Non è l’inferno?

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MA CHE VUOL DIRE SONO MORTO?”

La voce di Fedèrico echeggiò per tutta la sala. Era enorme, lastricata di tasselli bianchi e neri, e dai finestroni si vedevano alte fiamme inestinguibili.

Alla sua sinistra, invece, enormi colonne sorreggevano il soffitto, dipinto ad arte esoterica, cabalistica e tutto ciò che lo aveva appassionato… in vita.

Fedèrico era morto, e davanti a lui, seduto su un trono, c’era Satana in persona.

Era alto, col pizzetto, vestito in smoking bianco e osservava il nuovo morto con espressione sorniona.

Schioccò le dita e comparve, dopo una grande fiammata, un grosso libro, che aprì subito nella pagina giusta.

“Morte” disse autorevole Satana “Definizione di coloro i quali non sono vivi. Hai qualcosa da dire a riguardo? Non sono ammesse repliche e adesso che sei qui dovrò farti fare qualcosa. Preferisci la cottura alla griglia, vero?”

Fedèrico notò che stavano arrivando altri due demoni del tutto simili al loro capo, armati di grosse catene in ferro.
“No, aspetta un momento, aspetta un momento! Io sono morto perché mi è caduta una tegola in testa…”

“Lo so… “sospirò Satana. Odiava quelle morti accidentali.

“E mi sono sempre comportato bene nella vita! Perché sono all’inferno?”

“E lo chiedi a me?” rispose il capo degli inferi, ergendosi in tutta la sua altezza. Poteva anche sfiorare i cinque metri. “Hai consultato il mondo della magia nera e due anni fa abbiamo anche litigato, perché tu ti aspettavi lo spirito della nonna e invece hai evocato me! E non solo, mi hai chiamato anche altre volte, giusto per verificare se fossero vere le dicerie su di me!”

Seguitò un silenzio imbarazzato. Era molto più terribile in quel momento che durante lo sfogo, inoltre ogni tanto si sentivano, da fuori, frustate e urla raccapriccianti.

“Se mi chiedi tutto questo, vuol dire che ti sei dimenticato” osservò Satana, tornando a sedersi. “Io, invece, ricordo tutto quello che ci siamo detti. Mi hai chiamato dopo una sbronza e mi hai chiesto se esistevano all’inferno i ventilatori. Nel 2013 mi hai chiamato dopo che tu hai detto Bloody Mary allo specchio a mezzanotte e mi hai detto che lo smoking bianco è molto kitch, al che ti ho mollato un pugno, anche se tu hai acuto da polemizzare anche sul mio pugno! Il pugno di SATANA! Ma scherziamo?”

Fedèrico arrossì lievemente.

“Nel 2015 hai consultato un chiromante che ne sapeva meno di te e mi hai evocato ancora, dicendomi che non sarei dovuto comparire. Oh, ma decidi tu quando devo esserci e quando no? Per non parlare della famosa serata della nonna… tua nonna è in Paradiso, quindi anche volendo non posso chiamarla. Così sono venuto io, e la tua faccia di bronzo mi ha scambiato per TUA NONNA! Una vecchia! Donna! Mi hai detto che le lasagne che ho fatto non sono degne di me!”

Satana sembrava agitato. Fedèrico rispose “Beh, erano piccanti e non si sentiva altro che quel sapore. Che poi erano pure incandescenti”

“MA CHE TI ASPETTI DA SATANA, L’UOMO DELL’INFERNO?” urlò esasperato l’angelo caduto. “E adesso sei morto nella maniera più stupida che possa esistere. No, ma io non ti voglio qui. Facciamo un patto.”

Fedèrico deglutì, e rimasero sbigottiti anche i demoni. Quel momento non aveva precedenti in tutta la storia umana. Un servitore uscì dalla grande porta e venne ad annunciare: “Ci sono altre dieci anime che aspettano, signore. Come mai sta perdendo tempo?”

“Non ora, Ambrogio” disse Satana, bloccando il lacché con una mano possente. “Tu, Fedèrico, tornerai in vita. Dimenticherai ciò che hai vissuto da umano e inserirò la tua anima dentro… dentro…”

Satana riflettè intensamente. Fedèrico pensò di dover dire qualcosa per incalzarlo:”Mi scusi, ma vorrei che venissero giudicate altre anim…”

“ARGH! Parli ancora? E va bene! Rinascerai ANANAS! Compirai tutto il ciclo vitale di questo frutto spigoloso e antipatico da aprire e vedremo se avrai ancora voglia di disturbare le forze degli Inferi!”

Satana schioccò le dita dall’altra mano e il povero malcapitato divenne Fedèrico, l’ananas polemico, riaprendo la sua anima in un posto sperduto dei paesi tropicali.

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