Il sale e il sangue/04

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Il coltello affondò dentro il morbido formaggio, permettendo di prenderne una fetta e portarla in bocca.

“C’è molta agitazione oggi in piazza” disse un uomo incappucciato, nonostante il caldo, mentre masticava, facendo già affondare il coltello per una seconda fetta. Accanto a lui, c’erano invece alcuni uomini armati chi di spada, chi di fucile, vestiti solo con una camicia. Infine, vi era qualche donna con un colorato vestito leggero. Quel piccolo gruppo di persone,  circa mezza dozzina, era tutta assiepata in un vicolo all’ombra, mentre osservavano la piazza antistante il Palazzo.

“Hanno addirittura messo un palco e un pulpito di legno, si direbbe un discorso del Re… chissà che cosa ha da dire Taddeus” disse una di quelle donne.  

“Non lo sappiamo, Josephine” disse l’uomo incappucciato. “Voi sparpagliatevi, io osserverò la situazioni qui all’ombra”

“Nessuno ti riconoscerà, anche se dovessi metterti alla luce” osservò l’uomo più vicino a lui.

“Meglio non rischiare. Inoltre, sotto al sole c’è più caldo che all’ombra” disse lui, mostrando inavvertitamente, o forse volontariamente, un fucile al compagno.

Così, all’ordine dell’uomo, tre uomini e due donne si confusero fra la folla, lasciando il loro capo da solo a riflettere.

Aveva un leggero rimpianto, che consisteva nel non aver infiltrato nessuno a Palazzo, non dopo la Battaglia dell’Aurora: era talmente convinto di aver vinto e messo in ginocchio il Regno che non si sarebbe mai aspettata alcuna apparizione pubblica di Taddeus, tanto più che era il pauroso. Erano passati solo sei mesi, in fondo, cosa poteva essere cambiato?

Mangiò un’altra fetta di formaggio. Era molto attento, mentre attendeva che qualcuno salisse su quel palco, montato in fretta e furia. Non dovette aspettare molto.

Un uomo alto, robusto, armato di una spada con l’elsa a cesto bivalve salì e si presentò al centinaio di persone accorse in piazza con aria determinata. L’uomo pensò per un attimo che voleva essere ucciso, dato che aveva la camicia bianca aperta. “Guardia ambidestra… si tratta bene, costui” commentò, attendendo il tono della sua voce e il linguaggio del corpo.

“Buongiorno a tutti, popolo di Tutuk Naga, che abitate nella potente Tukha. Mi presento, io sono il Cacciatore”

Un mormorio eccitato si diffuse incontrollato, e anche l’uomo all’ombra strinse gli occhi.

Il famoso Cacciatore… un uomo leggendario, colui che aveva ucciso la cosiddetta Maschera Rossa, che comandava un manipolo di pazzi assassini, tutti mascherati, che uccideva a piacere.

Non avrebbe mai creduto che un giorno lo avrebbe visto in carne e ossa.

Il Cacciatore placò la folla solo con un gesto della mano, segno che desiderava continuare il discorso. “Come potete vedere, non sono né un fantasma né un mostro. Sono un uomo in carne ed ossa come voi, convocato dal vostro Sovrano per cercare, trovare e catturare Steven Blackfield, terrore dei mari”

L’uomo incappucciato sentì un balzo nello stomaco. Chi voleva cercare e cosa voleva farne? Stava scherzando.

“Se qualcuno ha informazioni da volermi rivelare, vi prego di farlo. Blackfield ha ucciso il Re Ammiraglio e ha infilzato la sua testa su una picca, umiliando il Regno e di conseguenza il popolo che governava. Infine ha avuto la codardia di sparire nel nulla, lasciando che fosse solo il suo nome a dettare legge sul mare, isolando questa bella Nazione da qualsiasi rapporto commerciale che potrebbe esserci con i territori al di là dell’oceano. Eppure, so che fuori da questa città serpeggia una rivolta, nei paesi e nei villaggi più lontani dalla benevolenza dei Ravenwood corre voce che il Re Ammiraglio discenda da una famiglia di traditori…”

Il che è così, pensò lui, ma scacciò quel pensiero. Non doveva dirlo.

“… calpestando la memoria di un Sovrano forte e fedele, che non ha esitato a prendere il mare per debellare quello che considerava il male della sua società. Pertanto, sappiate che se pensate di seguire le sue orme o volete unirvi alla sua flotta, sappiate che ciò che lui sta facendo è malvagio e contrario a ciò che il Re Ammiraglio ha cercato di costruire!”

In quel momento, se prima la piazza era resa viva da un ininterrotto brusio, quell’accorato appello trasformò la piazza muta e raggelata.

Nel frattempo, l’uomo fece cadere il formaggio a terra, mentre con la mano che l’aveva tenuto cercò il fucile.

“Malvagio, io? I Ravenwood sono traditori! Ogni singola persona di questo maledettissimo Regno dovrebbe unirsi a me per scacciarli via! Ma chi si crede di essere, costui? Da dove viene? Ma perché non muore? Io ho salvato tutti quanti e questo essere che non sa nemmeno chi è sua madre va cianciando di cose che non capisce?” pensò, e altri pensieri confusi si affollarono mentre prese la mira e sparò, rivolto al cuore di quel bastardo.

Tuttavia, considerando la direzione del vento, mancò il colpo ma non poté accorgersene perché prese subito a scappare, imboccando il vicolo che era fra un bottegaio e il panettiere. Dopo una breve corsa si liberò del mantello, scavalcò un muretto e si ritrovò in altre vie e biforcazioni, facendo perdere le sue tracce a chi lo aveva visto.

Tuttavia, egli sapeva dove andare, così, dopo aver corso a perdifiato per alcuni cunicoli  e aver scelto appositamente spazi stretti, giunse fuori città, in una spiaggia dove una barca lo attendeva placida, assieme ad altre tre persone.

“Forza, Capitano!” lo incitò una donna. Steven Blackfield saltò sull’imbarcazione e i quattro si misero di buona lena remando diretti in un altro promontorio, dove era ormeggiata nascosta fra alcune rocce una scialuppa della Black Sheep, il leggendario quanto temuto vascello protagonista della Battaglia dell’Aurora.

“Dove sono Joseph e Robert?” chiese a un certo punto Steven, mentre remavano.

Nessuno gli seppe rispondere, quindi il temuto capitano dei pirati digrignò i denti e sentì un certo fastidio al petto, come se avesse perso qualcosa in poche ore, come se invece avesse guadagnato due occhi che lo guardavano con aria di sfida, dei capelli neri corti e poca barba incolta. Tutto di lui suggeriva il desiderio di sfregiarlo, di fargli uscire sangue a colpi di coltello, di disonorarlo davanti agli occhi del mondo.

“Quel maledetto come si è permesso? Io, che sto riportando la giustizia nel paese dove sono nato!”

“Hai fatto una scelleratezza, Steven” disse la donna seduta accanto a lui. Si chiamava Josephine. “Ho temuto che non ti avrei più rivisto!”

Finalmente, le parole preoccupate della sua amata spezzarono quell’incantesimo che si era intrufolato nella sua mente, dove c’era solo il modo migliore per far male al Cacciatore.

“Che sciocchezze! Josephine, non posso morire! Non avrei vinto la Battaglia dell’Aurora, tanto per dirne una. No, questa è la volontà del Dio Azzurro. Neanche il Cacciatore prevarrà su di me! Ora, non sono sicurissimo di averlo centrato. Ma credo proprio di sì”

In realtà, mentiva a se stesso. Sapeva di non averlo colpito, sarebbe stato troppo facile. Eppure, pensò, aveva mirato al cuore, quindi…

“Inoltre, non potrei mai abbandonarti” concluse Steven sorridendo a quei due occhi verdi come il mare all’orizzonte. “Che cosa faremmo, noi due separati? Non potrei mandare avanti questa battaglia senza di te”

Josephine si sentì colpita al cuore e, sciogliendo le sue preoccupazioni, si gettò fra le braccia dell’amato baciandolo appassionatamente, anche a costo di causare imbarazzo e perplessità sugli altri due compagni. Josephine aveva conosciuto Steven all’apice della sua carriera, dove aveva conosciuto la gloria uccidendo il re Ammiraglio, e lo aveva amato, così tanto al punto da contrarre un matrimonio giurando sul Dio Azzurro, alla sua sola presenza.

D’altra parte, anche Steven amava Josephine, la considerava la persona più importante della sua ciurma e grazie a lei aveva capito che le donne su una nave non portavano sventura e anzi, i suoi uomini rendevano meglio se accompagnati da una donna, invece che lasciarle a terra. Ecco il motivo di tutte quelle vittorie, le donne.

Le donne, pensò mentre la baciava, che erano capaci di saltarti addosso come di puntarti un fucile carico in piena fronte. Sì, si disse, era qualcosa per cui valeva la pena sporcarsi le mani di sangue.

Finito il bacio, proseguirono il tratto di mare in barca per poi venire accolti dal secondo di Blackfield, un uomo barbuto che teneva sempre Clipper il pappagallo sulla spalla, che li aspettava poggiando le braccia sul parapetto.

“Alla buon’ora, capitano!” esclamò divertito, ordinando ai mozzi di tirare giù i cavi per recuperare la scialuppa.

“Thomas Snejder! Sempre vivo, eh?” chiese divertito Steven, dopo essere risalito sulla sua amata nave in legno nero e averlo abbracciato.

“Andiamo! Ho molte cose da fare e da dire” disse, diretto alla cabina di comando. Tutti i suoi pirati erano sull’attenti: quando vedevano Steven Blackfield così agitato qualcosa di grosso bolliva in pentola e richiedeva la massima concentrazione.

In quel caso, però, si chiuse dentro assieme a Snejder e non ne uscì se non a tramonto inoltrato, mentre la nave era già salpata e all’orizzonte non era più visibile nessun promontorio che componeva la Bocca del Drago, come veniva chiamato volgarmente quel litorale.

“Va tutto bene! Possiamo anche ormeggiare qui, per stanotte, e festeggiare!” annunciò Blackfield, dall’aria visibilmente soddisfatta, a differenza di qualche ora prima. Secondo Josephine, il suo volto risplendeva più della Luna in quel momento. “Prevedo un grande futuro per noi, siamo vicini all’obiettivo!”

Si levò un gran vociare e partirono alcuni festeggiamenti e musica e danze che durarono tutta la notte. Andava tutto bene, pensò Steven, mentre teneva in mano l’ennesimo boccale di birra, che avevano depredato proprio il giorno prima.

Aveva preparato una trappola per il Cacciatore. Stavolta, la preda non si sarebbe lasciata catturare. Stavolta, lui e i suoi avrebbero fatto affondare l’uomo di Taddeus, annegandolo in quelle infinite acque.

“Riuscirò a capire come ti chiami” disse, parlando al cielo. “Avrai sicuramente un parente, qualcuno che ami… e io lo catturerò. Sarà un vero piacere cavare gli occhi a tutti coloro che ami e infine farlo a te. Nel frattempo, sarà uno spasso deviarti nelle tue indagini. Josephine?”

Josephine, come calamitata, arrivò fra le sue braccia.

“Ti amo” disse Steven semplicemente, e dopo averla presa fra le braccia, si diressero verso le sue stanze, mentre gli altri continuavano a festeggiare, certi di una grande vittoria.

2 pensieri su “Il sale e il sangue/04

  1. Ormai ero certa che non avremmo visto Blackfield apparire molti capitoli più avanti, dopo una caccia selvaggia, e invece eccolo qui che si riempie la pancia sotto il naso del Cacciatore!
    Non vedo l’ora di vedere come reagirà quest’ultimo, a questo punto!

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