Segreti.

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“Psss… psss…”

George era il tipo di persona che si incontrava con le ragazze una volta sola. Se casomai cercava di prendere un secondo appuntamento, o pioveva, o le ragazze “non potevano”, rimandando alla fantomatica settimana prossima di chissà quale era geologica.

Non capiva neanche perché.

Capiva però il motivo per cui Alexandra e Francine si stessero bisbigliando qualcosa, durante la piena lezione di fisica.

Il fatto era che si era giustappunto visto con Alexandra proprio due sabati prima. Si erano dati appuntamento al parco, avevano fatto un breve giro per negozi e alla fine l’aveva anche accompagnata a casa, a piedi, dopo una piccola merenda e un selfie dopo averla consumata.

Tutto bene, dunque, aveva anche detto che era stata bene. Tuttavia, una volta raggiunto il tempo per vedersi una seconda volta, la ragazza aveva affermato che non sarebbe stata disponibile per quella data e aveva rifiutato anche un invito al cinema, per vedere Le avventure dell’uomo ape che sarebbe uscito di lì a un mese.

George stava quindi erodendosi nel sapere cosa esattamente le due amiche si stessero dicendo, cosa stava dicendo a chi. Non era neanche sicuro che fosse la sua cotta a parlare, ma Francine all’altra.

“Le Blanc! Schwimmer! State un po’ attente, se non volete un’altra F!”

George pensò che probabilmente stessero pensando allo studio. Non sapeva però con che spirito stessero studiando. Avevano entrambe preso F, quindi forse non era il momento di pensare ai ragazzi.

“Ragazzi ha F come lettera?” chiese George a Paul, che invece era rapito dalle parole del professore. Gli piaceva la fisica, o gli piaceva il professore.

“No” disse lui. “Fisica però ce l’ha la F, come lettera”

“Capisco” disse George. Ma qual era il segreto che le due tipe si erano scambiate trenta secondi prima? Perché lui non doveva mai sapere niente? Perché sua madre gli spostata tutto quanto sulla sua scrivania?
Non lo sapeva, ma tanto valeva confessare anche lui un segreto. Lo disse al banco, scrivendolo su.

“Il mio secondo nome è Maria”

Così scrisse.

L’anno successivo un tipo lo lesse e si mise a ridere, perché era convinto che si trattasse di un fattone.

 

 

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