Il sale e il sangue/12

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“Dove sei, Blackfield?” si chiese Eric, guardando l’immensità del mare.

Poteva essere ovunque, ma avere in mano qualcosa su cui iniziare lo rassicurava. Avrebbe rivoltato il regno come un calzino, ma non sapeva se sarebbe stato sufficiente. In ogni caso, erano ormai a vista della spiaggia.

“Quella è la Spiaggia delle Promesse!” stava dicendo un membro dell’equipaggio del Re. “Siamo praticamente tornati indietro!”

“Sì, è così!” ribatté di rimando Eric. “Ritengo che la cosa migliore da fare è indagare sull’ultimo posto della terraferma che Blackfield ha toccato, e sta di fatto che secondo i nostri calcoli sia stato proprio qui, dove una scialuppa lo ha preso e riportato sulla sua nave. Ciò che spero di trovare è un covo, una baracca, un luogo segreto dove si rifugiano le spie del pirata che comunicano con la Black Sheep

L’uomo però non era del tutto convinto. “Gente della terraferma che comunica con una nave in alto mare? Quando mai si è sentito dire? Come farebbero a inviarsi messaggi?”

Eric non ci aveva pensato. Contava di scoprire anche quello una volta sbarcato.

“Va bene” rispose cambiando repentinamente argomento. “Adesso scenderò con la mia squadra! Mary, Nick, Patrick e Frank, venite!”

“Mi scuserete, ma vorrei scendere anche io” disse l’uomo dell’equipaggio, non riuscendo a nascondere una nota di disappunto.

“E chi sareste, voi, per decidere chi deve scendere con me e chi no?”

“Ho quindici anni di carriera alle spalle come nostromo, signore. Mi chiamo Francis Norald, al vostro servizio” si presentò quegli. Sembrava davvero determinato a scendere per qualche motivo. Eric soppesò quella richiesta: non poteva trattarsi di una spia, poiché di solito le spie non desideravano scendere così insistentemente. D’altro canto era pur vero che c’erano spie che desideravano scendere per comunicare quanto prima della trappola ordita da coloro che ascoltano.

“E sia, Francis Norald” disse il Cacciatore. “Scenderai con noi in spiaggia. C’è qualcun altro che vuole unirsi a noi?”

Tuttavia, nessun altro degli uomini del Re desiderava seguire loro in una missione, a detta dei più, pericolosa. Inoltre, Eric non sapeva ancora che alcuni di loro tramava contro di lui.

Una volta abbastanza vicini, visto che la goletta aveva un pescaggio poco profondo, i sei scesero verso la Spiaggia delle Promesse. Fu in quel frangente che Norald non poté trattenersi dallo spiegare che cosa fosse quella spiaggia.

“La Spiaggia delle Promesse è così chiamata perché si racconta che il primo dei Ravenwood, Alexander il Conquistatore, sposò la sua seconda moglie proprio in questa spiaggia, giurandole amore eterno. Inoltre, si raccontano molteplici episodi di promesse fatte proprio in questa spiaggia, da marinai poi morti, oppure da donne infedeli”

Eric ascoltò tutto quel resoconto, ma a conti fatti non gli importava. Davanti a lui si apriva solamente un lungo litorale delimitato da un’enorme scogliera sulla destra. Oltre la spiaggia, invece, c’era un prato dall’aria trascurata, eccetto un sentiero che probabilmente portava alla città.

Non c’era il sentore di covi e posti dove nascondere delle persone. Tutto era silenzioso, il mare andava e veniva regolarmente e i gabbiani volteggiavano tranquilli in cielo.

“Non c’è niente qui” disse Patrick, preoccupato. Dal canto suo, aveva tentato di parlare col Cacciatore per vedere come avrebbe reagito.

“Proviamo a guardare nella scogliera” disse Eric. Patrick deglutì: non sembrava una risposta maleducata, o in ogni caso denigratoria. Che in fondo non ce l’avesse con lui e aveva nascosto la destinazione solo per motivi precauzionali? E chi era quell’uomo che li aveva seguiti?

Volle fare le stesse domande a Nick, l’amico dottore, ma quegli era impegnato ad osservare la spiaggia, come se fosse alla ricerca di conchiglie.

“Non è il momento di cercare conchiglie, Nick” disse Patrick.

“Veramente sto cercando impronte” precisò Nick. “Ma, probabilmente, sono passati troppi giorni e la sabbia muta continuamente”

“Ha ragione lui” interloquì Francis. “Si racconta che nella Spiaggia delle Promesse di un uomo che attese la sua donna proprio sul bagnasciuga. La donna gli disse che lo avrebbe aspettato al calar del sole, e se non ci fosse stata, prova della sua fedeltà le orme sulla spiaggia. Tuttavia quel pomeriggio entrò l’alta marea, e cancellò le impronte. L’uomo così, non vedendo le impronte né la donna, si suicidò impazzendo di dolore”

“Non devono essere proprio sveglissimi, chi ci ha preceduto” disse Patrick.

“Oppure, è stato tutto un piano ordito dalla donna per ammazzare con eleganza l’uomo non troppo sveglio” disse Francis, cordialmente. Patrick pensò subito alla probabilità che volesse fare amicizia. “Va bene, eccoci alla scogliera. Cacciatore, cosa pensate di fare una volta giunti in queste mura di pietra?”

Eric non rispose subito. Il loquace nostromo gli stava facendo riconsiderare l’idea di portarlo con sé. Probabilmente aveva un astuto piano in mente, ma fino a quel momento era soltanto fastidioso. Non si era comportato furtivamente, né aveva cercato di cancellare le impronte sulla spiaggia. Eric tornò a visualizzare la scogliera, cercando dei punti abbandonati dove scorgere presenza passata o, meglio ancora, presente, di vita umana.

“Cacciatore!” esclamò Mary. Eric corse verso di lei, che si trovava sulla sinistra dietro uno scoglio che copriva un anfratto.

“Oh” l’uomo osservò il buco buio ed entrò. Un uomo più magro non avrebbe faticato ad entrare, ma lui dovette chinarsi e stringersi, ed infine rischiò di rimanere incastrato.

“Mary, conviene che entri tu al posto mio” disse infine. Mary era bassa e mingherlina, dunque si intrufolò nel buco e sparì alla vista.

“Che fine ha fatto Mary?” chiese Copperfield, una volta giunto sul posto. Successivamente, si mise ad osservare il buco oltre lo scoglio con sospetto. Sembrava davvero un posto che andava cercato con impegno, non ci entrava neanche l’acqua del mare, almeno non in bassa marea.

“Sono qui!” esclamò lei stessa, fuoriuscendo dal buco con in mano una bandana.

“Molto interessante…” Eric la prese e la osservò da vicino. Era una stoffa rossa a pallini neri. Che volesse essere un codice?

“Si direbbe una bandana femminile” disse Mary. “L’ho vista spesso in testa alle ragazze del porto, ma a me non piacciono”

“Ragazze del porto? Ma le donne portano disgrazia sulle navi!” protestò Nick il dottore.

“Mary è la prova vivente che ti sbagli” gli ricordò il Cacciatore. “Probabilmente è stata una dimenticanza di qualcuno, pertanto vale la pena tornare in città e chiedere…”

Gli venne in mente che le indagini lo stavano riportando alla capitale e sorrise all’ironia della sorte.

“Tornare in città? Ma la nostra missione ci porta al mare! Blackfield si trova fra le onde!” protestò Norald, per qualche motivo.

“Lo so, ma uno dei suoi complici si trova a Tukha ed è mio dovere scoprire come si chiama e magari catturarlo… o catturarla” rispose Eric, un po’ deluso. Improvvisamente, gli venne un’idea.

“Francis Norald, che ne diresti se tu e un manipolo di gente da te scelta indaghi per me sulla terraferma, mentre noi andiamo per mare a fermare la crudeltà del pirata?”

“Forse sarebbe più saggio, ma io sono il Nostromo. Non posso fermarmi” osservò Norald.

“Vorrà dire che sceglierò come Nostromo un altro dell’equipaggio” rispose secco Eric.

“Non funziona in questo modo. Forse voi non conoscete il mare” protestò Norald. “Siccome possiamo anche fare a meno, per il momento di Patrick e di Mary, potrebbero essere loro a rimanere sulla terraferma a indagare al posto nostro, visto che fra l’altro sono persone scelte da voi”

Patrick ebbe un moto d’ansia allo stomaco. Era così facile fare a meno di lui?

“Nessuno delle persone da me scelte si separerà dalla nostra nave” rispose perentorio Eric. “La pista oggi fornitaci da questa bandana è però troppo importante per essere ignorata. Il nostro equipaggio conta perlomeno trenta persone. Basterà farne scendere tre o quattro, scelte da voi, o Nostromo, e risolveremo questa situazione”

Ma il Nostromo non condivise assolutamente nulla di quello che l’altro aveva detto. Anzi, provò anche un moto di disappunto verso il famoso Cacciatore, che a parer suo era tutto tranne che un capo. Probabilmente non si era mai trovato a gestire così tante persone e aveva sempre lavorato da solo.

Con la bandana in mano, il gruppo tornò alla goletta e alla fine scelsero tre uomini, che sarebbero rimasti a terra per indagare. La scelta ricadde su due fratelli che di cognome facevano Johnson e il signor Morrison.

“Bene, anche questo è deciso” disse soddisfatto Eric al suo nostromo. “Come puoi vedere, adesso abbiamo due squadre, una che lavora sulla terraferma e una che andrà alla caccia di Blackfield. E voi che volevate fermare l’indagine!”

Il nostromo, però, non disse nulla, limitandosi solamente a squadrare il Cacciatore e a tornare a lavorare. Occorreva dare una lezione a quel despota, quindi il piano che aveva architettato, ovvero quello di influenzare con la sua parlantina tutto il resto dell’equipaggio ed infine rovesciarlo in modo da lasciare in pace Steven Blackfield che bene stava facendo a insegnare ai reali che un tradimento portava sempre e solo disgrazie anche sul popolo che governavano, aveva bisogno di forzare le tappe.

Per prima cosa andò dal timoniere, il quale attendeva ordini.

“Hai sentito?” disse senza troppi preamboli Norald.

“Sì, ho sentito” rispose lui, arricciando le labbra. “Tuttavia, se proprio vuoi sapere la mia opinione, il Cacciatore sta governando solo per se stesso, anche se nell’economia generale del viaggio non sta compiendo scelte sbagliate. Secondo te avrebbe mai lasciato i suoi uomini di fiducia a terra per esser circondato solo da noi marinai che non ha scelto?”

“Hai ragione” rispose lui. “Ma mi indispone. Chi è il Cacciatore? Perché Sua Maestà, figlio di traditori, ripone la sua fiducia in quest’uomo? Sarà vero tutto quello che ha fatto?”

“Occorre indagare e, se varrà la pena, ammutineremo” rispose laconico il timoniere.

“Sta bene” rispose il nostromo.

2 pensieri su “Il sale e il sangue/12

  1. Ebbene sembra che i pericoli per il Cacciatore non giungano solo dal mare e dai proiettili di Blackfield, ma dalla sua stessa ciurma! C’èra da aspettarselo, visto come l’equipaggio è stato reclutato non da lui ma dal re, eppure ho come il sospetto che questo nostromo non sia la spia nominata dal pirata nel capitolo precedente (nel senso, sono un po’ dubbiosa al riguardo, ma gli elementi ci sono tutti!)
    Immagino che scoprirò se ci ho preso o meno andando avanti con la lettura!

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    1. Dopotutto un cacciatore senza nome come si può pretendere che abbia la fiducia di tutti? Sarà difficile costruirla e in questa fase mi sono concentato su questo aspetto ^^ grazie per il tuo commento **

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