Carillon.

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Questo articolo partecipa alla XXVII Challenge indetta dal “Raynor’s Hall”, il cui tema estratto è “Carillon”. Spero veramente che vi possa piacere. 

C’era una volta un Termostato, che durante il suo viaggio rotolante attorno al mondo incontrò un Broccolo.

Per prima cosa, bisognava dire che il Broccolo non si aspettava certo che un Termostato potesse rotolare, anzi, per quel che ne sapeva lui quegli oggetti non avevano mai amato rotolare. Tuttavia successe e quindi dovette rimanere di stucco per averne visto uno. D’altro canto, il Termostato aveva visto, prima di rotolare, una notizia al telegiornale, secondo la quale rotolare poteva avere i suoi interessanti risvolti per quanto riguardava la salute fisica. Essendo un oggetto inanimato non la sottovalutava affatto e di conseguenza si precipitò a spron battuto verso quella nuova avventura.

Il signor Broccolo non aveva paura degli aghi, ma quando vide il Termostato rotolare verso di lui si sentì pungere da qualcosa, e in realtà era solo una vespa di passaggio. Le vespe avevano quella strana abitudine, si sentivano spesso con le api al punto da volerle imitare in tutto e per tutto. Al che  il broccolo gli disse “Non tutte le pentole vengono per nuocere”

Il termostato si stupì non poco. “Ma io stavo rotolando! Non si può più rotolare oggigiorno. Perdinci, quando vidi quella notizia al telegiornale i giornalisti hanno omesso di dire che i Broccoli non si fanno i cavoli propri”

Il broccolo sospirò. “Ma tu sei più termostato o più pentola? E se sei una pentola, sei a pressione o no?”

Il termostato rimase interdetto da quella domanda. Non ci aveva mai pensato. Aveva conosciuto le pentole: era stato il girono in cui la penna imitò un aeroplano e lui ne era rimasto talmente affascinato da prendere la cosa peggiore degli aeroplani, ossia il surriscaldarsi quando si trattava del caldo sul ferro.  Come rispondere al broccolo, tenendo presente la massa del sole, delle rape e dei fagiani?

“Non fraintendere” si corresse l’ortaggio, che stava guardando persino il cielo muoversi, sospinto dalle nuvole. O era il contrario? “Voglio diventare come te, ma mi piacere conoscere un approfondimento di te”

“Approfondimento?” chiese il termostato. Decise dunque di rotolare ancora, ma a differenza di qualche minuto prima rotolò al contrario, in modo che il tappo potesse aprirsi. In effetti si aprì, facendo una canzone pop, una qualunque di quelle uscite recentemente.

“Guarda com’è profondo” disse il Termostato. Il broccolo si meravigliò e lasciò dunque andare il termostato, perché comunque stava girando il mondo rotolando.

Rimase però col dubbio: come poteva essere, lui, un ortaggio verde e a volte utilizzato come condimento per la pasta, profondo come un termostato rotolante?

Ci pensò su. Il termostato vuoto poteva essere a volte molto profondo, forse un po’ troppo per un ortaggio come lui. Non conosceva molti ortaggi profondi, tuttavia ne conosceva alcuni che spuntavano dalla terra come se fossero sempre esistiti, e invece prima erano solo semi innocui. Poteva essere la stessa cosa? Poteva una patata far spuntare fuori un melograno o era il melograno che non sapeva pronunciare bene le S? E, quanto alle S, sapevano dire “Ramarro” senza colpo ferire o il broccolo stava divagando con la sua digressione?

Decise di chiederlo alle cozze. Sapeva che le cozze erano molto esperte in quasi tutte le materie, quindi solo per sfortuna potevano non conoscere la domanda che intendeva fare. Si chiese in che modo porla e soprattutto come andare fino al mare senza destare sospetti. Per poterlo fare occorreva sradicarsi dal campo e andare, tramite hoverboard, attrezzo che aveva conosciuto grazie ai figli del contadino che scorrazzavano impuniti invece che mettere mano all’aratro,  in spiaggia. Essendo che l’hoverboard permetteva di fare massimo una ventina di chilometri, il broccolo cambiò mezzo a metà strada e prese un pullman che, per ovvi motivi di velocità, si trovava già pronto all’uso. Il broccolo non aveva esattamente una patente, ma riuscì comunque a guidare il pullman portandolo al mare e farlo affondare.

“E dire che volevo andare a Riccione” disse il broccolo. Saltò fuori dal mezzo e si ritrovò davanti alle cozze, che intanto ascoltavano un carillon. Questo, mentre girava, faceva dei rumori strani.

Era un carillon molto vecchio, che si poteva ricaricare a molla e che poteva produrre un suono gradevole, quando voleva. Solo che quel giorno non voleva, era proprio svogliato o forse solo rotto, dato che al mare le cose tendevano ad arrugginirsi e poi rompersi senza possibilità di poter essere riparate. Anzi, secondo il Broccolo quel Carillon non amava essere riparato, e gli piaceva produrre suoni non conveniente al suo status di prodotto musicale.

“È rotto” disse pertanto una cozza a un’altra.

“Non è rotto, brutta cozza! Ha proprio questo suono!” esclamò un’altra.

Il broccolo, conoscendo dunque tutti i difetti del carillon e di conseguenza disinteressandosi della situazione, provò a chiedere “Scusate, come faccio a diventare profon…”

“Silenzio, Broccolo, e suona come il Carillon!” si sentì sbraitare. Il broccolo guardò l’oggetto. Era solo una ballerina che girava e ogni tanto produceva un rumore stonatissimo, come aveva preventivato. Gli venne un’idea.

Prese una regina, ossia un pezzo degli scacchi dato che al mare ormai si poteva trovare qualsiasi cosa, e mangiò la ballerina utilizzando la mossa del Barbiere; poi si sostituì a questa e cominciò a cantare una canzone profonda, soddisfacendo le cozze e anche se stessa. Anche se non poteva essere un termostato, il signor broccolo riuscì comunque a fare carriera come carillon, mentre faceva una lunga serie di giri su se stesso.

Le cozze furono meravigliate e portarono dunque in giro il Broccolo. Quesat0’ultimo chiese “Posso dunque rotolare come il Termostato?”

“Zitto, Carillon, e suona!”

Le Cozze sapevano essere parecchio dispotiche. Anzi, oltre a essere dispotiche, continuavano a ricaricare il Carillon, per sentire il broccolo suonare quella strana canzoncina, che ipnotizzò, a turno, le aragoste, le lumache di mare, i gabbiani e anche una piccola sardina, che era lì di passaggio. Sorpresa mentre stava ascoltando rapita, le Cozze le dissero “Chiama le tue amiche e abbina una coreografia per questo spettacolo!”

Misero il Carillon col broccolo sopra uno scoglio e le sardine impararono a fare una coreografia che riproduceva una S, una penna e un gufo. Le Cozze non furono molto soddisfatte.

“Potete fare di meglio” dissero le cozze. Le Sardine dissero “Provateci voi, dato che siete tanto esperte!” ed esclamando quello, se ne andarono offese.

Le Cozze si guardarono complici e si misero tutte attorno al Carillon, che però aveva smesso di suonare da parecchi minuti. Il Broccolo sbuffò, mentre vedeva le cozze disporsi a Cane che si mordeva la coda. “Non è minimamente somigliante a un cane, figuriamoci a una coda!” esclamò soffocando un riso.

Le cozze in effetti erano tutte chiuse oppure con l’animaletto dentro la bivalva, quindi non poteva vedersi alcunché se non la scorza. Il Broccolo pensò “Come mai nessuno ha mai pensato all’abbinamento broccolo/scorza come stiamo facendo adesso? Forse fa un po’ schifo, ne convengo…”

Pensò a se stessa chiusa dentro una pasta, magari maccheroni, assieme a quelle cozze dispotiche. Le venne un po’ di rigurgito, il che fece del Carillon un oggetto parecchio profumato, ripieno di quell’odore tipico dei broccoli.

“Saranno contenti i maccheroni” considerò il broccolo.

“Saremo contente noi!” esclamarono le Cozze. “Ragazze! Il Broccolo non sta suonando!”

Un nugolo di cozze piombò sul broccolo cercando di ricaricare il carillon ma il povero ortaggio prese a scappare saltellando sulla sabbia, in preda alla paura. Poi vide un bagnino

“Signor bagnino!” implorò. “Le cozze vogliono usarmi come carillon, e insieme nella pazza non andremo mai!”

“Maledizione!” rispose il bagnino, che accorse verso quello scoglio magico. Il Broccolo, però, furbescamente si mise al posto del bagnino e da quel momento in poi fece quel mestiere, pur non sapendo nuotare.

 

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