Le avventure della sciarpa

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“Come fa freddo! Tanto vale indossare una sciarpa!”

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Eccomi.

Faccio bella figura se faccio vedere le mie fantasie a fiorellini?

“No!”

Taci, o collo. Tu non hai fantasie a fiorellini. Perché non fai un tatuaggio?

“Perché non ti fai i fatti tuoi?”

Com’è scorbutico. Mi rivolgo allora alle spalle. Loro sì che sono pazienti!

“Ah! Quale tristezza mi mettono queste spoalle, e questo peso che portiamo ogni giorno…”

Peso più o meno cinque grammi!

“Cinque grammi di pura nostalgia, e il mondo che cade e in rovina non sappiamo…”

Sì, okay, grazie lo stesso. Con quale parte del corpo posso interagire?

“Bon puoi interagire Noi te lo impediremo!”

Porca miseria! Che ci fa la neve in questo giorno soleggiato ma gelido?

“Non siamo la neve, ma una serie di palline di forfora!”

Che schifo!

“Nostro obiettivo” dice un altro “è quello di ricoprirti di noi finché non si riconoscerà qual è la forfora e quale la sciarpa!”

Devo pur fare qualcosa. Ma quali sono le opzioni fattibili? Circondare la testa? No, troppo esagerato, poi non so da dove potrebbe cadere la forfora: sarebbe un problema se cadesse dalla testa, mi darei la zappa sui piedi. C’è la mia amica Teresina che l’ha fatto: in quanto sciarpa, è caduta dalle spalle di un tizio e questi, inciampando, è caduto sopra una zappa che è finita sui piedi della mia amica, facendole un male cane.

L’ha proprio appiattita. Un piatto, incontrandola, le ha chiesto di insegnarle. Io, invece, non gradisco proprio diventare piatta, o un piatto, o comunque un elettroencefalogramma di un morto.

Peraltro, sto così bene qui, circondando il collo! Mi sembra proprio di averlo catturato, dopo che il collo è andato a rubare.

“Mani in alto! Sei circondato! Restituisci il maltolto!” esclamo, in piena estasi creativa.

“Ma… cosa ho rubato?” chiede sconvolto.

“Tutto quello che c’è all’interno della refurtiva! La gola, le corde vocali, l’esofago e compagnia bella!” rispondo.

“Ma… sono mie! Voglio dire, mi appartengono!” esclama disperato il collo, ma ormai l’ho arrestato e l’ho spedito a Alcollocraz, la prigione per i colli.

Quanto al corpo che lo ospitava, adesso è diventato un uomo molto noto della televisione generalista.

 

 

 

 

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