Viaggiare nell’universo se sei una macchina fotografica.

Una cosa che Bigorfia non poteva sopportare era scattare fotografie.

“Non ne posso più! A parete che mi vengono gli occhi rossi!” sbottò a un certo punto. “Ma poi, ne venisse una buona! Sono in mano a una tizia che non conosce niente del mondo di noi macchine fotografiche!”

“E dai, porta pazienza, sono i primi giorn…” tentò Jack la carta, ma Bigorfia era ormai partita in quarta.

“No, mio caro! Adesso ti farò vedere io come ci si comporta! Andrò nello spazio a studiare le comete!”

“Molto utile per una macchina fotografica professionale come te…” osservò la carta.

“Sempre d’aiuto, eh Jack? E poi, mal che vada ho una bellissima granata!” disse Bigorfia, guardando affettuosa lo zoom che si poteva montare sull’obiettivo.

“MI. CHIAMO. ZOOM! Porca miseria, quand’è che imparerai la differenza?”

Ma Bigorfia non lo stava ascoltando. Si mise dentro lo zainetto che la portava sempre a spasso e disse, con tono di una che voleva ordinare, più che chiedere:

“Portami fuori dall’orbita, ma parcheggia bene! Non vorrei che ci scontrassimo con i satelliti artificiali!”

Lo zaino cominciò dunque a roteare lungo l’asse della sedia a cui era appeso e si lanciò fuori dalla finestra. O meglio, la finestra chiusa aveva i vetri talmente lucidi che sembrava fosse aperta.

“Oh, santo Nikon!” esclamò Bigorfia, che era una Canon. “E apriamo la finestra!”

Finalmente lo zaino, Bigorfia e il signor Zoom la granata volarono lungo lo spazio. Lì era tutto buio, le miriadi di stelle sembravano tutte riunite per un concerto e la Terra, infinitamente blu, sembrava ferma.

“Aaah” sospirò Bigorfia. “Adesso non ho più nessuna mano unta e sudata che mi tocca, niente più Jack che spiritoso mi prende in giro. Siamo solo io e la vastità del mondo. Guarda quante foto posso fare!”

La ragazza allora cominciò a scattare fotografie a tutto spiano: alla superficie terrestre, a un satellite artificiale che desiderava farne una con un altro. Ne fece una anche a un asteroide, a una cometa e anche a un tizio astronauta.

“Ma…”

Improvvisamente Bigorfia vide, nei pressi del continente australe, una cosa strana.

Un alieno grigio stava mettendo i suoi molteplici tentacoli verdi in faccia, dimostrando vergogna e imbarazza. Poi, davanti a lui, si piegò il motivo: la sua astronave era in atteggiamenti intimi con una cometa, che infatti sbuffava nuvolette a forma di cuore.

“AAAH! L’amore! Un sentimento che non riesco a fotografare! O meglio, forse sì! Signor Zoom! monta su di me!”

Zoom non resistette alla tentazione di dire “Ah, finalmente sono uno zoom e non una granata, vero?”; ma montò ugualmente e scattarono la fotografia compromettente.

“Eheheh” rise Bigorfia, vedendo la foto. “Con questa, nessun alieno può più invaderci, altrimenti la pubblicheremo su Universo Magazine!”

Tuttavia, sviluppandola, la foto uscì nera. La povera macchina fotografica si disperò ma Jack la carta sapeva che cosa fosse successo.

“L’universo è buio per le macchine fotografiche petulanti” sentenziò.

“Io peti non ne faccio!” esclamò Bigorfia.

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