Casa Hocus.

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Ogni mattina passo con la bicicletta di fronte alla villa.
 
Ogni anno che passa diventa sempre più lercia, i rampicanti continuano a coprire i muri e la facciata, che mi dicono fosse molto colorata, ormai è quasi sbiadita.
 
Villa Hocus, così si chiama, anche se ormai la H si è staccata da tempo, sulla cancellata in ferro battuto. Tuttavia non posso fermarmi, io devo andare a scuola.
Capita che una mattina di novembre io passi ancora per questa villa. È il due novembre, giorno della commemorazione dei defunti. Nessuno sa come mai questa villa non è mai stata aperta al pubblico, dopo la morte dell’ultimo dei Hocus, Roger.
 
 
Il cielo grigio comincia a mandare giù una pioggia lenta ma fastidiosa. L’edificio, così, sembra ancora più spettrale. Le ruote della bici cominciano a fare fatica fra le pozzanghere, ma io… io mi rendo conto di non riuscire a staccare gli occhi da quella casa.
Due finestre, che sembrano occhi.
Il porticato, la cui volta sembra proprio un naso schiacciato.
La porta stessa, che sembra una bocca pronta a risucchiarti dentro, non ostante il cancello d’ingresso ben chiuso e l’avviso inagibile scritto molto grande…
 
“Riusciresti a entrare e passarvi la notte per diecimila dollari?”
 
Vengo colta da un brivido. Una scarica elettrica mi pervade il corpo. La voce non mi è nuova, ma se sulle prime mi era parsa venire dall’oltretomba, adesso so che è John.
 
“Oh” rispondo, tornata sulla Terra. “Come mai questa… proposta?”
 
John risponde “Mi hanno detto che il due novembre di ogni anno da villa Hocus vengono strani sibili, e rumori di piatti che cadono, anche se non c’è anima viva. Il tutto si conclude con la richiesta di aiuto da parte di una ragazza, anche se gli Hocus non hanno figlie femmine. Si dice che Roger Hocus sia morto pazzo, e impiccandosi ha maledetto questa casa. Ecco perché non è mai stata aperta al pubblico nonostante tutte le meraviglie chiuse dentro: si parla di opere d’arte e manufatti”
 
Comincio a tremare: non so se è la pioggia o una specie di grido che è appena scoppiato dentro la testa.
 
Che sia Roger stesso a chiedermi di entrare? Ogni mattina passo con la bicicletta di fronte alla villa.
 
Ogni mattina è il due novembre. Ogni mattina, John mi chiede di passare la notte.
 
 
Quella mattina ho accettato.

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