Il sale e il sangue/13

34479099_365438340634083_7136465900382715904_n

La piccola goletta prese il mare in maniera abbastanza veloce, lasciando i due fratelli e un certo signor Morrison alla Spiaggia delle Promesse, con in mano una bandana rossa con su disegnati dei pallini neri.

“Abbiamo una missione per conto del famoso Cacciatore” disse James Johnson. “Non sei emozionato anche tu, fratello?”

“Certo che lo sono” rispose. “E voi, Morrison?”

Morrison non aveva detto nulla. Si era incantato a guardare la poppa dell’imbarcazione che si stava allontanando gradualmente.

“Secondo voi gli uomini di Steven Blackfield sono così stupidi da lasciare un indizio così importante in un cunicolo accessibile a tutti e in bella vista? Deve essere per forza una trappola”

“Non credo” disse l’altro dei fratelli Johnson, Bruce. “Se ben ricordate, il cunicolo è stato visitato solo da quella ragazza, Mary, latrice di disgrazie su quella nave”

“Anche Blackfield ha delle ragazze sulla Black Sheep” osservò Morrison.

“Come fate a saperlo?” chiese di rimando James.

“È quello che si dice, come si dice che Blackfield abbia sette figli illegittimi nel regno, tutti generati da una donna demone”

“Ah, le solite baggianate da osteria!” esclamò sbuffando Bruce Johnson. “In ogni modo, non riusciremo a risolvere nulla stando qui a guardare il bagnasciuga inumidirsi e asciugarsi a ritmi regolari. Andiamo al porto”

I tre si mossero verso nord, rallentati dalla quantità di sabbia della spiaggia.

Nel frattempo, la giornata si avviava verso il tramonto, e probabilmente sarebbero rimasti fuori a causa del coprifuoco. Fu quello che disse Morrison, il quale dentro di sé era convinto che quel modo di indagare era estremamente superficiale. Non si poteva, secondo lui, partire da una bandana per risolvere quell’enigma talmente complesso, anche perché sfociava soprattutto nell’ideologia. Si poteva essere d’accordo con la tesi dei Ravenwood, i quali regnavano dicendo al popolo che nessuno dei loro antenati aveva tradito alcuno, ma la verità era stata portata a galla da un pirata, uno che non aveva mai studiato storia in vita propria, ma che nonostante questo aveva scoperto che la famiglia reale aveva fondato il regno di Tutuk Naga su un presupposto malvagio. Se Alexander il Conquistatore, infatti, era un traditore, lo dovevano essere di conseguenza tutti i suoi eredi, Re Taddeus e relativa principessa compresi.

Dal canto suo, Morrison avrebbe tanto voluto unirsi ai pirati, ma aveva avuto timore del Re Sebastian, timore aggravato da una concreta possibilità di una sua vittoria.

Invece, pensò mentre i tre lasciavano la spiaggia per imboccare il sentiero lastricato che portava alle porte allungando il passo, Re Sebastian, Il Re Ammiraglio che aveva con sé tutta la potenza della Marina Militare, celebrata in tutto il continente se non nel mondo intero, era stata sconfitta da un uomo venuto dal mare e che al mare era ritornato.

Nessuno aveva più avuto notizie di Blackfield da sei mesi. Poteva il Cacciatore da solo scoprire dove fosse e mandarlo sulla forca? E ancora, il fatto stesso che la testa del Re Sebastian fosse ancora infilzata sulla picca di Blackfield non bastava ai Ravenwood come motivo per abdicare?

Non osava parlarne con i suoi due compagni, ma nel suo cuore parteggiava per i pirati. Era pur vero che era un marinaio agli ordini di Sua Maestà, ma sarebbe bastato un piccolo segnale, anche minimo, avrebbe lasciato tutto per seguire quell’ideale di libertà che gli era sempre stato negato.

Re Taddeus era chiamato il pauroso, ma si era sempre dimostrato gentile con tutti. Anche quando era stato comunicato che al Cacciatore servivano uomini per governare la goletta, si era offerto liberamente volontario.

I Ravenwood però erano traditori.

Lo era anche lui?

Pensava a questo, quando i fratelli Johnson bussavano alla porta sud della città.

Fu loro aperto, o meglio, si aprì una fessura sulla porta, dalla quale spuntò un unico occhio castano.

“Chi siete?”

“Siamo marinai di Sua Maestà Taddeus” rispose quello che doveva chiamarsi James. “Dobbiamo entrare in città per un compito importante della massima urgenza”

“C’è però il coprifuoco da un minuto” rispose l’occhio con la solita voce cavernosa. “Non potevate pensarci un minuto fa prima di rientrare? Se il vostro compito è urgente come dite, beh, io come minimo mi sarei messo le ali ai piedi sapendo che le porte a un certo orario chiudono”

“In effetti avete ragione anche voi” rispose tranquillo James “tuttavia siamo sbarcati alla Spiaggia delle Promesse e sapete bene come la sabbia rallenti anche il piede più veloce”

“Cosa stavate facendo alla Spiaggia delle Promesse?” rispose l’uomo. “Avete perso tempo a farvi una nuotata?”

“Sentite, buon uomo” tagliò corto Bruce, più impaziente del fratello. “non abbiamo tempo da perdere. Siamo Marinai di Sua Maestà Taddeus e abbiamo da svolgere un compito, a meno che voi non sappiate a chi appartiene questa bandana”

Mostrò il pezzo di stoffa impunemente a quell’occhio, che poteva essere di qualunque corrente di pensiero.

“Siete marinai e non conoscete nemmeno le bandane delle ragazze del porto?” ridacchiò l’uomo. “Quella bandana appartiene a Lucy Savage, eroina della Battaglia dell’Aurora!”

I tre si scambiarono un’occhiata mista fra lo stupore e il terrore. Fu soprattutto l’aggettivo eroina affiancato a una donna, e loro sapevano non esserci donne in quello che era stato l’esercito navale del Re Ammiraglio.

“Voi sapete dov’è? In città?”

“Probabilmente sarà tornata alla Black Sheep” disse indifferente l’uomo. “Che gran pezzo di femmina, Lucy…”

“Poche chiacchiere e diteci dove si trova, in nome del Re!” incalzò Bruce, mal sopportando le divagazioni.

“Ve l’ho detto” rispose piccato l’uomo “voi stavate nuotando alla Spiaggia delle Promesse, ma qui nel Regno, dove gli occhi sono aperti per davvero, è giunta la notizia che il carico di spezie che aspettavamo è stato saccheggiato dalla Black Sheep, in un’altra missione compiuta! Non ci sarà nessun carico che attraccherà al porto!”

“Maledizione…” sussurrò Bruce, ma Morrison festeggiava dentro di sé, esattamente come quella sentinella, che evidentemente la pensava come lui sul Re.

“Come mai non sembrate turbato?” chiese James. “Non siete fedele al Re?”

“Il Re stesso non è fedele, è un Ravenwood, maledizione!” esclamò l’occhio inalberandosi, sputando per terra. “Nessuno a Tutuk Naga dovrebbe più salutare Taddeus come Sua Maestà, ma piantargli una pallottola sul cranio! Beato chi lo fa!”

Ecco, si disse Morrison, la solita paura di finire sulla forca… o era solo rimorso di coscienza, perché in fondo Taddeus si era sempre comportato lealmente, in quei sei mesi di regno?

“Come siete incoerenti, voi che odiate il Re” disse James, sprezzante. “Lo volete morto eppure nessuno lo uccide. Decidetevi: è o non è un traditore?”

“Secondo me lo è, ma non posso uccidere il Re a causa della divisa che porto” rispose la sentinella. “è colui che mi dà da mangiare, qualunque cosa io pensi di lui. La voglia di avere un pasto caldo per me e la mia famiglia, purtroppo, mi impedisce di realizzare quello che è il sogno di molti”

“Dunque” incalzò Bruce tornando all’indagine “secondo voi colei che avete nominato essere la proprietaria di questa bandana, Lucy Savage, si troverebbe per mare? E se invece la steste nascondendo? Abbiamo sentito tutti cosa pensate del Re, e dal vostro punto di vista sarebbe un ottimo contributo alla causa non rivelare la verità sui pirati!”

“Pensatela come volete. Potete anche indagare qui in città, se riusciste a entrare. Ormai è iniziato il coprifuoco. Cercate di forzare la porta e vi arriva un dardo di balestra dritto negli occhi”

Detto quello, chiuse lo spioncino, lasciando i tre marinai da soli con i loro pensieri.

“Dovremmo entrare in città” propose James al fratello, mentre Morrison guardava.

“Secondo me, invece, dovremmo trovare il modo di avvisare il Cacciatore che c’è stata un’aggressione in mezzo al mare” rispose quest’ultimo. “Ha in mano tutte le rotte commerciali di questa settimana, pertanto gli verrà facile capire dove Blackfield ha colpito”

“Tu non volevi che il pirata venga catturato, mi è parso di capire” obiettò Bruce.

“No, è vero, ma voglio vedere un’altra Battaglia dell’Aurora. Chissà se anche in quel caso continuerete a chiamare il Cacciatore con nomignoli che non gli appartengono, come ad esempio il fatto stesso che sia un eroe. Eroe, perché? Perché ha catturato qualche ladruncolo nelle sparute regioni oltre le montagne? Qui siamo a Tutuk Naga, le cose sono molto più complesse!”

I due fratelli Johnson si guardarono perplessi. Più ascoltavano Morrison, meno erano convinti della sua tesi. Perché sperare in un’altra guerra? Solo sei mesi prima il mare era stato sconvolto da morti e sangue e famiglie distrutte… nessuno si augurava di vedere di nuovo qualcuno soffrire.

In ogni caso, per quieto vivere, non risposero e cercarono il modo migliore per penetrare in città.

“Dovremmo prendere il mare” propose James. “prendendo il mare penetreremo nel porto e cercheremo Lucy Savage nelle bettole”

“E come fai a sapere che sia proprio nelle bettole?” chiese Bruce. I tre non sapevano esattamente come indagare, così l’unica cosa che rimase da fare fu aspettare la mattina ed entrare dalla porta sud in città.

Tuttavia, una volta presa quella decisione e messisi a dormire come meglio potevano in una strada umida, piena di terriccio e senza coperte, c’era un’ombra che era arrivata da est, calpestando l’erbaccia e osservava quelle tre figure con estremo disappunto.

L’ombra, nascosta interamente sotto il cappuccio nero, schioccò le dita e un manipolo di uomini scivolò di soppiatto verso il sentiero.

Fu un lavoro veloce e pulito: i tre uomini, seppur scelti dal Re per accompagnare il Cacciatore nella sua traversata, non si accorsero di nulla e furono caricati, molto delicatamente, dentro un carretto, che quindi traversò la campagna che circondava le mura della capitale, seguendo la figura incappucciata.

“Abbiamo fatto un lavoro fantastico” disse il conducente del carro, che mandava il suo cavallo al minimo, in modo da mantenere il passo del suo capo, che preferiva andare a piedi.

“Sì” rispose la figura. “Il Capitano sarà molto fiero di noi”

2 pensieri su “Il sale e il sangue/13

  1. Ah! Che bello tornare a immergersi nelle atmosfere di Tutuk Naga!
    In questo capitolo vediamo come mettersi a dormire nel primo posto che capita, senza lasciare nemmeno un uomo di guardia, non è mai una buona idea, ma abbiamo anche un punto di vista molto chiaro su come vadano le cose nel regno.
    Il povero Re non è amato ma è troppo amabile perché lo vogliano morto (?) insomma, un interessante spaccato dell’ipocrisia tipica del popolino. Gli piace lamentarsi ma se alla fine il piatto è caldo e il tetto è sulla testa va bene un po’ tutto.
    Con un finale del genere per questo capitolo, non vedo l’ora di vedere cosa mi riserva il prossimo ❤

    Piace a 1 persona

    1. In effetti, in quei posti lì non si sa mai cosa ti ritrovi XD Un giorno dormi sui prati, l’altro invece ti ritrovi appeso!
      Hai centrato perfettamente il punto, con la tua disserzione sui Re **

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...