La lapide a cui avevano messo i fiori davanti.

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“Ma non si vede niente!”

La lapide esclamò sofferente la mancanza di vista. Qualcuno aveva messo un vaso di fiori che presto sarebbero appassiti davanti a lei e adesso ha smesso di vedere la gente che va e che viene.

“Che hai da lamentarti sempre?” chiese la terra smossa. La lapide rispose “Questa cosa che la gente mette i fiori deve finire! Non c’è nessun rispetto per noi lapidi!”

“Addirittura” commentò la terra. “Non sarà che ti sia innamorata della tua dirimpettaia? Vorresti creare una storia d’amore un po’ macabra fra cadaveri in decomposizione?”

La lapide ci pensò: aveva passato molte ore a vedere la sua dirimpettaia, in effetti. Non vedeva bene come si chiamava, però, le scritte erano in parte cancellate. Tuttavia, sapeva che il morto che conteneva era lì da cinquant’anni su per giù. Era dunque molto matura e sarebbe stata una lapide perfetta per lei, così giovane, che conteneva un corpo altrettanto giovane, ma ormai privo di vita.

“Le chiederò di uscire se qualcuno mi toglie questi tulipani da davanti” affermò.

“Uscire per andare dove? Paradiso o inferno?” chiese la terra smossa che nascondeva qualcosa di orribile.
L’interpellata ci pensò su.

“Valhalla” rispose. “Comunque, non se ne può fare niente. Che fiori sono? Tulipani? Crisantemi?”

“Non sai riconoscer neanche una margherita da un giglio? Mi sa che non hai molte speranze di abbordare…” commentò la terra.

“Silenzio, Terra! Tu parti avvantaggiata perché conosci ciò che cresce su di te, ma io sono di marmo e ad esempio non sono neanche parte di una scultura!”

“Che scultura vorresti essere?” chiese la Terra. Fra sé pensò che quel monologo di sfogo poteva non arrivare così a caso. In fondo anche lei aveva sempre pensato che le lapidi potessero essere opere d’arte intrinseche. Al che, le venne in mente una cosa. “Non hai mai visto le tombe più impegnate, quelle con i putti e fatte a mo’ di sarcofagi? Non potrebbe essere una scultura ideale per te?”

La lapide ci pensò su. Vide i fiori che le danzavano davanti e ci pensò ancora. Poi si rese conto di essersi ipnotizzata perché cominciò a vedere mummie camminare avanti e indietro neanche fosse Halloween

“Cosa volete da me?” chiese la lapide a una mummia.

“Niente, stavamo sgranchendoci le gambe” rispose quella, e allora la lapide capì quanto fosse importante avere dei fiori in faccia. Meglio un fiore oggi che una picca domani.

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