Anno Astrale 2856/2

Capitolo 2. Abbiamo visto chi sono i personaggi nell’articolo di ieri, adesso un po’ di svolgimento.

Nel frattempo, Charlotte pensava a un modo per liberare i suoi bambini, che erano prigionieri della sua stanza. una parte di sé si diceva che per una volta stavano dentro la casa, ma… sapeva che c’era qualcosa di strano. era guardata a vista da almeno due Oxius, dotati di pistole pronte a sparare quei potenti raggi laser che loro stessi gli avevano donato. Inoltre, fuori, c’erano degli Anchìlos pronti a sputare fiammate alla prima mossa azzardata. Tuttavia, occorreva fare qualche domanda.

“Qualche tempo fa abbiamo subito un’invasione da parte vostra. avete ucciso o rubato molte delle nostre Kevach, e sapete quanto sono importanti per…”

“Le Kevach non sono vostre” la interruppe il pellerossa più vicino, intento a pulire il suo attrezzo. Alla luce del sole che cominciava a tramontare, la pelle di quegli energumeni diventava sempre più scarlatta, piuttosto che bronzea come la mattina.  “Appartengono alla terra, e alla terra devono tornare. Fa parte del credo degli Oxius”

Charlotte non gli credette nemmeno un po’. Erano già alcuni anni che lei e la sua carovana si spostavano di città in città, creando casette ad ogni loro spostamento, per poter seguire gli sviluppi del Binario, ma solo in quella zona avevano subito furti da parte dei pellirossa.

“Mi risultava che a voi non piacesse solamente il Binario. Tante volte ho sentito delle razzie, rapine, sequestri e incendi da parte vostra. Leggendario è stato anche il duello fra…”

 

“Brian Hesenfield e nostro fratello Nahuel, il quale si è concluso tristemente. Adesso il suo spirito riposa fra i suoi padri”

Charlotte conosceva quel duello, lo aveva sentito raccontare: a quel che pareva, Hesenfield aveva usato un trucco per ingannare l’avversario e piantargli un raggio laser scarlatto dritto nel cranio, trapassandolo da parte a parte.

“Ma questo non spiega perché solo voi rubate le Kevach”

 

“Te l’ho detto, donna bianca, appartengono alla terra. Adesso le domande sono finite. Come vedi, ho finito di pulire la pistola. Un’altra domanda e avrai un terzo occhio, non so se ti piacerà”

 

Charlotte deglutì. Chissà i suoi figli come stavano e se ricevevano minacce di quel genere. In ogni caso, non le bastava la risposta che le veniva propinata. Inoltre, Bear Moon River era una città itinerante. La loro fattoria era sempre stata rispettata, anche se non condivisa, dagli altri Oxius. Ricordava benissimo di Talutah, la figlia del capo della precedente fermata, che veniva sempre ad ammirare le loro Kevach, non perdendo tuttavia mai occasione di ripeterle quanto sbagliassero a infilarle in un recinto. Tuttavia, si complimentava per quanto fossero ben tenute e curate. In un’occasione, per il compleanno di Benjamin, il loro primogenito, avevano brindato col Lattevino assieme a Talutah e suo padre. Solo loro, quella tribù, era passata alle maniere forti.

 

Perché?

 

Mentre sentiva l’arma puntata addosso e cercare contemporaneamente di fare ciò che le si richiedeva, notò un altro pellerossa. Sembrava più alto degli altri, dall’aria malinconica. La pelle all’imbrunire diventava colore del tramonto e Charlotte…

“Vuoi il cambio della guardia?” aveva chiesto il membro degli Oxius.

“No grazie,  fratello” aveva risposto, toccandogli il braccio con fare amichevole. Charlotte diede uno sguardo al braccio sinistro del nuovo arrivato. Come aveva avuto modo di vedere, il braccio sinistro del suo aguzzino recava un tatuaggio raffigurante una runa.

Lui no.

Charlotte aveva bisogno di indagare più in fondo, così, con la scusa di prendere l’aspirapolvere e radiocomandarlo per tutta la casa, passò in rassegna tutti gli Oxius che avevano già liberato il bestiame tanto caro al signor Partridge, noto cowboy.

 

Ne contò uno, due, cinque, sei… otto. Su otto, solo lui, colui che aveva la pistola sempre a portata di mano, aveva il simbolo sul braccio. Gli altri avevano i tipici  tatuaggi che differenziavano da alcune varianti, sul volto o sul petto.

Charlotte ebbe la prova che qualcosa non andava. Fortunatamente non avevano messo di guardia alla camera dei bambini qualcuno col simbolo. Rimaneva da capire che cos’era quel simbolo e se c’era modo di fuggire dalla sua stessa casa.

 

Nel frattempo, lo sceriffo, Partridge e Brianson erano scortati da Odakota, il quale non aveva detto una sola parola.

“Lei sa dove stiamo andando, vero?” chiese Brianson, che sentiva il membro dell’Oxius più vicino, sempre a portata di tiro e talmente concentrato che non gli sarebbe sfuggito nemmena una monetina, nel qual caso fosse caduta.

 

“Sì, certo che lo so” rispose secco lo sceriffo, percorrendo a grandi falcate la strada principale, dove si era svolto il tafferuglio. Nel denso silenzio gelido di morte, avvelenato dal fetido puzzo di bruciato, c’erano case bruciate e a pezzi, e gli Oxius tenevano a portata di tiro molti dei suoi concittadini, costretti a scavare fra le macerie e seppellire i morti.

 

Tanti fratelli come lui, compagni di tanti viaggi. Tutto per un unico, maledetto, Binario. Forse Partridge e Brianson non lo immaginavano, ma il primo posto dove andare a cercare per indagare su qualsiasi cosa era il Saloon.

Per fortuna, non era stato coinvolto, quindi i soliti rumori, a cui era abituato, facevano già da introduttore all’ingresso.

 

I quattro uomini oltrepassarono le porte scorrevoli che si dissolsero con un lieve bzz, e vennero accolti dall’atmosfera festosa del locale.

Un avventore se ne sarebbe stupito, ma quel Saloon sembrava non avere una disposizione precisa dei tavoli, in quanto cambiavano quasi ogni giorno, visto che si rompevano o si rovesciarono. C’era il lato fumatori, il lato giocatori, una pianista particolarmente brava secondo McKenzie ma la punta di diamante era la gente che beveva e canta e faceva baldoria.

“Ehi, McKenzie! Vieni qui a bere un po’ di Lattevino!”

McKenzie non aveva il cuore di dirgli che le scorte erano contate.

“Non ora, O’Brien, ma uno di questi giorni…”

“Ma sentilo, lo sbirro!”

McKenzie sentì una violenta pacca. Era sicuramente il signor Vardy.

“Cosa sei diventato, un perfettino? Gente! Fategli sentire la canzone che abbiamo composto per McKenzie!”

Partridge, Brianson e anche lo scontroso Oxius ebbero la sensazione di essere entrati in un luogo fuori dal tempo, ascoltando la seguente canzone, che sembrava essere nota da tutti i singoli componenti del Saloon, pianista compresa:

 

Perché è un bravo ragazzo

Anche se non capisce un cazzo

Ma noi ne siamo sicuri

Che farà lo sbirro finché duri

 

Seguirono pernacchie, brindisi, rutti e versi aggiunti postumi pieni di volgarità, alcuni inerenti anche la vita sessuale con sua moglie.

McKenzie sospirò. “Signori, questo è il Saloon” e senza aggiungere altro si sedette, imitato dai due cowboy. Odakota, invece, rimase in piedi sempre con la pistola pronta.

“Joe, facci un giro di whisky”

Joe, il nerboruto barista nero, si voltò e diede un giro di whisky ai tre.

“Offre la casa” disse lui, usando la sua solita voce profonda e comunque perfettamente distinguibile nonostante gli schiamazzi. “Qual buon vento ti porta, McKenzie? Non è da te rifiutare un giro di Lattevino con…”

Ma McKenzie lo fulminò con lo sguardo, perché non sembrava essersi accorto dell’Oxius con la Cyberevolver in mano.

Carriola!” esclamò Joe nella sua tipica esclamazione. “Un aggeggio di quelli potrebbe rendere polvere questo Saloon”

“Infatti” borbottò Partridge, deciso più che mai a entrare nel punto del discorso. “Tu cosa ne sai?”

Joe arricciò le labbra. Era vero, quell’Oxius non gli piaceva affatto. Inoltre, aveva la runa

“Bevete e andatevene” disse psiccio, voltando loro le spalle e posando la bottiglie intera di whisky sul bancone, probabilmente offerta anche quella. “È un consiglio”

“Fermo”

Fu Jack Brianson a ordinarglielo. Non ne poteva più di quei misteri e segreti.

“C’è un motivo per cui il Saloon non è stato colpito… vero?”

Joe guardò l’alieno. Fu uno sguardo denso, che faceva male, dove in quel momento la scelta di un uomo avrebbe portato i destini di Bear Moon River dall’una o dall’altra parte.

 

Come si poteva dire una cosa… senza dirla?

“Ah, se sapeste! Dodici anni fa non c’eravamo. Abbiamo percorso parecchie miglia a est e da qui fino all’orizzonte ce ne sarà ancora da percorrere. Quante ne abbiamo passate assieme, quando abbiamo sconfitto Patrick Rowald con la nostra astuzia. Ma non potremo pestare i piedi per sempre. Che sia una setta, dei fratelli, gli Oxius Rossi, o semplicemente questa terra ci ha corrotto troppo per poter vivere secondo coscienza. Alcuni Oxius se ne sono accorti e purtroppo anche me, che soffro molto davanti allo specchio, non ci dormo la notte. Perdonatemi, se potete! E se potete, fate marcia indietro”

 

Brianson arricciò le labbra, non riuscendo ad afferrare il senso di quelle parole, ma sospirò, temendo per la salute di Joe. “Grazie lo stesso, Joe. Andiamo, qui non troveremo niente”

 

Jack, John, lo sceriffo McKenzie e Odakota uscirono dal Saloon, accompagnati da fischi e da insulti, perché praticamente non avevano preso nulla.

 

Ciascuno di loro rifletteva sulle parole di Joe e, mentre marciavano lasciando la città, finirono davanti ai Binari.

 

“Ah! Maledetti! Tristi, solitari, fredde parallele che intorpidiscono il mondo, e lo deturpano, e lo piegano alla loro volontà marciando solamente a est! Ma ci vendicheremo, fermeremo il tuo lento processo di morte!”

 

Il monologo di Odakota risvegliò alla memoria dello Sceriffo ciò che aveva detto davvero Joe, soprattutto la parte sul’est.

 

Ma come dire la sua intuizione agli altri due, senza farsi capire da Odakota?

 

Prosegue domani!

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