Un racconto sulla morte.

Per una più piacevole lettura del testo consiglio questa canzone

 

C’era una volta un ragazzo che voleva scrivere una favola.
Oh, l’aveva fatta sorridere. Glielo aveva anche detto.
“Mi fai sorridere e davvero, sono contenta di averti conosciuto” Così diceva, e lui sentiva dentro di sé che qualcosa stava nascendo. Non sapeva che cosa, ma quella sensazione calda che gli fluiva nel petto quando lei gli parlava, o gli sfiorava il braccio, sì, poteva anche definirsi qualcosa di nuovo, di bello, di prezioso.

Dopo la messa l’accompagnava di fronte al portone di casa sua, ogni domenica o quasi. Faceva parte del coro, e lui si perdeva, ogni tanto, a lanciarle occhiate fugaci.

“Ma ti sei dichiarato?” gli aveva chiesto, un giorno, sua sorella. Lui non sapeva come rispondere: si doveva dichiarare?

“Guarda che è un ottimo partito, potrebbe anche andarsene con un altro”

Le parole dell’algida sorella insistettero per quell’imbarazzante frase. Il ragazzo ci pensò e ci ripensò.

Andò da lei, sapendo che fosse più semplice trovarla, prenderla da parte e parlarle piuttosto che combinare un incontro. Le campane suonavano ancora una volta, ancora una domenica.

“Ti va di uscire, qualche volta?”

Glielo chiese. Lei gli sorrise.

Ed uscirono insieme, più e più volte, finché arrivarono anche i baci, sospirate promesse, abbracci difficili a sciogliersi.

“Per sempre?”

Era giunto persino quel momento. E lei accettò. Insieme avrebbero sfidato le montagne che sicuramente la vita avrebbe posto loro.

“Non… non mi sento bene”

Le campane suonavano. Era domenica anche allora. Lei gli disse di avere dei capogiri, e cominciò a tossire, e lui cominciò sentirsi mancare.

Esami, day hospital, corse fra medici illuminati e operazioni sempre più audaci e disperate.

E lui, vedendo gli occhi di lei chiudersi per sempre, le tenne un’ultima volta la mano. Non riuscì più a vederla, perché si era convinto che quel sorriso doveva essere l’ultima cosa che ricordava di lei.

Pioveva, in quel tardo settembre. Adesso lei giaceva in qualche tomba riccamente decorata, sempre con fiori freschi.

C’era una volta un ragazzo che ha scritto la sua favola, e tutto gli è andato male. “Per sempre” è solo un mito.

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