Gli orologi sciolti

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“È vero, avrebbe potuto essere una bella gita, ma effettivamente… non lo è stata. Per niente”

Gino l’orologio birichino, per una volta, non riesce per niente a risollevare la noia pedante di quel pomeriggio estivo. E dire che quell’escursione era cominciata sotto i migliori auspici!

Gino, Astrolabio, Mogorzio e il chiuso Rodolfino sono quattro orologi che escono spesso, e quella domenica è capitata la spiaggia.

“Ma sì, andiamo in spiaggia e vediamo se ci sono orologi femmine in bikini!” aveva esclamato tutto contento Astrolabio.

“Ho una domanda” aveva detto Mogorzio. “In che modo ci sposteremo? Non in pullman, che lo soffro!”

Tutti ricordavano quando Mogorzio aveva vomitato una manciata di secondi che avevano deciso un sacco di episodi non inerenti a ciò che stiamo raccontando. Così i quattro orologi erano andati in elicottero, ma ben presto si erano resi conto che in quella spiaggia non c’era proprio niente da fare. Peraltro il mare non è nemmeno balneabile, ma questo non poteva immaginarlo nessuno.

Stava di fatto che a un certo punto, nel pieno pomeriggio estivo, i quattro orologi hanno cominciato a sciogliersi.

“Dai ragazzi… anf anf… su le mani…”

Per quanto ci provi, Gino l’orologio birichino, non riesce neanche a parlare, figuriamoci a fare acqua gym. La metà superiore è sdraiata su una scrivania, l’altra metà comincia a scendere verso la sabbia che scotta.

Astrolabio, invece, è rilassato sulla schiena di quella che un tempo era una vacca, ma che adesso è un lenzuolo o qualcosa di simile. A un certo punto Astrolabio se ne accorge.

“Non eri tu una vacca, prima?” chiede.

“Sssshhh…” risponde quella, e tornano al mutismo.

Quanto a Mogorzio, è un’ora che chiede aiuto.

“Ragazzi dai, aiutatemi! E dire che volevo prendere solo una noce di cocco, ma si è rinsecchita subito dopo averla presa! C’è davvero troppo caldo”

In effetti quella che sembra una stecca di legno giace proprio sotto di lui.

“Ehi, stecca di legno a chi? Non lo sai che sono una noce di cocco succos…”

Vola via colpita da un rivolo di vento. Chissà cosa avrebbe voluto dire nel suo monologo.

Il chiuso Rodolfino, invece, sta nella sua camera attorniato da un sacco di lancette che lo sventolano. Da lui si sta benissimo, al fresco del coperchio.

“È per questo che non si esce nelle ore più calde del pomeriggio” dice.-

 

 

 

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