Condivisione: Amabile Inferno.

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Buonsalve a tutti!

Oggi è sabato, e come ogni sabato mi impegno a scrivere due parole di presentazione per un libro che sono lieto di presentare. Altro giro, altra corsa, dunque.

Il libro di quest’oggi si intitola “Amabile Inferno”, scritto da Eleonora Fasolino. Vediamo un po’ la sinossi:

Roma, Anno del Signore esamidimaturità.
Melania Santacroce ha diciotto anni, un gusto eccentrico in fatto di vestiti e i capelli tinti di viola. Afferma di portare una terza scarsa di seno più per ottimismo che per amore della realtà e, quando non si allontana dal mondo per comporre poesie distratte, si interroga sull’efficacia delle taglie dei jeans, su Lord Byron e sulla dubbia puntualità dei mezzi di trasporto capitolini.
Sebbene alta e non proprio esile, a volte teme di risultare impercettibile, ma a salvarla dalla banalità del quotidiano sono le uscite al vetriolo che di tanto in tanto ama diffondere con nonchalance.
Non è proprio sicura di credere in Dio, ma frequenta una scuola privata di stampo cattolico.
Non ama tradurre il greco, ma si accinge ad affrontare l’ultimo anno di liceo classico.
Non si è mai innamorata, ma alla fine è arrivato Manfredi Vergara: suo professore e uomo impegnato in una relazione complicata con Dio.
Perché Manfredi è un prete.
E Melania, che non ha mai assaporato la tentazione, si trasformerà in quella più pericolosa per un uomo che non appartiene nemmeno a se stesso.
O forse nel suo amabile inferno.

Vi dirò, io a Roma ci sono anche stato e quindi, da turista, mi sono trovato piuttosto bene coi mezzi. Però, a quanto pare e a quel che ho sentito dire, i mezzi pubblici sono una piaga anche lassù nella capitale, per non parlare di quelli che vivo io…

Ma non volevo parlare di questo. Piuttosto della protagonista, Melania, che come vediamo scrive a tempo perso poesie. Io scrivo pure, però prosa, quindi per tutti quelli che vivono questa realtà è impossibile non empatizzare con lei. Peraltro, la sua travagliata storia d’amore non è usuale da leggere. E se un giorno Manfredi scoprisse che la sua vocazione non è mai stata quella del sacerdozio e abbia scelto solamente per tutti i motivi possibili tranne che per quello giusto?

Il romanzo lo si trova anche su Goodreads dove lo si può acquistare e magari far sapere pure se piace o no. Io comunque consiglio sempre tutti i libri che compaiono in questo spazietto: anzi, consiglio più le cose altrui che i miei stessi raccontini orribili LOL

In allegato, ho qui una piacevole chiacchierata con Eleonora stessa. Sono contentissimo che abbia accettato le mie domande, che sono state le seguenti:

Via con la prima domanda, la più ovvia del mondo: di cosa parla “Amabile inferno”?

Lui è un prete ed è anche un professore di materie umanistiche in un liceo classico privato di stampo cattolico. Lei è una studentessa all’ultimo anno di superiori con gli ormoni in subbuglio, i capelli tinti di viola e un corredo di uscite spesso inopportune. Lui, in quanto prete, dovrebbe e vorrebbe tenere la passione al guinzaglio. Lei, in quanto adolescente, trova la sola idea assolutamente ridicola. Si piacciono, ma non possono. Eppure lo fanno. E si innamorano. E così ecco partita questa storia d’amore proibito, fatta di sensi di colpa, di ricordi, di ricerche sul passato e anche di perdono.

(E di sesso, ma ribadiremmo l’ovvio.)

Come nasce una storia del genere? Hai sempre avuto dentro di te questa idea o è maturata nel tempo?

È venuta all’improvviso. Ho letto alcuni romanzi su preti non proprio casti, ma scrivere di un prete non era in programma. Tuttavia le storie di amore proibito mi sono sempre piaciute, e così Manfredi, oltre a essere il professore di Melania, è apparso nella mia mente anche come un uomo di Dio. La storia è nata di colpo, per gioco, non credevo nemmeno sarebbe divenuta un romanzo. E invece…

Melania prende dunque una cotta per Manfredi, che è un prete. Qual è la tua “relazione” con Dio? È stato difficile creare questo tipo di personaggio?

Sono credente. E sono stata una cattolica praticante fino ai sedici anni di età, circa. Poi mi sono allontanata dalla Chiesa, anche se conservo un bellissimo ricordo di quegli anni. Servivo messa come chierichetto ed ero parte del gruppo giovanile. La mia separazione dalla Chiesa non cela nulla di drammatico: semplicemente, ho coltivato visioni diverse. Sulla vita, sul sesso, sull’amore, su molti temi etici. Conservo ancora, tuttavia, un buon rapporto con il mio padre spirituale. A lui non importa che io non mi senta più cattolica o non vada più a messa la domenica: resta mio amico, un confidente prezioso e una guida. Le etichette non servono. La mia relazione con Dio dunque posso definirla salda: prego, ricerco, mi faccio domande. Perciò non è stato affatto difficile creare Manfredi; conosco bene il mondo cattolico, l’ho vissuto nel mio piccolo e non ho avuto alcuna difficoltà a immaginarmi un uomo vivere la spiritualità senza dimenticarsi il suo essere umano.

Sì, ma in fondo “chi” è Melania? Com’è nata e quanto c’è di te in lei?

Melania è, come la definisce Manfredi all’inizio, una ragazza sconosciuta a se stessa.È abbastanza alta, dalle forme piuttosto piene, anche se ha poco seno. Nutre crucci estetici come molte persone. Vorrebbe essere magra, vorrebbe avere più seno, soprattutto: vorrebbe sentirsi al proprio posto. E ci si sente solo quando legge o scrive poesie. O quando si perde in quelle sue battute al vetriolo, perché finalmente libera se stessa. Lei ha molto di me in quanto a paranoie inutili (e non troppo sul piano estetico) e battute inopportune, ma non è il personaggio che mi rispecchia davvero nel romanzo.

Il romanzo ha avuto dei “blocchi” o lo hai scritto con una certa velocità?

Lo avrei scritto più velocemente senza l’università tra i piedi. In tutto, comunque, ho impiegato otto mesi. Vi sono state però settimane in cui non ho scritto assolutamente nulla.

Durante la stesura, hai ascoltato qualcosa o scrivi in silenzio?

Ascolto molta musica, mentre scrivo, mentre penso, mentre mi immergo nei mille collegamenti di trama. Mentre ancora appuntavo la trama nella mia testa, ho ascoltato Of These Chains dei Red (un gruppo Christian Rock). Il personaggio di Fabrizio Montelieri, il miglior amico di Manfredi, per dire, si chiama così perché quando l’ho delineato chiaramente stavo ascoltando Sono anni che ti aspetto di Fabrizio Moro. Nel romanzo è anche presente Eric Mallory, l’altro miglior amico di Manfredi, che è un musicista. Per lui dovrei ringraziare i Thegiornalisti. Virginia Levanti, invece, la migliore amica di Manfredi, deve molto ai Pink Floyd e a Chopin.

Lo sai, questo è un blog comico. Visto che Melania è di base una ragazza sarcastica, c’è qualche aneddoto divertente che puoi raccontarmi?

Quante ore hai a disposizione?

Andrea, molte delle battute di Melania sono state dette dalla sottoscritta e in situazioni analoghe (senza che alcun prete fosse coinvolto però, bada bene!). Sono provocatoria, spesso e volentieri, e usola provocazione come una specie di bussola per le analisi sociali, oltre che per divertirmi.

Per farti capire che tipo sia, comunque, ti racconterò questo:

Ero andata a sostenere un esame universitario, ma a onor del vero non ricordavo esattamente i titoli dei libri di testo da portare. Li avevo studiati senza memorizzarli.

Quando il professore mi ha chiesto quale libro a scelta portassi io ho risposto: «Il suo».

«Titolo?»

«Non mi ci sono soffermata, il fatto che lo abbia scritto lei è stata una garanzia».

«Porta un libro di cui non ricorda nemmeno il titolo?»

«È più grave non se lo ricordi lei visto che lo ha scritto».

Per inciso: l’esame andò bene.

Pubblicare è sempre molto difficile. Durante la scrittura di questo romanzo, quando ti è venuto in mente che, in fondo, avrebbe potuto aver una possibilità?

Non ci ho concretamente pensato. Volevo scriverlo e volevo farlo leggere e così ho fatto. Non l’ho nemmeno proposto a un editore. Con Amabile inferno mi sono voluta direttamente buttare nel selfpublishing. Anni prima la sola idea sarebbe stata impensabile per me; per fortuna si cambia, e ho avuto la possibilità di imparare tante altre cose. Non so dirti se pubblicherò mai con un editore, ma mi piacerebbe vivere anche questo tipo di esperienza. Vorrei un percorso ricco, variegato e positivo per le mie storie. Vedremo se me lo meriterò.

Non so se lo sai, ma io sono partito con le fanfiction, quindi puoi aspettarti questo tipo di domanda: cosa diresti se qualcuno volesse creare una fan fiction sui tuoi personaggi?

Gli direi: che aspetti? Scrivi!

Devo molto alle fanfiction, perché sono state una palestra utilissima per la me adolescente, e lo sono state fino ai vent’anni circa. Mi hanno allenata a scrivere, mi hanno permesso di notare e correggere errori, stilistici e non. Sembrerà banale dirlo, ma non si nasce imparati. Men che mai nella scrittura. Probabilmente mi metterei le mani nei capelli se rileggessi le mie vecchissime fanfiction con i loro orroracci, e poi riderei intenerita. Amo le fanfiction. Ne leggo tuttora. Quindi dico che sarebbe bello leggerne anche sui miei personaggi.

In Amabile inferno, inoltre, due dei personaggi secondari sono proprio un tributo al mondo delle fanfiction. Assomigliano un po’ a un insieme di personaggi molto cari che avevo creato per una fanfiction su Harry Potter.

Cosa diresti a coloro i quali vogliono come te scrivere del complicato rapporto fra uomo e Dio?

Che mentre scrivono potranno immedesimarsi meglio nel Secondo, visto che diventano loro il dio della situazione. In generale: non ho consigli, a parte quello di scrivere sempre ciò che si desidera scrivere.

Hai pensato a un messaggio quando hai scritto questa storia?

Non sottovalutate il potere del sesso orale. Fate sesso. Anche i preti possono essere sexy.

No, a parte gli scherzi, nessun messaggio in particolare, eccezion fatta per: gli esseri umani sono complicati. E contraddittori, chi più chi meno.

Quanto tempo hai speso per fare ricerche in merito e quanto invece hai preso dal tuo vissuto?

Un certo numero di ore per rendere Manfredi il più coerente possibile come prete professore (e, come scoprirete, non sempre lo sarà, altrimenti questo romanzo non esisterebbe), poche ricerche per rendere Melania una coerente studentessa di liceo classico. Mi sono diplomata al liceo classico. Bello eh, però, non ci ritornerei nemmeno a pagamento. Cinque faticosissimi anni bastano e avanzano.

Concludiamo questa piacevole chiacchierata con un saluto! Ti posso assicurare che la trama è fantastica e a chi legge, comprare il libro di Eleonora!

Grazie a te, Andrea! Mi sono divertita molto a rispondere alle tue domande. Non so dire se i tuoi lettori diranno altrettanto nel leggere le risposte, ma speriamo!

 

Io dico proprio di sì ❤ buona lettura!

 

 

 

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