Condivisione: la Compagnia della Serenissima.

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Bentrovati all’ennesimo appuntamento con questo angolino!

Ogni weekend, a turno, ospito un libro diverso, per potergli dare il giusto spazio che merita. Oggi è la volta di Francesca Sannibale, che ringrazio tanto per aver accettato di parlare con me della sua opera, “La Compagnia della Serenissima“.

Venezia, è innegabile, ha un fascino senza pari. Fra maschere, ponti e canali, non poteva non ospitare un fantasy storico pieno di magia e incertezze. Inoltre, l’opera è una trilogia, quindi se reperite adesso (intendo ORA) il libro corrente, poi potrete leggere anche gli altri due, ne vale sempre la pena.

Ma vediamo adesso la sinossi:

Laguna veneta, quinto secolo d. C. Un gruppo di aristocratici fugge dalla terraferma insanguinata dalle invasioni barbariche per costruire una nuova Roma protetta dal mare e da una natura ostile. La ricerca disperata di una leggendaria fonte di potere li porterà su una via molto più imprevedibile e pericolosa del previsto.
Venezia, 2007. Le pagine dimenticate di un diario tornano alla luce dopo secoli nel cuore di un’antica abitazione gentilizia su cui circolano strane e sinistre voci legate alla morte violenta dei suoi abitanti, rivelando un’inaspettata e sconvolgente verità.
Venezia, 1750. Il giovane Luigi Del Casato si allontana di nascosto dalla sua casa per recarsi a un duello clandestino dal quale molto probabilmente non tornerà mai vivo, prezzo per aver posato gli occhi su Colomba Naradin, una ragazza dallo spirito libero ma costretta a vivere nascosta agli occhi del mondo a causa di un terribile segreto che anni prima costò la vita alla sua stessa famiglia.
Il tutto è legato a un unico filo rosso che attinge direttamente alle origini della Serenissima, in un perfetto ingranaggio di inganni, amori, magia e vendette in cui nulla è lasciato al caso e dove un singolo dettaglio può causare la rovina o la salvezza di una città magica, affascinante e misteriosa come Venezia.

“Chissà, potrebbe succedere oggi, come potrebbe non accadere mai. Ma una cosa è certa: qualora decidesse di svelare il suo mistero, lo farà come Venezia ha sempre fatto, silenziosamente, poco meno di un sussurro, che verrà percepito solo da quanti vorranno ascoltare la sua storia e portarla nel cuore.”

Interessante, vero? Ma fra le righe c’è ancora qualcosa di inesplorato, quindi ho deciso di domandarlo direttamente all’autrice, e quel che segue sono le sue risposte:

 

  1. Ciao, Francesca! Grazie per essere giunta qui nel mio spazietto. Che cos’è “La Compagnia della Serenissima”?

La Compagnia della Serenissima è il primo volume di una trilogia di genere fantasy storico ambientata a Venezia e che ha come protagonisti un gruppo di ragazzi come tanti che si trovano improvvisamente in possesso di poteri magici straordinari, in un momento però dove la magia è duramente perseguitata e i maghi e le streghe messi a morte. Essi si troveranno quindi non solo a dover combattere per la loro sopravvivenza, ma anche per Venezia stessa, la cui storia affonda in radici ben più oscure e misteriose di quanto credano.

 

  1. Il romanzo si snoda attraverso tre linee temporali. Qual è l’idea dietro questa scelta?

 

Ho sempre amato i salti temporali e i viaggi nel tempo, soprattutto quando realtà molto diverse da loro si incontrano e, talvolta, si scontrano. Spesso mi sono chiesta che cosa sarebbe accaduto se personaggi di epoche diverse si fossero incontrati nel presente – o nel passato, perché no? È una scelta che si cela spesso dietro alle mie storie e ne La Serenissima mi sono particolarmente divertita a saltare avanti e indietro nel tempo.

 

  1. Venezia rientra fra le città che ho visitato, anche se ormai questa cosa risale alla terza media. Inutile dire che la magia e il mistero che si annida fra i canali è foriero di un sacco di storie del genere. Che tipo di fascino esercita su di te?

 

Ho visitato Venezia per la prima volta nel 2007, due settimane prima che mi venisse l’ispirazione per La Serenissima, e devo ammettere che per me fu un vero e proprio shock. Non riuscivo letteralmente a credere ai miei occhi, ogni cosa sembrava uscita da un universo fantastico che però in quel momento mi sembrava incredibilmente reale. Una città senza tempo, circondata dal mare, piena di canali e di passaggi segreti, la cui storia è talmente piena di intrighi e di fatti incredibili da aver subito catturato la mia immaginazione. “Se dovessi leggere un racconto di streghe o di pirati, credo che lo vorrei vedere ambientato proprio a Venezia”, ho pensato lì per lì. E così è stato. Senza contare che Venezia è quanto di più lontano e diverso possa esistere da Roma, la città dove sono cresciuta, e credo che anche questo abbia influito sull’impatto emotivo che ha avuto su di me.

 

  1. Il tuo è dunque un romanzo fantasy storico. Cosa ne pensi, tu, della categoria? Inserire la magia in un contesto realistico è un rischio o un’idea semplice?

 

Il fantasy storico è uno dei generi che prediligo in assoluto, ma sono anche consapevole della sua complessità. Già il genere fantasy in sé, infatti, è quanto di più difficile e insidioso si possa intraprendere, figuriamoci quando bisogna mescolare la realtà al mondo paranormale: il rischio di cadere nel paradosso e nella banalità è veramente alto, soprattutto se ci si muove in un contesto storico. Prima ancora di impugnare la penna, serve moltissimo studio e una riflessione accurata sulla direzione in cui si vuole far andare la storia.

 

  1. Veniamo allora ai protagonisti citati nella sinossi: chi sono Luigi e Colomba? Quanto c’è di te in loro?

 

Luigi è un giovane aristocratico dalla battuta sempre pronta e una scarsa attenzione verso le regole e l’etichetta, mentre Colomba ha una storia molto più oscura: ultima erede di una famiglia di maghi sterminata per via della loro natura, è costretta a vivere nascosta all’interno della Ca’ Rosa e a celare il suo volto dietro la maschera che darà origine alla sua identità segreta, quella della Dama Nera. I due finiscono inesorabilmente per incontrarsi e, una volta venuti a conoscenza di rispettivi poteri magici, daranno inizio a un’amicizia che si trasformerà ben presto in amore. Diciamo che c’è molto di me in Colomba, soprattutto dal punto di vista caratteriale: in apparenza timida e fragile, perennemente in lotta contro i propri demoni, possiede in realtà una forza e un coraggio incredibili, soprattutto quando si tratta di difendere coloro che ama. Luigi invece non ha nulla di me, ma all’epoca mi sarebbe molto piaciuto stare con un ragazzo come lui!

 

  1. Immagino che entrare nella silenziosa Venezia del Settecento ti abbia portato a fare un sacco di ricerche anche bizzarre, vero? Puoi parlarcene?

 

Come dicevo, per scrivere un romanzo storico bisogna documentarsi con molta attenzione sul periodo in cui si vuole ambientare la storia, per permettere al lettore di riviverlo con chiarezza nella propria immaginazione. Per questo, per alcuni mesi ho fatto parecchie ricerche sulla storia di Venezia e sulla vita quotidiana a quei tempi, facendo delle scoperte curiose e divertenti. Per esempio, il Carnevale allora durava molto più di adesso, iniziando addirittura a partire da Santo Stefano, ma talvolta i festeggiamenti cominciavano da ottobre. Inoltre, le dame amavano ornare i loro corpi con dei nei posticci, i quali celavano indizi sul loro carattere a seconda della posizione, e utilizzavano i ventagli per inviare messaggi silenziosi ai loro potenziali corteggiatori. Molto in voga era anche imprimere spartiti musicali sui ventagli stessi. Poi ci sono stati dettagli più macabri, come per esempio la sorte dei prigionieri politici che venivano catturati dai Signori della Notte, la polizia segreta di Venezia. Venivano portati nella cosiddetta Camera del Tormento, situata proprio sopra le ricche sale ornate di ori e di stucchi del Palazzo Ducale, e qui venivano sottoposti alla tortura della corda, che portava alla slogatura delle articolazioni delle spalle dopo una serie di strappi e cadute da diverse altezze. Se venivano giustiziati, il patibolo veniva eretto tra le due colonne in piazza San Marco; altrimenti, per loro c’erano le prigioni: i Piombi (situati nel soffitto del Palazzo Ducale, dove d’estate il caldo era a dir poco soffocante) o nei cosiddetti Pozzi, dove le celle spesso sovraffollate erano talmente piccole e anguste da risultare arduo mantenere la stazione eretta. Li ho anche visitati e sono un autentico labirinto, in grado di mettere a dura prova i nervi di chiunque soffra di claustrofobia. L’intero Palazzo Ducale è in ogni caso un brulicare di stanze e passaggi segreti, dove spie di ogni genere hanno trovato pane per i loro denti! E sicuramente questo contrasto tra la ricchezza sfrenata e i sordidi anfratti che va a celare appena sotto la sua superficie non ha fatto altro che alimentare l’universo magico e pericoloso in cui si muovono i protagonisti.

 

  1. Ci sono allora momenti comici durante la storia o ti è capitato qualcosa del genere durante la stesura?

 

Sicuramente i momenti comici non sono mancati. Il mio preferito è quando Luigi, costretto a partecipare al ballo di Carnevale al Palazzo Ducale, decide di darsi alla fuga in maniera decisamente poco ortodossa. Non posso dire nulla per evitare spoiler, ma è stata una scena veramente divertente da scrivere. Lo stesso personaggio di Luigi, al contrario di Colomba, è di per sé molto ironico e sempre pronto alla battuta. Sappiate che, se c’è lui in giro, sicuramente riuscirà a mettervi di buon umore!

 

  1. La copertina richiama una maschera tipica del Carnevale, per il resto è molto buia e scura. È un modo per dirci “sì, aspettatevi dei toni sommessi che scrutano nell’oscurità, perché non tutto è come sembra”?

Senza dubbio, l’immagine in copertina richiama Colomba e la sua identità segreta. La Dama Nera è infatti la vera protagonista del romanzo, e il colore nero rappresenta l’oscurità che si cela dietro gli ori e gli sfarzi della Serenissima ormai giunta al suo inesorabile declino. Inoltre, la scelta del nero non è affatto un caso: tutte e tre le copertine dei romanzi sono state infatti già progettate da tempo e avranno come colori principali il nero, il bianco e il rosso, rispettivamente le tre fasi del processo alchemico (nigredo, albedo, rubedo). L’intera trilogia, infatti, rappresenta un profondo e inesorabile processo di trasformazione di Venezia stessa, e la magia ne sarà il mezzo.

  1. Tu sei, come me, una self publisher. Qual è la tua opinione riguardo questo mondo?

 

Il self-pulishing è un mondo fantastico e, rispetto a qualche anno fa, offre delle concrete possibilità agli autori emergenti di farsi conoscere e di costruire un profilo professionale di tutto rispetto. Attualmente, ritengo che molti dei romanzi autopubblicati abbiano raggiunto la stessa dignità di quelli selezionati dalle case editrici. Inoltre, trovo che il self-publishing dia la possibilità di esprimere la propria vena creativa senza alcun freno, confrontandosi direttamente con il pubblico e dando così l’opportunità a ciascun autore di orientarsi in generi e terreni ancora inesplorati. Questa, per me, è una grande risorsa. Del resto, negli ultimi anni il mondo dell’editoria è andato incontro a un’evoluzione pazzesca e le stesse case editrici se ne stanno rendendo conto. Basti pensare alla nascita di piattaforme come Wattpad, dove sono nati alcuni degli attuali best seller attuali, allora pubblicati quasi per gioco e condivisi sul Web senza alcun limite o scopo di lucro, solo per il gusto di leggere insieme una bella storia, qualcosa da raccontare e confidare agli altri.

 

  1. Qual è la tua opinione, invece, riguardo le fan fiction? Vieni da EFP, come me, quindi cosa ne diresti se qualcuno volesse usare i tuoi personaggi per una fan fiction?

 

Ritengo che le fanfiction (quelle fatte bene!) siano un ottimo terreno di prova per chiunque voglia esercitarsi seriamente nella scrittura. Sperimentare nuove trame, approfondire i personaggi, ambientare una storia conosciuta in un nuovo universo, oppure semplicemente buttare all’aria tutto: le possibilità sono pressoché infinite e valgono quanto gli esercizi di stile di una scuola di scrittura creativa! Il fatto poi di potersi confrontare con altri autori in maniera diretta e immediata (qualora le critiche siano costruttive, attenzione), mi ha permesso di crescere moltissimo dal punto di vista autoriale e lo stesso è accaduto anche ad altri autori attivi su Efp.

Per quanto riguarda eventuali fanfiction su La Serenissima, perché no? Sarei molto curiosa di vedere i miei personaggi attraverso l’immaginario di qualcun altro, magari muovendosi in contesti del tutto diversi da quelli in cui li avevo immaginati. Se un giorno qualcuno volesse provarci, io sarei la prima a leggerli e a stupirmi!

 

  1. Tornando alle ricerche, è stato più difficile parlare del Settecento, del V secolo dopo Cristo o del 2007?

 

Il Settecento, anche perché il pericolo di commettere errori e incongruenze temporali era sempre dietro l’angolo! Per esempio, nella prima stesura c’era una scena in cui i protagonisti attraversavano la città in sella a dei cavalli rubati al Doge… salvo poi scoprire che a Venezia questi animali non potevano assolutamente accedere! Mi è dispiaciuto moltissimo dover tagliare quella scena, ma mi sono ripromessa di inserirla sulla terraferma nel secondo volume.

 

  1. Hai una playlist musicale legata al romanzo?

 

Certo, e qui apriamo un tasto molto doloroso. Sembrerà assurdo, ma la maggior parte delle scene me le sono immaginate con l’accompagnamento delle canzoni dei Linkin Park. Li ho scoperti proprio in quel periodo e da allora hanno accompagnato ogni mia sessione di scrittura. C’è una loro canzone dietro ogni espressione, ogni dettaglio. Il loro sound così complesso ed eterogeneo ben si adatta alle mille contraddizioni di una città come Venezia, almeno a mio parere. La tragica morte del cantante Chester Bennington due anni fa ha reso molto difficile l’avanzamento del secondo volume, per questo sto attualmente esplorando altri artisti e tracce che diano una nuova anima alla storia. Per fortuna, ho avuto anche altre canzoni che mi hanno aiutata nella scrittura, prime fra tutte quelle che compongono la colonna sonora di Marie Antoinette di Sofia Coppola, tra l’altro uno dei miei film preferiti.

 

  1. Concludiamo questa piacevole chiacchierata con un saluto! Adoro questo tipo di idee e ti ringrazio tanto per avermene parlato!

Grazie a te per l’intervista. A presto!

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