Orologio.

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Tic tac, tic tac.

“Siamo noi delle Tic-tac?”

C’era una volta un orologio. Quest’orologio era affisso alla parete di una cucina. I fumi, le esalazioni, gli odori, i sapori, i tegami, le pentole e anche il gas erano sempre all’ordine del giorno.

“Che tic-tac? Come osi citare quel cibo finto in questo sacro santuario dell’arte della nutrizione?” chiese il muro della cucina all’orologio.

“Sì beh, a parte il tuo linguaggio strano” fece notare l’orologio. “l’alimento che più mi è vicino sono le tic-tac. Vedi che rumore fa la lancetta dei secondi?”

Il muro non rispose subito, preferendo annusare l’odore del mare, delle erbe e di altre spezie. “Infatti, la lancetta dei secondi! Sarà un caso che adesso stiamo cucinando un secondo di pesce?”

“Ma dai, è solo un merluzzo! Chi scambierebbe delle tic tac per un insulso merluzzo?” si chiese l’orologio.

Il muro decise di giocare il tutto per tutto e spiegò all’orologio perché la cucina era molto valida, rispetto alle caramelline contenute dentro un pacchetto di plastica. “No? Allora ascolta questa storia. C’era un uomo che aveva fame. Tuttavia, si trovava in mezzo a un sentiero e le bacche che fiorivano dai cespugli erano molto velenose. Non per altro, ma perché c’era scritto in certi cartelli e lui per un caso fortuito sapeva quasi leggere. Dunque, spinto dai morsi dell’appetito, prese alcune erbe che sapeva essere commestibili, sfregò due paletti e le cosse, e le mangiò. Campò di erbe per quasi venti giorni, fino ad arrivare in un villaggio che lo catturò e lo arse vivo, poiché era un villaggio di cannibali”

“Che storia allucinante” commentò l’orologio.

“Infatti poi quel popolo non godé dei piaceri della carne, perché le erbe che trovarono nei suoi organi erano eccessive” precisò il muro. “ma tutto questo per dirti che, se i cannibali hanno trovato quell’uomo da mangiare, lo devono alle erbe del bosco limitrofo”

“E limitrofo, tra l’altro, proviene dal greco trofos, che vuol dire mangiare…” sussurrò l’orologio, che non conosceva una parola di greco.

“Esatto! Vedi che cominci a capire?” disse soddisfatto il muro. “Quindi lascia perdere le caramelline e annusa l’odore del merluzzo ala griglia!”

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