Il sale e il sangue/10

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Dopo dieci capitoli, che ve ne pare della scrittura di questa nuova storia?

La goletta era appena partita, lasciando alle spalle la capitale di Tutuk Naga, creando scie infinite d’acqua, che ne increspavano la superficie.

“Fintantoché resteremo vicino alla costa potremo fare sempre scorta di provviste” disse Eric al suo secondo, che aveva deciso essere il suo navigatore, Frank Copperfield.

“Sì, esatto. Inoltre, conosco tutti i fiordi, così posso portarvi dove volete” rispose questi, osservando la carta dove erano già state tracciate diverse rotte, fra quelle reali e quelle ipotetiche.

Eric guardò la cartina. A vederla, Tutuk Naga sembrava veramente la bocca di un Drago: la capitale era al centro del golfo che sembrava il palato di una bocca aperta, mentre a nord e a sud si estendevano due penisole dalle coste molto frastagliate, come se fossero i denti dell’animale stesso.

Ai confini della mappa, erano segnalate alcune isole, di cui la maggioranza si trovava a nord, come se fossero vicino alle narici, in modo da rappresentarne il fiato. Alcune di quelle erano montagnose, altre pianeggianti. Guardava e riguardava, ma non c’era nessuna traccia del Nonmondo né tantomeno del posto in cui le nuvole toccavano il mare.

Eric guardò Frank Copperfield, che ancora calcolava e utilizzava strani marchingegni. “Trovare una persona di cui non si conosce il volto è molto difficile, peraltro sappiamo solo che ha una nave, quindi potrebbe anche essere in marcia in questo momento. Abbiamo due strade, come giustamente ha fatto osservare Re Taddeus: perlustrare le coste, oppure anticipare le sue mosse sfruttando le rotte commerciali, in modo da chiuderlo in una stretta da cui non può uscire. In ogni modo, non possiamo essere certi di nulla finché non abbiamo neanche una descrizione della sua faccia”

Eric ricordò solamente un pesante mantello nero e un’esplosione, mentre la spalla al solo pensiero tornò a fargli male. Poi gli venne un’idea.

“Portatemi qui Mary, per cortesia” ordinò a nessuno in particolare, mentre si voltò a guardare il timoniere. Era un uomo smilzo coi baffi, e fischiettava un motivetto ritmato, come se stesse andando a fare una gita.

Ricapitolando, aveva assunto un navigatore, una ragazza tiratrice, un medico e un mercante. Le restanti persone erano scelte dal Re ed erano tutti uomini. Pensò subito che occorreva interrogarli uno ad uno, in modo da essere certo che non ci fossero spie. L’aveva già fatto Taddeus, forse, ma la prudenza non era mai troppa.

Mentre l’orizzonte stava cominciando a far sbiadire la città di Tukha, arrivò Mary, che lo guardava perplessa.

“Mi avete chiamato?”

Eric squadrò quella figura. Sembrava inoffensiva, ma sapeva quanto in realtà fosse determinata e fredda. “Ti ricordi se tuo padre ha mai accennato al momento in cui vide Blackfield emergere dal fondo dell’aurora, con la testa del Re Ammiraglio in mano?”

Mary annuì convinta. “Sì, lo ripete ogni volta che ne ha l’occasione. Era lì, non potrà mai dimenticare, secondo me, ciò che ha detto e ciò che ha fatto”

“Ecco, benissimo” rispose Eric, entusiasta. “Ha mai fatto cenno a qualche sua fattezza? Un suo difetto fisico, una descrizione?”

“Purtroppo no” disse delusa Mary. “Lui era in questa goletta, mentre Blackfield era ritto in piedi sul ponte del suo vascello, che urlava a squarciagola. Non ha potuto vederlo, poiché era di spalle”

“Allora ne ha visto i capelli e la schiena? È comunque un punto di partenza”

“Sì… ricorda benissimo che ha dei fluenti capelli neri e le spalle larghe” spiegò Mary, scavando nei suoi ricordi.

Eric tuttavia voleva conoscerne la faccia. Se aveva dei fluenti capelli, poteva essere che portava una frangia sulla fronte. Oppure, li aveva raccolti come facevano le donne, per avere un crine di cavallo in testa e avere gli occhi scoperti. O ancora, sei mesi prima aveva una chioma ma dopo tutto quel tempo era probabile che non aveva più alcun capello in testa e si fosse fatto rasare.

L’unico dato certo erano dunque le spalle larghe e un mantello nero. Troppo vago per una caccia all’uomo. Blackfield poteva anche mandare avanti uno qualsiasi dei suoi uomini e farsi spacciare per tale. Al momento potevano esserci centinaia di Steven Blackfield, e lui giocava ancora con i fantasmi. Poteva anche chiedere se qualcuno avesse visto qualcosa, magari il giorno del suo discorso in piazza, o qualcuno vicino al porto che avesse scorto quel maledetto viso, ma fintantoché c’era la probabilità che l’equipaggio regalato da Taddeus potesse nascondere una spia o un traditore, era meglio non lasciare trapelare nulla.

Passò interi minuti, dunque, a riflettere, ed infine sfogò i suoi ragionamenti battendo il pugno destro sul tavolo.

“Secondo me non è importante conoscere la sua faccia” disse Mary, a un certo punto. “D’altro canto, neanche lui conosce il tuo vero nome”

Eric guardò la ragazza a tutt’occhi, come se avesse detto chissà quale eresia. Stava anche per rispondere a tono, ma in un certo senso era vero.

Neanche Blackfield sapeva esattamente chi fosse lui, e le uniche informazioni che poteva prendere erano solo quelle note globalmente. Tutti i suoi trionfi, i casi risolti, i titoli e i castelli ricevuti… il nome del Cacciatore era molto temuto in tutto il continente e molti Re e Regine lo avrebbero accolto con ancora più benevolenza di quella che aveva riservato Taddeus per lui.

Nessuno conosceva il suo vero nome, né la sua famiglia, né il destino che era stato riservato loro. Infine la cosa più importante di tutte era che nessuno poteva collocare la sposina del mare, nomignolo idiota che qualcuno ancora più stupido aveva affibbiato a Jane, a Eric Van Jeger. Di conseguenza, Eric Van Jeger era morto con Jane quella sera, lasciando spazio al Cacciatore. Due entità totalmente differenti e che non era possibile, coi mezzi di cui disponeva Blackfield, far coincidere.

“Allora? Non siete d’accordo?” incalzò Mary, riportando Eric alla realtà, preoccupata per il continuo mutismo del suo capitano.

“Sì… e no” borbottò Eric. “Sì, perché nascondendo il mio nome non sono ricattabile e dunque Blackfield dovrà fare i conti con me direttamente. E no, perché io non posso giocare con le stesse carte. Ad esempio, non posso dire al timoniere di infiltrarsi nella sua nave e spacciarsi per me, poiché Blackfield conosce il mio volto”

Eric notò che il timoniere si rilassò dopo che lui ebbe finito di spiegare. Se non altro, per avere quella reazione non poteva trattarsi una spia.

“Infine, non so esattamente cosa fare” disse Eric. “Sono molto interessato a tagliare tutti i fili che collegano Blackfield alla terraferma, ma voglio anche battermi con lui tagliandogli la strada… e tagliandogli la gola, fosse l’ultima cosa che faccio”

Seguì un altro momento di silenzio, in cui Copperfield e il timoniere erano in attesa di ordini. Ormai erano in alto mare e occorreva prendere una rotta, a nord o a sud, altrimenti proseguendo verso ovest sarebbero finiti in pieno oceano, in balìa di chissà che cosa e senza più una meta precisa.

Eric guardò l’orizzonte. Un occhio attento poteva ancora scrutare il profilo della città che avevano lasciato, ma nel frattempo c’erano vaghe ombre di quelle che potevano essere montagne, sia a destra che a sinistra.

Più vicino a lui, la superficie cristallina del mare, che giocava col sole ormai allo zenit. Dietro di lui, la campana del pranzo risuonava allegra, chiamando la ciurma in cambusa. Eric tuttavia pensava alla capitale che stava sparendo dietro l’orizzonte.

Lui sapeva che si trattava di Blackfield, il figlio di puttana che aveva fatto partire il colpo di pistola quel giorno in piazza. Prima di sentire il peggio nella spalla, aveva avuto il sentore che quell’essere immondo fosse scappato alla sua sinistra, quindi verso il sud.

Un uomo in fuga e a rischio linciaggio non penserebbe mai di andare appositamente a sud per poi prendere il nord, no, preferiva sempre avere una linea diretta con ciò che poteva salvarlo. Eric pensava anche alla città, e sapeva che la via che aveva preso portava a un vicolo cieco, che però Blackfield poteva scavalcare o in maniera fortunosa farsi aiutare ad aggirare l’ostacolo dagli altri miserabili che aveva portato.

Pertanto, Blackfield aveva un covo a sud di Tutuk Naga, dove probabilmente gli avevano messo a disposizione una scialuppa per poter raggiungere il vascello o qualsiasi altro pezzo di legno che gli impediva di annegare come avrebbe meritato.

Sorridendo, disse a Frank Copperfield, mentre i primi marinai scendevano all’interno della goletta: “Manda questa tavoletta verso sud, per favore”

“Sud? Quindi avete un’idea?” chiese Frank, guardando di nuovo la carta.

“Sì… vediamo” Eric ricordò anche di quella sera, in cui aveva pensato di aver visto una luce all’orizzonte. Facendo un rapido calcolo…

“Portaci qui” Eric indicò con l’indice un punto preciso, che sembrava una spiaggia delimitata da un enorme promontorio.

“Ah, la Spiaggia delle Promesse! Potevate dirlo prima, eravamo in zona!” esclamò Frank, non riuscendo a nascondere un po’ di disappunto.

“L’ho fatto apposta in modo da non far capire sin da subito ad eventuali spie dove siamo diretti” buttò lì Eric, sapendo di mentire. “Anzi, che questa destinazione rimanga fra noi due e il timoniere, intesi?”

“Agli ordini” borbottò Frank, il quale, dal canto suo, aveva un mezzo sospetto che neanche Eric sapesse dove andare e cosa fare. E dire che lo chiamavano il Cacciatore…

“Dobbiamo invertire la rotta di cento ottanta gradi. Stiamo andando indietro, verso la Spiaggia delle Promesse” disse Frank al timoniere all’orecchio, dopo averlo visto in fila per ricevere il rancio. Quest’ultimo annuì, in silenzio.

Dietro di loro c’erano Nick, il medico di bordo, e Patrick, che Eric aveva salvato da un lungo periodo di buio nella sua mente.

“Come mai il capitano sta tenendo nascosta la destinazione? Non si fida degli uomini che lui stesso ha scelto?” chiese Patrick a Nick, che scrollò le spalle. Il primo, però, non si aspettava quella risposta e il pensiero che il capitano non si fidasse più di nessuno si fece strada in lui. Non toccò cibo.

Mary se ne accorse e in lei crebbe il sospetto che fosse successo qualcosa. Poi guardò il viso pensieroso del Cacciatore e si convinse che, forse, quel viaggio era partito col piede sbagliato.

2 pensieri su “Il sale e il sangue/10

  1. Questa caccia si preannuncia coinvolgente! Il Cacciatore solo facendo delle ipotesi ha già capito cosa ha combinato Blackfield dopo avergli sparato. Forse però il nostro uomo è troppo abituato a lavorare da solo e sta finendo a trascurare quelli che sono i suoi nuovi compagni. Aggiungiamo anche che, essendo giovani, hanno bisogno di attenzioni e rassicurazioni diverse da quelle degli altri!
    Prevedo tempesta, e non solo in mare! Ottimo lavoro fin qui ^^

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