Tutti i miei difetti.

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Questo racconto partecipa al XXIX Challenge del circolo di scrittura creativa “Raynor’s Hall” dal tema DIFETTO.  Spero vi piaccia!

Sai qual è il tuo più grande difetto? Che non ascolti mai, ecco qual è!

“Io non ascolto mai? Ma se sono un orecchio, certo che ascolto!”

In effetti ha ragione. Io, che sono il Timpano, dovrei saperlo meglio di chiunque altro, tuttavia non gli do molto peso perché la mia è una invettiva importante.

“Davvero, devi ascoltarmi. Tu sei un Orecchio, no? E le parole vengono recepite se pronunciate in un italiano intellegibile e dal volume abbastanza alto per distinguerle tutte, giusto?”

“Credo di sì” dice l’orecchio.

“Bene” dice l’altro. “Perché non puoi non capire una cosa più semplice di questa. Mi stai ascoltando?”

“Sì” dice l’orecchio. “Ma perché me ne chiedi sempre conferma?”

“Perché è un attimo che ti distrai! Davvero, ti metti gli auricolari, ti metti sopra il cuscino, porgi l’orecchio alla bocca che ti confida un segreto! Fai tutto, tranne quella cosa lì!”

“Già” dice lui. “Ma cos’è che dovrei fare e che non faccio?”

“Te l’ho già spiegato!” esclama esasperato il timpano. “Hai presente la notte?”

“La notte? Certo, là dove si dorme”

“Benissimo” commenta il Timpano. “Tu sei lì, sdraiato, che dormi. Ti lasci cullare da Morfeo, che è un po’ il sogno di tutti noi, e inspiri, ed espiri, in una cadenza tanto lenta quanto conciliante”

“Fantastico”

“Appunto, appunto” dice il Timpano. “Stai sognando le cose più mirabolanti. Un blog da più di trecento iscritti, ad esempio”

“Trecentouno?” dice l’orecchio.

“Sì, quello. Oppure, che so, un libro sui puntatori

“Che sogno sarebbe”

“Appunto! E allora perché cavolo lasci che le zanzare ti disturbino la quiete, proprio nel momento in cui stai entrando nella fase REM, costringendoti a rifare tutto daccapo?” sbraita il Timpano.

“Ehm… no, volevo dire fare Oasis” dice l’Orecchio.

“Maledizione! Non capisci proprio nulla!”

Non è importante essere REM o Oasis, secondo lui.

“Ciò che voglio dire è che tu lasci che le zanzare ti entrino dentro. Poi potrebbero anche pungerti, o fare chissà che cosa” spiega il Timpano. “Invece, dovrebbe essere l’unico rumore che puoi anche evitare di percepire. Dai, fallo per tutti noi! Facci passare l’estate in serenità!”

L’orecchio ci riflette su. “Hai ragione” dice infine, dopo qualche secondo. “Non recepirà più quel rumore”

Quella notte l’uomo andò dunque a dormire, e subito, nel silenzio della notte, molte zanzare vanno sul suo orecchio per volargli addosso. L’orecchio decide di non percepire nulla. Nel bagno, un rubinetto perde. Una goccia dopo l’altra.

Plic. Plic. Plic.

La porta del soggiorno, rimasta aperta, sbatte perché sospinta dal vento, chiudendosi dolcemente contro lo stipite, allontanandosi da quello e poi tornando sullo stipite.

Quei rumore, l’orecchio, li percepisce sempre.

“Ma basta! Risolvi un problema e se ne aprono cento! Almeno il rumore della zanzare copriva tutti gli altri!” Esclama il povero Timpano.

“Ecco a cosa servono!” dice l’orecchio.

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