Il sale e il sangue/22

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“Pare che dovremmo fermarci in rada” disse Frank Copperfield, dopo essersi consultato col nostromo e col timoniere.

Eric sospirò. La città non era molto distante, ma il pescaggio della goletta non permetteva di proseguire oltre e quindi occorreva scendere e bagnarsi.

Mary, tuttavia, era già scesa incurante del pericolo e correva verso la spiaggia.

“Che villaggio è questo?” chiese Eric, distogliendo lo sguardo da quel raggio di felicità e gioia di vivere che era quella donna.

“Il villaggio di Suprim” disse Francis Norald. “Ve l’abbiamo già detto”

“Oh… sì, certo” disse il Cacciatore. Sapeva di non aver fatto una bella figura, ma c’erano altri pensieri che si muovevano nella sua testa.

Il villaggio di Suprim sembrava costruito dalla natura, talmente era progettato alla perfezione e armonico col paesaggio circostante. Non sembrava neanche che si stesse in un fiordo: le case erano larghe e sembravano spaziose, nessuno utilizzava mezzi a ruote e i pescatori non usufruivano di nulla più grande di una barchetta.

“L’aria salmastra e frizzantina che si sente qui non lascia pensare che ci siano agenti di Blackfield, qui” disse il Cacciatore a Nick e Patrick, scesi assieme a lui dalla goletta. “Tuttavia, occorre controllare. Potrebbe esserci un indizio, qualsiasi cosa che possa essere ricondotto a… lui”

Non aveva ancora smesso di pensare a che faccia avrebbe potuto avere e soprattutto in che modo avrebbe voluto sfigurarla. Inoltre, quel luogo non aveva proprio le caratteristiche richieste da quella dannata frase, secondo la quale il covo del pirata si troverebbe dove le nuvole incontravano il mare.

“Lui chi?”

Una voce s’intromise nei molteplici pensieri del Cacciatore, che, involontariamente, prese a cercare Mary percorrendo con lo sguardo le vie principali.

C’era un uomo che stava cucendo le sue reti, seduto sulla sua barca.

“Non sono affari che vi riguardano, messere” disse sbrigativo il Cacciatore, e fece cenno a Nick e Patrick di entrare in città, convinto di trovare un covo quanto prima. Tuttavia, l’uomo sulla barca non aveva terminato di parlare.

“Io conosco il volto di Steven Blackfield, se vi interessa”

Eric tornò a guardarlo. Il vecchio sorrideva, sdentato.

“Va bene” commentò dunque, tornando al porticciolo. “Come fare a sapere chi sono io?”

“Le voci girano” rispose semplicemente il vecchio. “È già da un po’ che il Re vi ha convocato, e il nome del Cacciatore ha fatto il giro del mondo. Ora, non vi conosco molto bene né conosco il motivo per cui la gente si agita tanto al sentire il vostro nome, ma se mi liberate dei pirati ve ne sarò molto grato”

Eric non sapeva cosa dire. Stava osservando il volto di quell’uomo, che sorrideva. C’era una strana luce nei suoi occhi neri, come se stesse ammiccando. Eppure non sembrava una spia di Blackfield, lo percepiva da alcune vibrazioni. Inoltre, non aveva quel tipo di carattere per cui i peli sulla lingua impedivano di parlare, anzi, un uomo che si offriva di descrivere quel volto era l’ultima persona che un pirata penserebbe di arruolare, soprattutto se come Steven era considerato scomparso da sei mesi.

“Nessuno fa niente per niente, vecchio, e io ne ho viste veramente troppe per cascare in questa trappola. Che cosa volete in cambio?”

“Diecimila dobloni d’oro” rispose il vecchio, sempre gioviale.

Diecimila dobloni d’oro… come se al posto del mare si navigasse in mezzo alle monete. Probabilmente non conosceva neanche quel maledetto volto e cercava semplicemente polli da spennare.

“Ci penseremo su” disse Eric, che non riusciva a non pensare che il vecchio stesse dicendo la verità.

Una volta che lui e i due che lo seguirono si furono allontanati, gli si avvicinò Francis Norald e il timoniere.

“Buon uomo” esordì Norald, guardando lo sguardo divertito del vecchietto “ho sentito che voi conoscete il volto di Blackfield”

“È esatto, ma il Cacciatore, sempre che sia lui, non mi vuole ascoltare”

Norald non poté nascondere un moto di sorpresa.

“Sempre che sia lui? Cosa intendete dire?”

Per un attimo sembrò che il cielo si oscurasse. Il mare del dubbio tornò ad inondare gli animi dei due dell’equipaggio di Eric che erano ancora diffidenti nei suoi confronti.

Il vecchio, se possibile, allargò ancora di più quel sorriso: si stava divertendo moltissimo alle spalle di alcuni sprovveduti che erano scesi in acqua ben prima di approdare, per paura che la barca finisse in secca. Se non altro, sapevano come portare un’imbarcazione.

“Be’” rispose il vecchio “io conosco il pirata chiamato Steven Blackfield, anche perché, quando è sbarcato, si è presentato e ha messo a ferro e fuoco questo paesino, che ora vedete florido solo dopo un grandissimo lavoro da parte di noi tutti. Dopo la Battaglia dell’Aurora, però, molti pirati sono scomparsi, morti sotto i colpi del Re Ammiraglio… alla fine, credo proprio che la vittoria sia stata di Sua Maestà, ma che molti non vogliano ammetterlo solo perché il capo della fazione opposta ha tagliato la testa all’altro, quindi…”

“Non tergiversate! Perché secondo voi il Cacciatore potrebbe non essere lui?” incalzò Norald, preso dal panico.

“Non avete ancora capito? Come potete fidarvi di un uomo di cui non si conosce la provenienza e dice chi dice di essere solamente perché ha il mandato del Re?”

Calò fra loro un silenzio assordante.

“Secondo me il Cacciatore è morto, e lui è solamente un impostore” concluse il vecchio. “Indagate”

Norald e il timoniere non ebbero il coraggio di guardarsi, perché sapevano che entrambi avevano una faccia senza colore e non volevano vedere il volto della paura dipinto nell’altro, ovvero in se stessi. Tuttavia, in entrambi il cuore cominciò a battere all’impazzata e, gradualmente, dovevano cercare necessariamente un modo per calmarsi.

“L’equipaggio non ci seguirà, sono diventati fedelissimi” sussurrò il timoniere a Norald. “Siamo soli, soli contro la squadra del Cacciatore che lo segue ciecamente”

Così, salutando il vecchio che comunque era tornato alla sua occupazione, entrò nel paese.

Tutto sembrava tranquillo, non c’era molto movimento per le stradine e le persone tendevano a sbrigare le loro faccende camminando velocemente. Persino nel tempio dedicato al Dio Azzurro, signore del mare, c’era calma piatta, quando di solito in quel periodo dell’anno, alle porte dell’estate, c’era sempre qualche celebrazione.

“Non c’è una piazza, una locanda…? Niente? Dove sono gli altri?” chiese il nostromo, aumentando la propria tensione nervosa.

“Oh, siete qui!”

Una voce dietro di loro fece sobbalzare i due uomini, che si voltarono e stavano per urlare, ma poi riconobbero in Patrick il proprietario di quella voce.

“Cosa c’è?” chiese Norald, il più gentilmente possibile. Sapeva che Patrick era sensibilissimo a qualsiasi cosa gli venisse detta, lo aveva imparato nei giorni di navigazione.

“Ecco… abbiamo bisogno di aiuto!”

I due guardarono Patrick perplessi, come per incoraggiarlo ad andare avanti.

“Mary non si trova più! È stata rapita!”

Sia il nostromo che il timoniere furono scossi da quella notizia e decisero di cercarla per tutto il paesino.

Nel frattempo, Eric aveva il cuore in gola, mentre col fiatone si stava riposando appoggiando la schiena contro il muro.

Quel posto era pieno di pirati e lui aveva fatto la domanda sbagliata a gente sbagliata.

Eppure sembrava gente per bene, stavano semplicemente fumando dei sigari fuori da quella che sembrava una locanda.

“Avete per caso visto una ragazza un po’ bassa, con folti capelli neri, le lentiggini e gli occhi verdi?” chiese, e improvvisamente l’uomo a capotavola si alzò urlando “È il Cacciatore! È lui!” estrasse la pistola e gli sparò, ma per fortuna Eric aveva capito cosa stesse per fare e scappò mentre cercava di estrarla.

Adesso, però, aveva tutto il paese alle calcagna. O meglio, la parte del paese collusa coi pirati.

Quel vicolo era piuttosto carico di cianfrusaglie come scale di legno, bancali, cuscini che sembravano pieni di paglia e alcune pozzanghere.

Per quale motivo erano tutte accatastate in quel luogo? Che servissero per una barricata?

I pirati stavano forse cercando il momento opportuno per prendere la città? Eric non sapeva che cosa pensare. Forse erano i cittadini onesti che pensavano di prendere la città e l’avevano costruita loro per difendersi.

Sentì dei passi, i criminali stavano arrivando… e Mary non si trovava.

“Chiedo scusa”

La sua voce. No, non poteva essere, Mary era stata rapita…

Eppure era lì, rannicchiata sopra il cumulo che aveva visto prima, sorridente, anche se un po’ sporca e ferita in più punti.

“Mary!” esclamò lui sgranando gli occhi, come spesso capitava quando si trattava di lei. “Dove sei stata?”

“A risolvere il caso Blackfield, no?”disse lei, ridacchiando. “Ho trovato il ritratto a cui tieni tanto”

E, come se niente fosse, estrasse da una tasca dei suoi larghi pantaloni un disegno. Il disegno che popolava i sogni di Eric Van Jeger.

Era il ritratto di un uomo che poteva avere più o meno la sua stessa età, i capelli corti e lo sguardo sarcastico tipico della gente pronta a giudicare il prossimo anche senza volerlo.

Sul mento e tutt’attorno alla bocca, c’era una barbetta. Quel disegno poteva essere così realistico da sembrare un dipinto.

“Come l’hai ottenuto?” chiese Eric.

“Be’, sono stata rapita, effettivamente” ammise Mary. “C’è un covo, appena fuori città, che sta organizzando alcune barricate per dei tafferugli in modo da prendere la città e farne un porto per Blackfield. C’è il suo dipinto ed io l’ho disegnato a memoria mentre scappavo. Per fortuna il legno dove mi hanno legata era marcio”

Mary aveva dimostrato di essere un’eccellente artista, e dire che erano ore che la cercavano.

“Va bene” tagliò corto Eric “adesso sbrighiamoci a scappare, ci stanno cercando”

“No” disse Mary “io voglio aiutare la gente a liberarsi dei pirati, e lo farò con o senza il tuo aiuto”

Detto quello, sparì ancora una volta, non senza urlare “Chi è il prossimo?”

Eric dovette ammettere che se era stato inviato dal Re, doveva anche fare terra bruciata attorno al pirata. Era vero, alla fine, che conoscere il suo volto non lo aveva portato avanti nelle indagini. Tuttavia, avere un porto alleato e libero dalle spire di quel maledetto rispondeva esattamente alle sue esigenze.

Suonò un campanile da qualche parte, seguito da alcune cannonate.

La battaglia era iniziata.

2 pensieri su “Il sale e il sangue/22

  1. Il povero Cacciatore-non-cacciatore non può, da contratto, avere mai una gioia.
    Ora che si è ritrovato finalmente a terra e che anche lui ha avuto un nuovo indizio sul tanto temuto Blackfield si trova circondato da simpatizzanti coi pirati, braccato e con una donna in preda alla sete di giustizia da inseguire. Un’altra giornatina leggera, insomma!
    Altro bellissimo capitolo che mi ha fatta immergere in questa bella avventura! Complimenti!
    Ora andiamo a menare un po’ di pirati!

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