Sei sicuro di provare il proibito?

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“Mi scusi, via Washington?”
 
“Deve andare di là”
 
Guardo per lo svincolo sulla destra. Scuoto la testa.
 
“È proibito, non vede il divieto?”
 
Il signore a cui ho chiesto indicazioni la prende a ridere. “Allora è tutto proibito! Scavalcare i cancelli per prendere i palloni, passare col rosso, parcheggiare in doppia fila, prendere in prestito i libri altrui e non restituirli, scaricare musica da YouTube… tutto proibito! E basta!”
 
Lo lascio perdere, in fondo stava delirando. Sin dall’alba dei tempi, quando Eva prese il frutto proibito, lo è tutto.
 
Prendo per un’altra strada verso via Washington. Poi mi chiedo: è giusto che io non debba prendere una via contromano, per una volta? Devo proprio farmi bloccare da uno stupido cartello?
 
Così, faccio retromarcia anche se sarebbe proibito, e imbocco lo svincolo che mi aveva segnalato quel signore, che è misteriosamente scomparso.
 
Improvvisamente, non faccio che due metri e diventa tutto nero. Nero come la notte, nero come quella matita che Isabel ha usato per colorare.
 
“Benvenuto nel Proibito” dice una voce sintetizzata. “Sono sicuro che tu voglia una torta”
 
Rimango allibito. In effetti vorrei una torta, ma da mangiare in macchina?
 
La voce sintetizzata ridacchia.
“Oh, no, sciocchino. E chi dice che tu stia guidando una macchina?”
 
Mi ritrovo fra le mani, al posto del volante, due stecche di zucchero filato e al posto dei pedali dei cuscini. Tutto l’abitacolo è scomparso, e accanto a me c’è soltanto un alieno grigio con tre occhi.
 
“Otibiorp” mi dice, per poi cominciare a ballare sulle note di Saturday Night Fever. Nel frattempo, il nero del posto in cui mi trovo si riempie di altre forme, altri colori. Alcuni mi sfiorano il braccio e la voce sintetizzata fa partire un vecchio pezzo dance.
 
“Ma allora da ora in poi…” comincio a dire, e la voce risponde anticipandomi. “Sì. Da ora in poi guiderai queste stecche di zucchero filato, ti porteranno ovunque… a meno che non saranno lei a divorarti”
 
In effetti noto che la nuvoletta alla mia destra è pronta già per azzannarmi.
 
“Ma… non sarebbe proibito?” protesto.
 
“Qui è possibile” replica fredda la voce.
 
Aiuto! Non voglio finire mangiato dallo zucchero a velo!

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