Samir il Pakistano.

La pioggia è una brutta bestia.

La senti. La vedi. La tocchi. Dà fastidio.

Come ogni giorno, non si può camminare con la pioggia, non di novembre e non per tutta la settimana. Davvero, non si può. Cammino sul marciapiede e il livello dell’acqua si innalza proprio quando sto passando.

È come se le milioni di gocce che escono fuori dalla grondaia dicessero “Ehi” e le altre “Ehi” e ancora “Sta passando quel tizio con l’ombrello rotto, attacchiamolo!”

E così accade.

Altri dieci metri, mentre convinco il mio ombrello a tornare com’era prima, e una macchina sfrecciando mi bagna i jeans, spostando il laghetto accanto  il marciapiede proprio sull’indumento.

Ed io, che non faccio che urlare, posso solo dire all’ombrello “Torna com’eri prima!” e lui “No! Voglio stare in tutt’altra posizione!”

Nel frattempo arriva un forte tuono. No, decisamente non è giornata. Avrei dovuto rimanere a casa a lamentarmi della televisione, mentre tutti gli altri si sarebbero fatti questa nuotata al posto mio.

Il problema è che più cammino, più incontro gocce di pioggia.

“C’ero prima io!”; “spostati, tu!”; “Ombrello nuovo, capo?”

“Non di nuovo tu, Samir! Quante volte ti ho detto che ho un ombrello mio?” gli dico. Samir, il pakistano del semaforo che come hobby fa anche il lavavetri, mi risponde “Sì ma è tutto rotto. Vuole ombrello nuovo, capo? Preferisci che faccia il lavavetri?”

“Cosa? Io non…” tento di bofonchiare, ma ormai il mio amico è gasatissimo e, prendendo tutto l’occorrente, comincia a bagnarmi di una strana sostanza probabilmente radioattiva e poi ad asciugarmi con una specie di paletta.

“Fatto, capo! Ora tu pulito!”

SDarò anche pulito però non si nota, fra le gocce di pioggia e la schiuma rimasta sui vestiti. Provo ad alzare un dito e un raggio parte dall’indice: sono diventato veramente radioattivo!

Il raggio verde si schianta sul secchiello di Samir, esplodendolo, e il contenuto va a finire dritto nelle mie scarpe, già provate dalla lunga camminata. Sento i miei piedi rattrappirsi come certe principesse cinesi.

Davvero, la prossima volta solo con l’autobus… a meno che non diventi poi una crociera in città!

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