Incubo dentro il cubo.

Racconto un po’ spigoloso.

 

“Ehi”

“Ehi”

Siamo al parco. Bambini si passano la palla, anziani si lamentano dei bambini, i piccioni si lamentano degli anziani e le foglie cadono dagli alberi, depresse.

Si vede quanto sia autunno.

“Ti è mai capitato di fare incubi?” le chiedo. Lei ci pensa.

“Beh” risponde. “Di vivere incubi, sì, sicuramente. Te ne racconto uno”

Eccitato, la guardo meglio e mi metto in posizione. Non vorrei perdermi una parola! Si direbbe un racconto avvincente!

Lei prende fiato e comincia a svelare “Era buio. Le pareti, il soffitto e il pavimento erano composti da piastrelle colorate. L’occhio faticava, perché la scelta cromatica non era delle migliori e se fossi stata un’altra sarei impazzita. Tuttavia, non ebbi tempo per pensare a quali colori fossero e perché, infatti una voce mi disse che avrei dovuto risolvere il Cubo, per uscire”

“Oh mio Dio!” esclamo. “E allora…”

“Ho vissuto il mio Incubo, sì” dice lei. “In… cubo. Dentro il cubo. Nel mio caso, di Rubik”

Per un attimo ho una piccola visione di un cubo di Rubik, che per me è irrisolvibile. “Beh,. se proprio dovessi essere chiuso dentro un cubo, io preferirei un Dado” le dico.

“Un Dado? E perché mai?” mi chiede. Nel frattempo, una nuvola copre il sole e tutto al parco diventa più inquietante, come se fossimo a nostra volta dentro un cubo dal quale è difficile uscire, anche perché poi alle sette chiude il posto e dovremo avere a che fare col custode.

“Beh, così la voce mi direbbe di fare un sei. Ho una possibilità su sei e quindi prima o poi verrà fuori” spiego con semplicità. “Invece, tu hai dovuto risolvere il cubo”

“No, che non ho dovuto risolvere” risponde lei, ridacchiando e lanciando un pezzo di pane a un piccione, naturalmente seguito da molti altri suoi compagni. Avrebbero disputato quel pezzetto per ore intense. A vederli meglio, anche loro sono cubi… cubi grigi piumati portatori di cacche.

Preferibilmente sulle macchine parcheggiate.

“Mi sono svegliata proprio mentre stavo cercando di infilare l’ultimo tassello, quindi tecnicamente c’era anche questo modo di uscire dalla trappola” conclude lei.

È vero. Devo ammettere che ha ragione. Dopotutto stavamo parlando di incubi, non di persone che devono uscire da camere segrete!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...