Il sale e il sangue/05

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Lo sparo aveva scosso tutta la piazza, mentre lui, il Cacciatore, prese ad urlare per un dolore alla spalla sinistra. Istintivamente poggiò la mano, la ritrasse e vide sangue copioso.

Era lì. Steven Blackfield aveva sentito tutto il suo discorso di prima mano e si nascondeva fra la folla ora urlante, magari accompagnato da qualche sgherro. Preso dall’ira, sbatté la mano insanguinata sul ripiano del pulpito e tornò a farsi sentire.

“Poiché è accaduto questo, io, il Cacciatore, in nome di Re Taddeus condanno Steven Blackfield alla pena capitale con effetto immediato! Prendeteli, gendarmi!”

La spalla gli faceva molto male, doveva assolutamente farsi curare. Inoltre, la folla che rumoreggiava gli aveva fatto venire il mal di testa. Forse gli aveva colpito anche un organo, quel maledetto…

***

Eric si svegliò a letto. Provò a toccare la spalla e sentì delle fasciature. Adesso non aveva più tanto male.

Era un baldacchino, Eric ne stava fissando la parte superiore, che recava, ricamato, il simbolo dei Ravenwood: uno scudo con al centro un corvo.

“Si è svegliato. Dottore?” disse una voce femminile. Poteva essere Jane?

Eric voltò lo sguardo sulla sinistra e, con un po’ di delusione, vide gli occhi neri e le lentiggini di Mary, che lo guardava con apprensione.

“Chi mi ha curato?” chiese Eric.

“Il Regio Dottore, medico personale di Sua Maestà” disse Mary, presentando un uomo più basso di lei e con una barba notevole. Armeggiava dentro la sua valigetta e ne estrasse alcune boccette.

“Come sempre, quando vedo ferite di questa entità vi ho sottoposto a una veloce operazione” recitò. “Poi, vi ho ricucito. Ho agito per conto del Sovrano, ma siete davvero il Cacciatore?”

“Sì. Sono io, o perlomeno così mi chiamano” rispose Eric, pensando al Re. Aveva parlato a suo nome, in piazza, ma effettivamente Taddeus non aveva mai menzionato la pena capitale parlando di Blackfield. In ogni caso, sarebbe stata una sentenza giusta, che qualunque altro Re avrebbe decretato, secondo la sua esperienza. Infine, catturare quel maledetto era diventata una questione personale, non avrebbe dovuto ferirlo.

Jane non mi ha mai visto con questa ferita.

“Perdonate la mia confidenza, signore, ma desidero ringraziarvi. Un mio lontano parente è vivo grazie a voi, a quello che avete fatto a quella banda di masnadieri che si nascondeva fra le montagne nelle regioni della Sokozia”

“Ah, la Sokozia” ripeté stolidamente Eric. Ricordava quell’esperienza. Era stato assoldato dal signore del posto per eliminare quattro sparuti criminali e in quell’occasione non si era neanche ferito. Il problema maggiore si era rivelato nel trovare il loro nascondiglio, che fra le montagne era davvero come cercare un ago in un pagliaio.

“In ogni modo, Blackfield è cento volte più pericoloso. So molto bene che Re Taddeus non ha le forze per affrontarlo, ma voi sì e a mio parere non poteva scegliere in maniera migliore”

Forse quella gente stava creando aspettative che non poteva garantire.

“Blackfield è un figlio di puttana maledetto. Voglio sapere chi è, chi conosce, dove si nasconde e partire con una goletta armata. Rivolterò queste coste come un calzino e lo ucciderò infilandogli una bomba accesa in bocca, ovviamente dopo aver torturato tutte le persone che ama”

“Cacciatore…” commentò Mary. “Amico con gli amici, spietato con i nemici. Degno della sua fama”

Eric rise. “Ho bisogno della goletta di tuo padre, ma anche di lui stesso, per le conoscenze del mare che ha”

“Anch’io, ma rifiuta di seguirci. Pensa che anch’io dovrei pensare a vivere, non seguire le chimere. A maggior ragione con quello che è successo qualche ora fa. Infine, non è più tanto sicuro di darci la goletta”

Eric non era ancora partito che si trovava in grandi difficoltà. Eppure, gli sarebbe bastata una sola occasione favorevole per ribaltare la situazione.

Si aprì la porta, delicatamente, lasciando poi che la figura del Sovrano si avvicinasse al letto. Era in vestaglia. Evidentemente non si curava dell’etichetta di corte.

Eric pensò ancora una volta quanto poco fosse adatto a guidare una Nazione, per giunta potente come quella che aveva creato il suo antenato.

“Volevo solo sincerarmi come steste, prima di andare a letto” salutò Taddeus. “Avete parlato in mio nome, in piazza e, forse, la mia decisione di condurre Blackfield a giusto processo prima di prendere qualunque decisione era quantomeno azzardata. In ogni caso, piacerebbe anche a me vendicarmi di mio fratello, se avessi il coraggio di alzare una spada come fate voi.”

“Non preoccupatevi, Maestà” rispose Eric. “Tuttavia, credo che uno come Blackfield non meriti di vivere”

“Avete ragione” disse Taddeus. “Catturatelo, vivo o morto, e io farò erigere in vostro onore un castello e vi conferirò il titolo di Conte”

Eric sospirò. I Re non avevano nessuna fantasia, pensò. Tutti i sovrani gli avevano regalato sia il castello che la Contea, oltre all’oro. Ormai aveva perso il conto di tutte le volte che era stato creato nobile, aveva abitazioni mai usate in tutte le regioni.

“Maestà, ormai, dato che ho lanciato il sasso e Blackfield mi ha risposto, non posso più tirarmi indietro. È diventata una questione personale” disse semplicemente.

“Sono contento che la pensiate così” sorrise Taddeus. “il mio Regno, ovvero le persone che lo compongono, è nelle vostre mani.”

Improvvisamente, si aprì di nuovo la porta. Era un paggio del Re, che sorrise a Mary. Doveva essere lui la talpa della ragazza per conoscere ciò che succedeva a corte.

“Cacciatore, Vostra Maestà, i gendarmi riferiscono che hanno catturato un uomo. Vi attendono nelle segrete, se… riuscite ad alzarvi”

Eric guardò il dottore e quest’ultimo annuì. “Siete vivo per puro miracolo, un po’ più giù e avrebbe colpito dove aveva mirato”

Il Cacciatore ebbe un tuffo al cuore. Si considerava fortunato? Beh, si disse, era un po’ stanco e la situazione continuava a precipitare, ma in compenso c’era una sfida da portare a termine quanto prima.

“Che ore sono? Quanto sono stato svenuto?” chiese a Mary, mentre si dirigevano nelle segrete, seguendo il paggio. Il Re, invece, tornò nelle sue stanze: era meglio lasciare al Cacciatore le indagini, mentre lui cercava di rimandare la guerra civile il più possibile. Taddeus sperò che l’altro non scoprisse i problemi che aveva.

“È sera” rispose lei, precedendolo. “Andremo dunque per mare con la barca di mio padre?”

“In due siamo troppo pochi. Ci occorrono armi, un cannone per lato in modo da difendere l’imbarcazione e altri tre elementi dell’equipaggio… fra cui deve esserci per forza un dottore”

Non l’aveva previsto, ma i fatti della piazza lo avevano avvertito. Scesero dunque, lasciando che fossero i rumori dei loro piedi sul pavimento a riempire il silenzio, mentre i corridoi mostravano, arazzo dopo arazzo, la storia dei Ravenwood.

Il paggio li condusse in una porta che dava a una scala, al termine della quale arrivarono in un unico corridoio dove, ai lati, erano scavate delle celle molto rozze e buie. Alla prima cella a destra c’era un uomo dalla pelle nera che, alla luce della torcia, guardava i tre con aria di sfida.

“Non parlerò mai, neanche col Cacciatore! Sì, ti conosco… anche noi servi del mare conosciamo le tue cosiddette gesta, e il modo in cui tratti i tuoi nemici. Tuttavia, non mi farò condizionare. Blackfield ti ha dato il suo saluto!”

Sputò in sua direzione. Eric, ordinando ai due di stare fuori dalla cella, si inginocchiò per guardare quel sottoposto dritto negli occhi. Aveva già avuto alcune conversazioni del genere.

“Io credo invece che tu rivelerai tutto quanto, o ti farò fare un salasso” sibilò. “Avere delle sanguisughe su tutto il corpo, mentre te lo divorano, non è una bella cosa, credimi”

“Bah” disse l’altro indifferente. “Se questo è il modo di minacciarmi, il Cacciatore sta perdendo colpi. Però… ti posso solo dire che non troverai mai Steven Blackfield, perché il nostro covo si trova proprio dove le nuvole incontrano il mare. Chissà se troverai questo posto, o se esiste solo nella mia fantasia”

Detto quello, cadde morto, poiché di nascosto si era tagliato i polsi con un’abile manovra e un incisore nascosto nella manica. Mentre agonizzava, Eric rifletté su quelle parole, soppesandole, stravolgendole, mettendole in ordine sparso o cercando solo le iniziali.

“Conoscete un posto dove le nuvole incontrano il mare?” chiese ai due ragazzi dietro.

“No, mi dispiace” disse Mary. “Neanche mio padre ve lo saprebbe dire, e sì che ha viaggiato molto”

“Io non sono mai partito con una nave” spiegò il ragazzo, paggio reale. “Il Re non mi ha mai concesso questa opportunità”

“Me lo aspettavo” commentò lui, rialzandosi. “Non esiste un posto dove le nuvole incontrano il mare, ecco perché lo ha detto. È un modo per dire che non troverò mai il suo covo ed è inutile che perda tempo”

Tuttavia, il Cacciatore partì spedito verso la goletta che, però, era sparita.

“Sarà andato a pescare” disse Mary. “ormai è quasi notte fonda, è il momento migliore per i pesci”

“Maledizione. Perché nessuno fa come io la penso?” esclamò frustrato Eric.

“E va bene” proseguì, calmandosi. “Potremmo andare in quella bettola”

Eric indicò a Mary una locanda ancora aperta a quell’ora. Secondo lui, era molto sospetta e, di solito, all’interno potevano trovarsi molti lupi di mare scavezzacollo pronti a tagliare tutte le gole che gli si trovavano davanti.

“Qui troveremo tutte le informazioni necessarie e anche un buon capitano” disse ad alta voce.

“Non ne sono tanto convinta. Prima minacci un uomo con delle sanguisughe e lo vedi morire nella maniera peggiore possibile, poi entri una bettola piena di criminali…” rispose Mary, ma lo seguì comunque ed insieme entrarono in un locale pieno di voci e vetri rotti.

Cercando di ignorare le lusinghe di una nottata all’insegna dell’alcool in compagnia di sconosciuti, Eric si avvicinò al barista, che tuttavia era occupatissimo.

Eric, allora, parlò con Mary.

“Sei proprio sicura di volermi aiutare?” chiese. “Il nostro viaggio sarà pericolosissimo, e non biasimo tuo padre che non vuole partire. E se dovessi morire?”

“Non morirò” disse lei. “Non morirò perché ho appunto mio padre da proteggere. Sai, mia madre è morta partorendomi, quindi gli rimango solo io. Io e la goletta, che dunque dovremmo restituirgliela sana e salva”

“Come farà tuo padre a lavorare, poi?” chiese ancora Eric, chiamando il barista e ordinando due birre.

“Oh, a pesca si conoscono tutti! Non morirà certo di fame” rispose Mary.”Piuttosto, siamo sicuri del piano?”

Eric non rispose subito, preferendo disegnare sul tavolo di legno.

“Hai un piano, vero?” incalzò Mary. Il Cacciatore non voleva guardarla negli occhi, conscio che forse lo stava rimproverando. Come osava? Quanti anni aveva, diciassette o diciotto? E andava a rimbrottare gli uomini oltre i trent’anni impunemente?

“Non tormentarmi, ragazzina, ché ho deciso di portarti con me anche se sei una donna…”

“Ho ventisei anni, per tua norma e regola” precisò Mary. Eric sgranò gli occhi: non li dimostrava affatto. In realtà era abbastanza formosa per poterlo sembrare, tuttavia a quell’età avrebbe già dovuto sposarsi e avere come minimo tre figli. “E non mi sono mai sposata perché non mi interessa il matrimonio. Infine, tu stesso hai detto che sono un’ottima tiratrice di pistola, e mi aspetto che tu mi insegni l’arte della spada!”

“Va bene, non preoccuparti” tagliò corto lui, prendendo le birre e passandogliene una alla nuova compagna. “Tuttavia, ti informo che, da ora in avanti, non dovrai mai più mettermi pressione. Non lo sopporto. La vita è già abbastanza complicata così”

Detto quello, scolò tutto d’un fiato la birra e pagò due soldi sul bancone. Non gli importava se il barista li avrebbe poi presi o no, scese dallo sgabello e andò via dal locale, lasciando Mary basita.

Guardando il mare, Eric poteva giurare che all’orizzonte c’era una piccola luce. Blackfield stava facendo baldoria ballando sulla sua ferita. Una sola cosa era certa.

“Steven Blackfield deve morire!” esclamò Eric.

“Il Cacciatore deve morire!” ripeté simultaneamente, a miglia di distanza, il pirata, brindando coi compagni.

2 pensieri su “Il sale e il sangue/05

  1. Questa dualità che si sta creando tra Blackfield e il Cacciatore è molto interessante e credo sarà un richiamo costante per tutta la storia, cosa ovviamente positiva! Oltre a non vedere l’ora di scoprire come si evolveranno i personaggi non vedo l’ora di scoprire come cambierà (e a cosa porterà) questo “rapporto-non-rapporto”!

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