C’era una volta un mobile.

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C’era una volta un mobile. Questo mobile andava in giro in moto.

Tuttavia, non sapendo guidare, andava in giro non tanto con le ali sotto i piedi,. che in caso erano di legno, ma in giro disegnando un cerchio che poco aveva a che fare con un vialone principale qualsiasi di qualsiasi metropoli, che infatti sono sempre una linea retta. Il mobile, stanco di dover fare sempre lo stesso cerchio senza poter fare mai nemmeno una quadratura, andò a lamentarsi col suo meccanico, Dante il tortellino gigante. “Dante” esclamò, nero come la seppia. “Fammi andare dritto piuttosto che in giro!”

Dante sgranò gli occhi come se non se lo aspettasse. “Oh” disse, e rinsavì del tutto dal suo sudoku vuoto. “Che vuoi che ne sappia io di meccanica!Io mi occupo solo di ragù e ripieni!”

“Ma…” il mobile si guardò attorno. “E tutti questi fusibili, candele, pneumatici, olio grasso, e tanto altro?”

“Beh” spiegò Dante “devo pur badare all’officina del mio fratello Raviolo, no?”

Il mobile non sapeva dove sbattere la testa, anche perché nessuno sbatteva mai la testa su un mobile, casomai il mignolo. “Bene, allora” disse “io dedicherò il mio tempo a prendere una quasi patente per i ciclomotori e sarò un vero centauro!”

Balzò sicuro sulla sella del suo ciclomotore, quello che andava in giro, ma quegli non partì affatto. “Che succede?” disse il mobile, aprendo i suoi cassetti e facendo fuoriuscire indumenti compromettenti. “C’è che mi sono innamorato, sono diventato dipendente dello spazio e del tempo!”

In effetti, il comodino notò che la sua vettura lanciava fari abbaglianti languidi a un orologio e a un planetario contemporaneamente. “Capisco” mentì il comodino. “Tanto valeva che mi facevo impiantare davvero le ali sotto i piedi… tanto più che fra spazio e tempo non può che esserci la velocità”

Il motorino si stupì nel vedere il suo padrone parlare in maniera così colta ma effettivamente da lontano arrivò trafelata una V gigante.

“Sono la velocità” si presentò, fiatoni. “Sono pronta ad arrivare prima e ultima perché importante è la gara”

Sia il comodino che il motore si guardarono perplessi. “Non ci sembra che sia così” la V si scandalizzò “Come sarebbe? Sono o non sono la velocità? Cosa faccio, gioco a carte?”

Un cavallo con tanto di fantino si intromise “Prego, sono sempre due punti a briscola!”

Una cosa era certa: il mobile comodino avrebbe, da quel momento, più che trovare la velocità, applicare le formule inverse.

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