Condivisione: lascia dormire il sognatore.

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È con grande gioia aver aperto un angolino anche di domenica, e per la prima volta approda in queste terre anche un collega… maschio!

Si chiama Danilo Cinelli e si è cimentato in un’opera, “Lascia dormire il sognatore”, che trovate qui. 

Come per tutti quelli che passano di qua, in questa casetta in Canadà, vorrei che si sentissero a casa propria quindi posso ben dire che ilo suo è un Fantasy assolutamente da comprare, urgentissimo.

Vi chiederete: ma quale sarà mai la sua sinossi?

È presto detto:

Uno spirito errante che ha perduto i ricordi della sua vita e la capacità di sognare, vuole sovvertire il suo destino e tornare ad abitare un corpo umano. Lo spirito invade la mente di Mauro, un giovane e malinconico sognatore che si sta riposando in un luogo tranquillo, ai piedi di un mandorlo fiorito su una collina ai confini del mondo. Il ragazzo sta cercando di fuggire dai suoi problemi nella realtà, ma non vuole perdersi nelle illusioni della mente. Vuole solo trovare un posto speciale in cui sentirsi vivo e felice. Lo spirito anima la debole volontà del sognatore, e lo costringe ad affrontare un arduo viaggio nella dimensione onirica per raggiungere la Fonte del Sogno ed esprimere il suo desiderio di rinascita. Durante l’esplorazione incontreranno bizzarre creature che popolano microcosmi affascinanti. Tra esse c’è Red, un saggio pesce rosso che nuota fuori dall’acqua. L’animale si propone come guida per i viaggiatori, avvertendoli dei pericoli che si nascondono sia negli angoli tenebrosi che nella bellezza a prima vista. La fantasia mostrerà i suoi lati oscuri, e ciò che sembra puro e spontaneo è destinato a rivelare la vera natura ingannatrice.

Date dunque 148 pagine di tempo a questo libro e vi prenderà come se non ci fosse un domani!

Così ho deciso di ospitarlo. Gli ho posto qualche domanda ed è venuta fuori una bella chiacchierata che riporto qui di seguito:

 

  1. Ciao, Danilo! Vengo subito al punto: di cosa parla “Lascia dormire il sognatore”?

“Lascia dormire il Sognatore” è innanzitutto un invito ad affrontare un viaggio surreale, folle e metaforico all’interno della mente di un sognatore. Lo considero un percorso di crescita, non solo del protagonista, ma anche a livello individuale, sia come scrittore che come persona. Nel tempo si è riempito di pensieri, emozioni e visioni di un’esistenza che cerca continuamente la sua ragion d’essere. Questa storia è figlia di tormenti e problemi di depressione che ho affrontato nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, e sentivo il bisogno di raccontare la mia esperienza e la realtà con uno sguardo fantasioso. I Sogni sono immagini del passato rielaborate dal cervello che riemergono improvvisamente, a volte come creature pacifiche in atmosfere meravigliose, altre ancora sono le nostre paure che creano mostri per incubi violenti dal quale non vediamo l’ora di svegliarci. L’essenza del libro è dunque la necessità di esplorare i Sogni e gli Incubi come ponti che ci guidano nel profondo dell’animo; un luogo in cui nascondiamo tutte le questioni irrisolte che ci bloccano, al fine di ritrovare la strada che conduce al nostro “Posto Speciale”.

  1. Il tuo è un romanzo fantasy gotico. Cosa ti affascina di questo genere?

Del Fantasy mi affascina la possibilità di esplorare nuove visioni del nostro mondo. La fantasia è un fiore che cresce lentamente, ma che assorbe nel suo terreno tutte le idee che scorrono liquide attraverso libri, film, musica, esperienze personali. Nel libro uso il Fantasy per indagare il mistero dell’esistenza attraverso metafore della realtà, un po’ come avveniva nelle fiabe; storie che ci hanno insegnato valori fondamentali nascosti tra intrighi di castello, sortilegi, maghi, streghe, draghi, principesse, cavalieri, giganti e tutto ciò che ci ha divertito e al tempo stesso spaventato da bambini.

  1. Qual è la tua opinione, invece, riguardo il Fantasy in generale? Genere troppo “saturo” oppure c’è ancora qualcosa di inesplorato?

Dipende dall’uso che vogliamo fare della nostra fantasia. Premesso che ogni opera dell’ingegno umano merita rispetto, se percepiamo il Fantasy solo come un contenitore multimediale di vampiri, licantropi o scuole di maghi, significa che non abbiamo abbastanza curiosità di percepire nuovi orizzonti, e che ci accontentiamo del superfluo. Il Fantasy è un genere molto importante che avvicina i giovani alla lettura, e già questo lo rende rispettabile. Il problema è che in tanti tentano di imitare i grandi successi tradendo la propria creatività, con l’unico Sogno di diventare una nuova Rowling o un nuovo Gaiman. Quei Fantasy sono un buon inizio per alimentare la fantasia. Tutto è “ispirazione”; anche un bicchiere d’acqua può contenere la storia di un liquido magico che dona la giovinezza. Se pensiamo a Star Wars, un mito assoluto del cinema, pioniere della moderna fantascienza, è essenzialmente un contenitore di idee e stili provenienti dal cinema di samurai di Kurosawa, dai western di John Ford e da leggende medievali. Questo lo dico da ammiratore assoluto della saga e del cinema in generale, per far capire che anche i “grandi” attingono le loro idee da chi li ha preceduti e formati; l’importante è mettere su carta anche ciò che risiede nella propria personalità.

  1. Mauro sembra un personaggio molto complesso. Puoi parlarci di lui?

Mauro è per prima cosa un essere umano, e come tale incorpora un antico conflitto esistenziale sulla via della crescita. Mauro è un ragazzo comune, malinconico, che non riesce ad adattarsi alla realtà che lo circonda, e maledice il destino per questo. Eppure, pur essendo un creativo, non ha più voglia di lasciarsi sedurre dalle illusioni della mente, perché consapevole che sono inconsistenti, destinate a sparire e a produrre ulteriori delusioni mentre tenta di afferrarle. Lui non vuole entrare nel suo animo e lo rinnega in una landa desolata dell’inconscio sorvegliata da un gigante di pietra. Troviamo Mauro in fuga, alla ricerca di uno spazio in cui definirsi, sul confine che separa la realtà dalla fantasia. Ben presto dovrà compiere un passo importante; dovrà discendere dentro di se per affrontare i mostri che mettono a repentaglio due universi paralleli.

  1. Lo spirito errante e Mauro, possiamo dirlo, si sono trovati. Questo è perché in tutti noi abita un vuoto che cerchiamo sempre di colmare?

In ognuno di noi c’è un vuoto che provoca le vertigini, anche nelle persone che credono di essere più forti e capaci. In definitiva persiste il bisogno di ottenere uno spazio in cui reclamare la propria esistenza nell’universo. Nella realtà odierna viviamo come ombre sfuggenti e il tempo scorre sempre alla stessa maniera; non abbiamo più la percezione dei giorni e degli anni, e li viviamo come un occasione mancata per qualcosa d’importante. Nel libro, infatti, ho inserito una dedica che è rivolta alla mia generazione; a tutti i nati tra gli 80 e i 90.  In comune abbiamo la stessa capacità di sognare, e il nuovo millennio è sorto nella convinzione generale di poter costruire un mondo nuovo. Ben presto, però, ci siamo accorti che non era cambiato nulla. Possediamo più dispositivi tecnologici, ma l’umanità perde costantemente qualcosa di se. Eppure, tra mille difficoltà legate al lavoro, alle spese, alle incertezze, all’emarginazione di alcune categorie sociali, i “Sognatori” non hanno perso il desiderio di cercare la propria stella negli occhi dell’universo.

  1. Non pensi che la “Fonte del Sogno” abbia in realtà una doppia valenza? Ossia, quel che cerchiamo in realtà può avere un animo ingannatore?

Un Sogno può ingannare un animo ingenuo. Ti faccio un esempio: intorno i 16 anni, provai a scrivere un romanzo che nelle intenzioni doveva diventare una trilogia. La scrittura è stata da sempre una mia passione, e in quel momento, pensavo di aver scritto un capolavoro assoluto. Ovviamente, non fu così. La realtà mi fece tornare con i piedi per terra, e per un po’ di tempo ho abbandonato tutto. Anni dopo ho capito che non potevo catturare un Sogno con un retino e metterlo in gabbia come un uccellino. Dovevo coltivare la mia passione con l’esercizio, le letture, con le esperienze di vita, e anche quel momento orrendo del passato diventò un passo importante sulla strada della crescita. Pubblicare “Lascia dormire il Sognatore” è stata una grande soddisfazione e il coronamento di un lungo lavoro, ma è solo una tappa verso la “Fonte del Sogno”. Un’esperienza che mi sta aiutando a superare i miei limiti, e nel bene o nel male, in futuro saprò se affrontare una nuova scrittura con maggiore consapevolezza.

  1. Il romanzo ha avuto dei “blocchi” o lo hai scritto con una certa velocità?

Ho impiegato quattro anni a scrivere il libro, e nulla è filato liscio. Mi sono bloccato tante volte. La storia ha cambiato forma e dimensioni, e solo dopo tante prove ho trovato il modo giusto di comunicarla.

  1. Durante la stesura, hai ascoltato qualcosa o scrivi in silenzio?

Per scrivere ho bisogno di assoluto silenzio. Per questo motivo scrivo sopratutto di notte; quando gli altri sognano, io trasferisco su carta i miei. La musica, però, è essenziale per trovare la concentrazione. Di solito trascorro un’ora con le cuffie ad ascoltare le canzoni che amo. Per questo libro sono stati d’ispirazione i Radiohead, i Muse, i Pink Floyd, gli Arcade Fire, Moby, M83, Marilyn Manson, e tanti altri.

  1. Io e te siamo “colleghi” maschi in un mondo, quello del self, a maggioranza femminile. Qual è la tua opinione in merito?

Secondo me, la strada “self” è difficile per tutti gli autori. Delle colleghe autrici ammiro sopratutto il coraggio e la determinazione nel mettersi in gioco, nel credere nei loro progetti e di saper coinvolgere i lettori nelle loro storie. Sento di aver molto da imparare. In generale, per noi autori emergenti ci sono molte porte sbattute in faccia, ma questo è un percorso che va affrontato a piccoli passi, imparando a rialzarci quando cadiamo. Una cosa che non sopporto in questa mia esperienza, sono gli approfittatori; parlo di alcuni blogger o follower di Instagram che chiedono di collaborare con gli autori, si fanno spedire i libri con la promessa di una recensione, ma che spariscono, non leggono, o peggio, si rivendono i libri. Sono persone che non rispettano il nostro lavoro, la fiducia e le spese che affrontiamo per le ristampe e le spedizioni.

  1. La domanda è d’obbligo: “sogno” o “realtà”?

Entrambi! Non lo dico per sembrare Ponzio Pilato, ma perché credo che la realtà ispiri i sogni, e che i sogni ci aiutino a comprendere la realtà. Io sono più incline a scegliere “l’equilibrio” tra le due dimensioni.

  1. Red è un pesce molto particolare, che nel romanzo fa da “aiutante dell’eroe”, volendo utilizzare gli archetipi. Come ti è venuto in mente di creare un pesce fuor d’acqua… letteralmente?

Red è un personaggio che amo con tutto il cuore. L’idea era creare un personaggio come un mix tra il Virgilio che guida Dante nei gironi dell’Inferno e il Grillo parlante che insegna a Pinocchio a vivere e a scegliere il bene piuttosto che il male. Red però è anche un padre affettuoso e una guida affidabile. Ho voluto farlo nuotare fuori dall’acqua perché il nostro mondo è solo un acquario più grande che contiene il destino dell’umanità. Ho da sempre visto il cielo come un vetro che separa il nostro habitat dall’acquariofilo che lo ha creato. Inoltre, sono un grande estimatore del Surrealismo, sopratutto delle opere di René Magritte, con la sua capacità di trasformare il “comune” in “speciale”. E Red lo è.

  1. In quanto blog comico, buttati anche tu e raccontami un aneddoto divertente collegato alla stesura del romanzo o alla trama stessa!

Uno c’è. Era tarda notte e stavo scrivendo un passaggio della storia in cui dei fantasmi emergono dalla polvere per assediare il protagonista. Ad un certo punto, decido di fare una pausa per schiarire le idee. Vado in cucina, prendo uno snack e qualcosa da bere. Torno in camera e noto qualcosa di strano. La pagina Word ha delle scritte confuse tipo “ahjhhsciwcic”. Inizio a pensare che alcuni di quei fantasmi vogliano comunicare con me. Mi vengono i brividi; mi guardo attorno e nella stanza non c’era nessuno. Poi, scopro la verità. La mia gatta, Fujiko, emerge dal nulla e si sdraia di nuovo sulla tastiera, ma non voleva le coccole; aveva finito i croccantini nella ciotola.

  1. Che cosa significa la copertina?

Mi sono divertito a disegnare personalmente la copertina perché sono diplomato in grafica pubblicitaria e adoro disegnare. Ho scelto di rappresentare l’Albero perché è la creatura chiave della storia. Inoltre, mi sono ispirato ad “Yggdrasill”, l’albero della vita nelle leggende nordiche che sostiene la volta celeste ed è fonte del nostro destino. Un albero è considerato un essere vivente che tiene in contatto la realtà terrena a quella spirituale, e il Mandorlo nel libro è il punto di partenza del viaggio onirico di Mauro. Ho realizzato un disegno semplice, inserendolo in un cerchio per richiamare la consistenza di una bolla di sapone, simbolo della fragilità del Sogno. I tentacoli però mettono alla prova l’attenzione dell’osservatore; ciò che sembra puro e accogliente in alto, è minaccioso e inquietante in basso come un mostro pronto a consumare un anima ingenua. Ed è proprio la natura di questa storia; inseguire un Sogno con il rischio di perdersi in una crudele Illusione.

  1. Penso che la ricerca di sé possa essere davvero un tema che riguarda chiunque noi, quindi ti ringrazio di averne parlato nel tuo libro. In fondo, siamo tutti un po’ Mauro. Complimenti per l’idea e grazie per aver accettato di parlarne con me!

Grazie a te Andrea per avermi concesso questa opportunità di parlare del mio libro. Le tue domande sono state bellissime e mi hanno messo alla prova. Spero di riuscire a lasciare un messaggio importante (credere sempre nei sogni, al costo di affrontare se stessi), delle riflessioni sulla vita e tante emozioni contrastanti nei lettori che affronteranno questo viaggio. Un abbraccio. Danilo.

 

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