Il sale e il sangue/03

34479099_365438340634083_7136465900382715904_n

Capitolo 3

Il padre di Mary, che si chiamava John, aveva ascoltato tutto quello che il Cacciatore, uomo misterioso condotto da sua figlia a lui, aveva da dire, ma non era del tutto convinto. Aveva sempre fatto il pescatore e conosceva il mare come pochi. Si era sposato e aveva dato alla luce proprio Mary, la quale, pur amando il mare esattamente come lui e forse anche di più, preferiva il lato avventuroso del Dio Azzurro, più che andare a caccia del cibo. Non si era stupito più di tanto, dunque, nel vederla in compagnia di un uomo tanto famoso e scavezzacollo come lei.

Aveva dunque fatto entrare Mary e il Cacciatore nella piccola cabina della goletta, che comprendeva anche una piccola libreria dov’era conservata persino un’enciclopedia del mondo e aveva appena messo giù un secondo bicchiere di rum, battendolo con forza sul tavolo.

“Non è possibile” commentò alla fine, dopo che l’uomo scelto dal Re per risollevare le sorti della nazione aveva spiegato brevemente che cosa era chiamato a fare. “Senti…”

Stava per chiamarlo per nome, ma effettivamente il Cacciatore non l’aveva rivelato, così quest’ultimo fece un sorriso enigmatico e disse “Cacciatore va benissimo.”

John non si aspettava certo che quell’uomo si sarebbe scucito così facilmente, così decise di enfatizzare quel nomignolo come meglio poteva “Senti, Cacciatore, mia figlia avrà anche sentito parlare di te grazie agli spifferi che ci sono a Corte, ma non hai idea di quello che ho visto io.”

“Che cosa hai visto?” chiese l’altro.

“La fine della Battaglia dell’Aurora” rispose John. “È stato qualche mese fa. Io ero appena arrivato con questa barca per tornare dalla pesca quando una nave nera e danneggiata mi stava tagliando la rotta. È stato allora che ho sentito degli schiamazzi e colpi di pistola”

Il Cacciatore ebbe un’improvvisa immagine di quello stesso uomo, robusto e preoccupato, vedere alle prime luci dell’alba il suo Re umiliato da quattro sparuti massacratori.

“A un certo punto un uomo, che era Blackfield, ha alzato una picca, e sulla picca c’era la testa del Re Ammiraglio. Ricordo che mi stava venendo da vomitare… poi lui ha fatto un discorso strano sulla libertà e su quello che spetta ai traditori, e ha lasciato che alcuni dei suoi sparassero alcune cannonate sul porto, seminando il panico sulla città addormentata. Solo dopo essermi rifugiato in questa stanza mi resi conto che erano colpi a salve… in ogni caso, se l’ha fatto è stato per mettere paura, perché non credo che Blackfield, pur vincendo, ne sia uscito bene”

John si concedette una pausa per bere ancora.

“Se non altro, dopo quella bravata è sparito. Si sa solo che i suoi uomini presidino zone strategiche dei fiordi a nord sulla costa ed è pericolosissimo qualsiasi dialogo marittimo fra questa Nazione e le altre. Sarà anche sparito, Blackfield, ma il suo nome fa tremare l’oceano”

Seguì un silenzio carico di apprensione. Mary era spaventata, suo padre continuava a bere, ma il Cacciatore stava elaborando quello che aveva sentito. Se davvero doveva trovare e catturare Steven Blackfield, tanto valeva cominciare a indagare per superarlo in astuzia.

E, sicuramente, non era una situazione che poteva essere risolta a terra.

“Vedi, tutti noi amavamo il Re Ammiraglio e moltissimi giovani hanno frequentato l’Accademia della Marina Militare per poter combattere al suo fianco. Ecco perché ad affrontare Blackfield c’erano così tanti soldati. Soldati che avevano però paura di morire, immagino, con tutte le donne e i bambini che hanno lasciato qui a terra… invece, i pirati sono legati solo al mare. Al mare e ai tesori” aggiunse John, amareggiato. Guardò la bottiglia, era finita. Non gli rimase che prendere una scatola di sigari.

“Tu hai detto che Blackfield aveva fatto un discorso… puoi entrare nel dettaglio?” chiese il Cacciatore.

“Ah! Non concentrarti su questo, Cacciatore, sono tutte fandonie!”  rispose John, mentre ancora cercava la scatola. “Nessuno a Tutuk Naga crede a questa favola! È servita a Blackfield solo per spalare merda su chi aveva sconfitto!”

“Tuttavia voglio sentirla” insisté il Cacciatore.

John si sedette, con una scatola in legno fra le mani. Guardò Mary, anche lei curiosa. Eric notò che padre e figlia avevano gli stessi occhi indagatori.

“E va bene… in sostanza, non ho colto molto del discorso, perché la sua era una nave enorme, e la mia solo una goletta. Tuttavia ho sentito che Blackfield si lamentava del fatto che questo Regno fosse creato da un traditore e che lui stava facendo giustizia. Evidentemente, ha creduto alla leggenda del Cavaliere Corrotto

“Di che cosa parla questa leggenda?” incalzò Eric.

“È una fesseria che si racconta” rispose sbrigativo John. “Alexander Ravenwood, capostipite della sua Casa, era Cavaliere del vecchio Regno di Saxamoth, che oggi come oggi come credo che tu sappia è caduto lasciando spazio alle signorie indipendenti. Tuttavia, ha tradito il giuramento fatto e il suo Re per creare una Nazione tutta sua, qui, in questa regione oltre le montagne, tradendo il giuramento fatto. Non è una fesseria, questa? Così noi abbiamo vissuto sotto una Corona macchiata, dopo quello che i Ravenwood hanno fatto per questo golfo? Solo un bifolco ignorante e assassino come Blackfield avrebbe potuto crederci sul serio… sicuramente la diceria è nata nelle vecchie regioni appartenenti a Saxamoth per darci discredito, ma voglio dire, ormai non c’è più nemmeno Saxamoth, quindi la rivalità non ha più ragione di essere. E poi nessuno, di quelli come me, ha mai capito perché prendersela col suo discendente. È morto, no? Le cose vanno bene. Perché fare tanto casino?”

“Siete molto informato per essere un semplice pescatore, me ne congratulo” disse il Cacciatore, alzandosi per andarsene. John ridacchiò.

“Eh, ci piace leggere… anche a mia moglie piaceva, almeno fino a quando…”

Sia John che Mary si rabbuiarono, allora il Cacciatore cambiò discorso. “Bene, ho tutto quello che mi serve sapere. Ho una goletta e due…”

“Uno” lo corresse John.

“Un componente della ciurma…”

“Sempre se io dovessi acconsentire” concluse John, indispettendo Mary.

“Certamente” concesse Eric. “Adesso che so che a Blackfield piacciono i discorsi e le notizie false, risponderemo anche noi con un discorso. In questo modo lo metteremo in agitazione e farà sicuramente qualche passo falso, perché non se lo aspetterà mai da questo Regno, dato che chiamano Taddeus il pauroso. Inoltre, potremmo anche confermare la presenza di talpe e spie in questa stessa città”

“Mi sembra sensato” disse John, mentre Mary commentava con geniale. “Quindi tu mi chiedi questa goletta e mia figlia per poter ispezionare queste coste?”

“Sì” rispose il Cacciatore allacciandosi il mantello bucato. “Mi serve una barca leggera e veloce, anche se andrebbe armata, ma ci penseranno i soldati del Re. Poi, mi occorreranno altri… tre componenti. Meglio essere in pochi per non dare nell’occhio.”

“Disse quello che vuole uscire allo scoperto con un discorso rivolto proprio a chi intende catturare” rispose sarcastico John, quindi ne rise e disse “E va bene! Penso che il Cacciatore non abbia volto né nome, e questo è un grande vantaggio che proteggerà la mia Mary. Inoltre è un’ottima tiratrice…”

“Oh, lo so” disse Eric.

“Pertanto, sta’ attento”

John gli porse la mano e se la strinsero vigorosamente. Il pescatore sapeva che valeva la pena rimettere la vicenda a uno come il Cacciatore, inoltre gli aveva fatto ricordare sua moglie, la bellissima Lorelai, morta coraggiosamente proprio durante il parto di Mary.

Eric prese le scale per uscire dalla barca, lasciando Mary salutare con comodo suo padre. Ad accoglierlo, l’ormai familiare brezza marina. L’ultima volta che l’aveva respirata erano state ore di paura, dolore e sofferenza. Invece sentì qualcosa come un sorriso agli angoli della sua bocca. Il mare che giocava con le luci del sole, i gabbiani che cantavano sfaccendati, le file di barche ormeggiate davanti alla banchina del porto.

Come si poteva pensare di essere in guerra?

Eric sapeva perfettamente cosa dire e come dirlo, così tornò da Taddeus per comunicargli il suo piano, che sarebbe dovuto avvenire durante quei giorni.

Mentre camminava, pensava a chi potesse far parte del suo gruppo. Dovevano essere persone che, come lui, non avevano scrupoli, abili nelle armi e nell’arte della navigazione. Di sicuro, le persone che stava scrutando in quella via, diretto a Palazzo, non andavano bene. Poi ricordò che potevano esserci delle talpe di Blackfield e con frustrazione pensò a come Taddeus potesse essere ingenuo.

Eric tornò a guardare il Palazzo Reale. Era perfettamente squadrato, centro del potere di quella nazione eppure pieno di spifferi. E se anche il conoscente di Mary fosse stata una spia del pirata?

Non poteva saperlo, e neanche poteva sapere chi fosse. Per tutti, lui era il Cacciatore, l’uomo del Re venuto da lontano incaricato a trovare e catturare un pericoloso criminale sparito nella vastità del mare.

Poteva anche essere morto inghiottito dalle onde sempre insaziabili.

E il ricordo triste di Jane che abbandonava la sua mano per sprofondare nelle profonde acque nere lo invase di nuovo, e gli mancò il fiato come se fosse lui stesso ad annegare…

“… ed è per questo che mi serve la piazza e un palco dove tenere il mio discorso. Blackfield deve sapere che lo sto cercando” concluse il Cacciatore, tenendo a bada il breve attacco di panico.

Taddeus, il quale aveva promesso di ricevere sempre e con assoluta priorità il Cacciatore, aveva ascoltato tutte le sue idee con estrema attenzione, studiando anche la postura e la modulazione della voce di quell’uomo misterioso. Il Cacciatore era l’uomo che aveva sgominato intere bande di fuorilegge, uccidendo e riportando la giustizia dov’era sparita.

Gli piaceva parlargli, conoscerlo se ci riusciva. Pendeva letteralmente dalle sue labbra, gli ricordava suo fratello, quel tipo di uomo che lui non sarebbe mai stato.

“E sia. Sì, va benissimo così” disse infine. “Buffo, il fatto che appena ieri vi ho convocato e adesso avete già una barca e un piano rischioso per le mani. Eppure vi avevo visto turbato quando ieri ho accennato che avreste potuto prendere il mare…”

Eric piegò un angolo della bocca. “Vedete, sire, un uomo può anche portare un pesante fardello e aver compiuto imprese leggendarie, se vi piace definirle così. Ma ricordate… tutti abbiamo delle ombre da nascondere”

“Avete ragione, e anche Blackfield le ha!” rispose entusiasta Taddeus; ma Eric disse così riferendosi alla storia dei Ravenwood, che il Cacciatore conosceva a menadito.

Stando alla risposta di Taddeus, la storia era vera.

2 pensieri su “Il sale e il sangue/03

  1. Il Cacciatore ha il fascino dell’uomo che sa quello che fa e neanche John può resistergli!
    Interessante questa leggenda, si intravede già una sottotrama di intrighi politici che sicuramente offrirà abbondanti colpi di scena e non vedo l’ora di scoprire!
    Al prossimo lunedì dunque!

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...