ferire proprio il capo indiano, di cui nessuno conosceva il nome, ma solo come veniva nominato dalla sua gente, ovvero Sarnos Aluvo”

“Augh” disse Anthony, mentre Sarnos Aluvo faceva cenno con l’altra mano di interrompere l’attacco. Lo sceriffo continuava a non fidarsi, così tenne la sua arma puntata proprio contro la testa dell’uomo. Ci sarebbe stato tempo per riorganizzare la città, riporre l’ordine e improntare una difesa migliore. C’erano troppe cose a cui pensare, e invidiava gli altri sceriffi che non facevano altro che poltrire mettendo i loro stivali di cuoio nuovi sui tavoli da lavoro mentre un fresco ventilatore li sollazzava, quando nel frattempo le loro città erano tranquille.

“Spero che avrai un motivo per questa tua… visita, maledetto” sibilò Anthony. Con la coda dell’occhio, vide che anche il famoso tiratore John Partridge, il quale aveva forse problemi con quella stessa tribù, e Jack il suo rivale, stavano puntando il loro Cyberervolver come lui. questo gli diede una carica in più. Poche città potevano vantare due tiratori come loro.

“Avevamo un accordo” aggiunse Anthony.

“Accordo saltato” rispose impassibile Sarnos Aluvo. “I vostri… robot sono arrivati al nostro villaggio. Come già detto, sporcano, infamano, deturpano la nostra terra. Noi non siamo disposti a tollerare questo scempio e distruggeremo e ruberemo le vostre Kevach” 

“Tenete davvero alla vostra terra, se siete disposti a rubare e uccidere” rispose Anthony. “Tuttavia, siamo uomini d’onore. I binari che tengono in piedi il nostro treno volante deve necessariamente passare per il fiume, perché è il modo più vicino per collegare Bear Moon River a Bear Sun Mountain

“Tuttavia, ciò non è stato detto agli Oxius” osservò Sarnos Aluvo. “Pertanto, non ci fidiamo di voi terrestri e occuperemo questa città da adesso in avanti! Sono curioso di vedere se tre uomini flaccidi siano capaci di uccidere un popolo fiero composto da cento uomini forti!”

Seguì uno schiamazzo generale, dove qualcheduno si mise perfino a sparare incendiando le casette.

Sarnos Aluvo sollevò la sua mano olivastra, che pareva rossiccia alla luce del sole a picco, e schioccò le dita. Improvvisamente alcuni Oxius appiedati misero le mani addosso ai tre e li ammanettarono con corde molto strette.

“Portateli nelle celle dello sceriffo. Vi raggiungerò lì. Augh!” così parlò il capo, portando con sé una piccola scorta, mentre gli altri si misero alla ricerca degli abitanti fuggitivi, per catturarli e averli alla loro mercè.

Nel frattempo, John Partridge e Jack Brianson si guardarono.

“E comunque” fece il primo, mentre venivano trascinati, più che scortati, nelle celle “non è vero che non ho problemi. Come pensavi, la mia mandria è stata catturata da questi bastardi, con la loro mania di lasciare gli animali allo stato brado”

Jack scosse la testa. “E adesso come farai? Le Kevach…”

“Per il Lattevino (questo il nome del liquido, forse provvisorio, vedi tu) vedremo” tagliò corto l’altro. “Adesso dobbiamo uscire da questo casino. Immagino mia moglie quando si vedrà alla porta quelle bestie… beato te che non hai nessuno a cui pensare”

“Mia sorella Mary” lo corresse Jack. “Sai che non è tanto a posto col cervello e ha bisogno di cure”

“Accidenti…”

John Partridge si rese conto che poteva pure cambiare pianeta, ma le dinamiche erano sempre le stesse, ovunque. In quel momento occorreva la costruzione di un’enorme ferrovia, dato che gli aeronavi non potevano essere utilizzate a causa delle tempeste elettromagnetiche che mettevano fuori uso i meccanismi, per cui l’Organizzazione Universale decise di utilizzare i treni volanti. Per poter funzionare, avevano bisogno dei binari, ma quella tecnologia non piaceva agli Oxius, che abitavano quelle regioni da secoli e secoli. Inoltre, la scoperta che le Kevach producevano Lattevino aveva reso quel pianeta famoso in tutti i domini terrestri, al punto da essere rinominato Terra 26, com’era nel destino dei pianeti simili alla Terra originale o che venivano riconosciuti come “utili alla causa”.

E, in mezzo a queste grandi dinamiche, c’era la storia di Jack Brianson e John Partridge, che adesso condividevano la stessa cella. Erano i due migliori tiratori di quella contrada e avevano ciascuno una mandria di Kevach, che forse non era commestibile, ma il Lattevino era richiestissimo in tutti e ventisei le… Terre.

“Ci darete pane e acqua?” chiese Brianson con aria di sfida a una donna dagli zigomi alti, propri degli Oxius.

La donna non rispose. Pose dentro solamente una scodella di quella che sembrava zuppa e voltò loro le spalle, lasciando in eredità un vago odore di tabacco misto ad altre erbe.

“Che cazzo di odore” disse John.

“Oh, è il loro calumè” spiegò Jack. “Lo so perché sono andato a parlamentare con loro. Sai, con una sorella come Mary, non voglio avere casini. O perlomeno, non per lei. Così sono andato a trovare una loro tribù, quando abitavo nell’altra città, e mi hanno offerto il calumè. Hanno anche provato a salvare Mary con strane creme e urla a caso, ma quella ha continuato a ricamare come se fosse l’unica cosa possibile da fare nel mondo”

“Già… immagino” sospirò John. Guardò fuori dalla finestra a scacchi… era il caso di provare a fuggire?

Se i due migliori tiratori erano imprigionati assieme allo sceriffo, lo stesso non poteva dirsi alla fattoria di Partridge.

C’era sua moglie che risolveva un cruciverba mentre due bambino giocavano a rincorrersi.

“Alexandra! Benjamin! Fate attenzione” suggerì vaga la donna, sicura che quelle parole se le sarebbe portate il vento. Tuttavia, se i due discoli fossero caduti dentro una pozza di fango sarebbe stato complicato togliere la sporcizia.

“Augh” fece qualcuno.

“Benjamin, lo sai che non mi piace quando scimmiotti… uh?”

La donna alzò lo sguardo ed ebbe un fremito freddo. Vide che non era il bambino che imitava gli Oxius.

“Ancora voi… maledetti” digrignò i denti. Ebbe un tuffo al cuore, così cercò con lo sguardo e vide i suoi figli rapiti a vista da due pellirossa.

“Tu donna bianca osi insultare gli Oxius? E che dovremmo dire di te, che tieni legati le sacre Kevach, facendole soffrire e umiliandole?”

La moglie di Partridge, Charlotte, si limitò solo a guardare quei bruti con aria di sfida. Non poteva fare molto in quel frangente. Peraltro, se avevano davvero intenzione di liberare le Kevach si sarebbe messa male per la fattoria.

“Abbiamo occupato la cittadella” annunciò il pellirossa. “Da adesso, siete alla nostra mercé. Ti conviene non fare una mossa, altrimenti uno dei tuoi due pargoli potrebbe non vedere la prossima alba”

Charlotte non capiva. Che cosa stava succedendo giù in città?

Nel frattempo, Sarnos Aluvo entrò nello studio dello sceriffo. Fece sgomberare tutte le carte che potevano ricordare la sua gestione per sostituire il tutto con ciò che ricordava il suo popolo: drappi dai colori molto forti, collane di piume, una grossa maschera e un’enorme pipa posta in un angolo visibile.

Lo sceriffo stesso rimase seduto ammanettato, scortato dalla guardia personale del capo. Era ironico, si disse, che quello stesso divano che aveva ospitato pericolosi criminali e serial killer e bari, adesso ci si sedeva lui.

“Le vostre tende dove sono?” chiese. Stava riflettendo sulla situazione, come gli capitava quando sentiva puzza di bruciato nelle situazioni. Capirle e leggerle era fondamentale per mantenere l’ordine in città.

“Tu dovresti dirlo, sceriffo McKenzie” disse Sarnos Aluvo. “Avevamo un accordo, ma i vostri… binari hanno devastato la mia tribù, distruggendo e maltrattando le nostre abitazioni. Che altro potevamo fare, se non rubare le vostre case e tenervi come ostaggio, fintantoché non ci viene restituito il maltolto?”

Chi diavolo era stato?

McKenzie osservò Sarnos Aluvo, mentre prendeva una pipa personale e cominciò a caricarla, mentre andava a vedere oltre la finestra. Sulla strada, alcuni Oxius cominciavano già a giocare a modo loro, imbrattando i muri e sparandosi coi vecchi modelli di fucili.

La gente, ne era sicuro, era troppo impaurita per poter fare qualcosa, prigionieri delle loro stesse case. Le Kevach, a quell’ora, erano state tutte probabilmente liberate. Inoltre, c’era anche la questione del binario… era vero che doveva passare per il fiume, ma infine per quale sponda era passato?

“Non siamo stati noi” affermò.

“Come hai detto?” Sarnos Aluvo stava pensando alla sua gente quando si voltò di scatto, rivolto allo sceriffo assumendo un’espressione perplessa e disgustata allo stesso tempo.

“Bear Moon River non ha rotto questo patto”

“Gli sparo, grande capo?” chiese il sanguinario guardaspalla di Sarnos Aluvo.

Il capo degli Oxius fissò gli occhi azzurri dello sceriffo, come per scrutarlo dentro. Diceva la verità?

“Non ti credo. Questo villaggio è il più vicino al nostro accampamento. Una volta arrivati, abbiamo scelto il posto più vicino al fiume, per far riposare i nostri Anchìlos, che hanno bisogno di acqua per bere, e poterci nutrire di ciò che cresce dalla terra. Tuttavia voi lo avete profanato, proprio qualche giorno dopo l’accordo siglato con te, McKenzie. Che cosa devo pensare?”

“Siete Terrestri, voi. Non avreste neanche dovuto sostare in questo pianeta sacro!” esclamò l’altro Oxius.

McKenzie non aveva idea di come rispondergli. Era evidente che tutte le prove andavano contro di lui.

“Dammi tre giorni” disse lui. “Tre giorni, e libera anche Partrige e Brianson. Indagheremo sul vostro problema e se non riuscirò a trovare nulla… sarai libero di uccidermi”

Sarnos Aluvo sentì dentro di sé… pietà, in un certo senso. Un sentimento nuovo, per lui, da rivolgere a quei coloni profanatori. Uno che metteva in vendita la propria vita in quel modo non poteva essere colpevole. Oppure era un grande attore.

“E sia” disse Sarnos Aluvo. “ma mio fratello Odakota vi scorterà, puntando comunque il suo fucile contro di te. In questo modo mi assicuro che non scappiate o possiate infastidirmi in qualsiasi modo. Coloro che hai nominato erano con te stamattina, vero? Verranno liberati”

Fece cenno ad Odakota di slegarlo e condurlo alla cella dove teneva sotto scacco quei due tiratori, che peraltro avevano anche ucciso alcuni dei suoi fratelli.

 

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