Condivisione: l’Ultima Fiaba.

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“L’Ultima Fiaba” è stata una bella scoperta. Non solo perché parla di atmosfere che ho sempre amato (il fantasy è sempre fantasy, anche se dark) ma soprattutto per il modo in cui sono venuto a sapere del libro, ovvero semplicemente  la richiesta di questo stesso spazio!

Fantastico, no?

Pertanto, sono ben felice di ospitare questo libro, di cui vediamo la sinossi:

Bambini rapiti, sacerdoti massacrati e nobili corrotti: l’Erdebolf, regione selvaggia e povera, è ormai alla deriva. 
Lo sanno bene il Cavaliere Verde, impegnato a impedire un matrimonio che potrebbe mettere in pericolo la giovane Mirty Cone, e Sir Richard, da mesi alla ricerca della propria sorella, scomparsa in circostanze ancora poco chiare. 
A distanza di anni, le indagini dei due uomini si intrecciano nella disperata impresa di fare chiarezza sulle verità nascoste della famiglia regnante, e sui suoi legami con una banda di briganti responsabile di terribili crimini. 
Chi è l’uomo misterioso e inafferrabile che li guida? Cosa si cela dietro l’apparente imperturbabilità di casa Hunt? 
Nel loro vagare tra vicoli sudici e torri diroccate, lungo strade dissestate e foreste dimenticate, man mano che le nebbie della menzogna e dell’omertà si diradano, i due cavalieri dovranno rivedere le proprie certezze e valori, apprendendo verità così pericolose da minare gli equilibri stessi dell’Erdebolf.

Il romanzo è corredato da un’ampia sezione di appendici finali, dove vengono trattate nel dettaglio storie, tradizioni e geografia dell’Erdebolf. È presente inoltre un glossario per chiarire il significato di alcuni neologismi e termini specifici presenti nel libro (contrassegnati dalla lettera μ, simbolo della saga). Il tutto è arricchito da numerose illustrazioni e dalla mappa della regione.

Siete curiosi, vero? Se come me volete scavare il fondo delle cose, leggete le risposte che Ugo Melloni (l’autore del libro) ha dato alle mie domande scomode…

*in realtà l’ho fatto sedere su una poltrona ipotetica e non su un pouf, ndr*

1. Buondì! Rompiamo subito il ghiaccio presentando “L’Ultima Fiaba”. Com’è nata l’idea?

È nato tutto per caso, durante un viaggio in treno: mi annoiavo, e da lì ho iniziato ad immaginare un’ambientazione da utilizzare durante le sessioni di un popolare gioco di ruolo. All’interno di questo mondo c’è anche l’Urwenland, regione cupa e misteriosa dove sono ambientate le vicende de “L’Ultima Fiaba”. Ho raccontato a Giulio una parte della storia e n’è rimasto entusiasta: da lì in poi c’è stato solo tanto lavoro per rendere il tutto piacevole a leggersi.

2. Che cos’è, nello specifico, Erdebolf? È paragonabile a un posto della realtà?

L’Erdebolf, da molti considerata una terra inospitale e povera, è una delle regioni centrali dell’Urwenland. I primi insediamenti risalgono a parecchi secoli or sono, i fasti del passato sono tangibili; la cultura è stratificata, spostandosi di poche miglia si possono incontrare dialetti, usi, costumi e persino religioni differenti l’una dall’altra. Questa pluralità di luoghi si traduce in un viaggio avvincente in una terra, a mio avviso, da esplorare tenendo sempre una mano sul pugnale: briganti e lupi sono solo alcuni dei pericoli che si possono incontrare lungo le strade di terra battuta e le grandi foreste.

Non mi sono ispirato ad un luogo preciso, direi che è più un collage di elementi inseriti in un contesto mitteleuropeo.

3. Il libro è un fantasy atipico: due cavalieri vestono quasi il ruolo del… detective, se vogliamo. Come nascono due figure del genere?

Il lavoro di caratterizzazione dei personaggi è durato a lungo ed ha richiesto parecchio tempo.

Nella mia testa volevo due protagonisti interessanti ma non eccessivi, che fossero in grado di prendersi la scena quando serviva ma anche di lasciare spazio agli altri personaggi. Ho cercato di umanizzarli, renderli fallibili, a tratti simili nelle loro indagini parallele.

Sir Richard è un uomo spezzato, un reduce di guerra che fatica a restare innamorato della vita e si aggrappa alla ricerca di sua sorella quasi non gli restasse altro da fare.

È un uomo onorevole, ma non per questo perfetto, è pur sempre un militare disilluso che ha visto e fatto cose indicibili.

Il Cavaliere Verde, invece, è un individuo criptico e sfuggente: si trova a Sala della Caccia come guardia personale di Lady Mirty Cone, e di certo non prende questo compito alla leggera. Sa muoversi in diversi contesti sociali ed ha un fortissimo senso del dovere. C’è poi un aspetto del suo personaggio che, dopo un confronto con Giulio, abbiamo deciso di incrementare ulteriormente… non posso dire altro, se non che sono molto affezionato ad entrambi i personaggi.

4. Come nasce, invece, la giovane Mirty Cone?

Lady Mirty è una giovane dolce ed intelligente, amata da chiunque incontri per la sua gentilezza. È la protagonista femminile della vicenda e, per me, è una vera eroina: in giovanissima età viene inviata a giorni e giorni di carrozza da casa, in una città straniera, a sposare un giovane che non ha mai visto prima. Mirty però è acuta e sa  gestire situazioni sociali pesanti con il sorriso. È proprio da questa caratteristica che è nato questo personaggio: mi sono ispirato ad una cara amica che sa prendere ogni evento della vita sorridendo, facendosi volere bene da chiunque.

Oggigiorno noto che i personaggi femminili forti sono spesso ridotti a fare le stesse cose degli uomini: è bello far vedere che non ci sono barriere, che anche delle donne possono combattere, però a mio avviso questo banalizza la psiche e l’emotività femminile, conducendo ad uno stereotipo in cui donna forte uguale a donna con la spada che non mi piace per nulla.

5. Il romanzo presenta anche un glossario di termini, in modo da rendere più chiaro il contesto: è stato divertente creare neologismi, vero?

Moltissimo! Abbiamo spulciato nell’inglese antico, nel greco, nel latino, nel cimbo… quello linguistico è stato un viaggio entusiasmante da cui torno arricchito! Molte parole in realtà non sono veri e propri neologismi, quanto vocaboli italiani d’uso comune che però, nell’Urwenland, hanno un significato particolare.

6. Regnanti e briganti si ritrovano invischiati, insieme, nelle vicende che tengono in sospeso il lettore. Un po’ come dire che lo Stato scende a patti con la criminalità per… qualcosa di sottaciuto. Quanto, di questo, è stato estratto dalla realtà quotidiana?

Beh, considerando che in Italia si parla di trattativa stato-mafia… direi molto, purtroppo. Nella mia testa vorrei che le storie de “I Misteri di Urwenland” non servissero solo per intrattenere, ma anche per riflettere. Corruzione politica, criminalità organizzata, bambini a cui non è consentito di vivere la propria infanzia… non sono storie poi così fantasy, direi.

7. Il romanzo è firmato da tre collaboratori. Quanto è stato difficile mettere d’accordo tre teste?

Nemmeno così tanto, in realtà. Credo che per portare avanti un progetto creativo complesso sia vitale collaborare creando un team di lavoro affiatato. Poi, onde creare fraintendimenti, è fondamentale stabilire compiti e aree di competenza: io sono l’autore, ho creato l’ambientazione e pensato storia e personaggi, occupandomi della prima stesura e di riscrivere le parti dopo le correzioni; Giulio si è occupato dell’editing, quindi di mettere in discussione il mio lavoro, correggendo sì le bozze e i refusi, ma soprattutto evidenziando limiti nella trama, passaggi frettolosi, sviluppi che potevano essere interessanti, aiutandomi a guardare il mio lavoro con occhio critico e migliorarlo, dando inoltre tantissimi spunti per arricchire ambientazione e personaggi; Mattia invece si è occupato del lato visivo, quindi di illustrare i luoghi seguendo alcune suggestioni e le descrizioni prese dal libro.

8. Quanto tempo avete speso per fare le vostre ricerche?

Non c’è una risposta precisa, ma tanto, davvero tanto. Lavoro a questa ambientazione da cinque anni, al libro da due e mezzo abbondanti. Ma l’ambientazione progredisce col tempo, quindi continuiamo tutt’ora a fare le nostre ricerche, anche perché stiamo già lavorando al secondo volume, cioè “La Strada dei Confratelli”.

9. Durante la stesura è un peccato non avere musica da ascoltare. Se ci fosse una playlist per la storia, quale sarebbe?

Io in realtà odio ascoltare musica quando scrivo, mi distrae tantissimo, soprattutto se è cantata. Posso però dire che talvolta pensiamo alle colonne sonore di alcune scene, e lì si varia tantissimo: Radiohead, Blank Banshee… dipende tantissimo da canzone a canzone, ma abbiamo anche alcuni brani originali!

10. La copertina è molto d’impatto: una ragazzina di spalle circondata da alberi secchi e morti, tutto il resto è impregnato dalla nebbia. Insomma, come dire “Siate pronti a (non) immergervi perché siamo pronti a farvi spaventare”?

La nebbia è misteriosa, come misteriosa è la terra dell’Urwenland. La tua analisi comunque è giusta: ci sono delle scene e degli aspetti della storia che possono essere macabri e talvolta davvero inquietanti.

11. Tornando alla domanda precedente, vorrei applicarla al mondo del self publishing, come direbbe qualcuno “Oscuro e pieno di terrori”, proprio come la copertina. Per te è così questo mondo, o hai anche trovato delle soddisfazioni?

Non so dirti quando il Signore della Luce rivolgerà il suo sguardo verso l’Urwenland, ma sono fiducioso: il libro è uscito solo da un paio di mesi, stiamo ricevendo degli ottimi feedback e questo è uno stimolo ad andare avanti. Penso che il mondo del self sia una sorta di gara di resistenza: ci vuole tempo, tempo, tempo e ancora tempo, e non bisogna mai fermarsi o demordere. Io sono convinto della bontà del lavoro che è stato fatto, c’è tantissimo impegno dietro e mi piace pensare che, col tempo, questo verrà premiato. Purtroppo la prima reazione del lettore italiano è spesso la diffidenza.

12. Veniamo allora alla “Domanda”. Non è intervista se non includo anche un bell’aneddoto divertente raccontato dall’autore, e in questo caso un autore di un romanzo molto “serio”!

La cosa divertente è stata assegnare un volto a tutti i personaggi: alcuni sono attori, altri cantanti, ma molti sono amici. Nella fattispecie invito a prestare attenzione a Sir Dominic Ravenloft, un nobile cacciatore di taglie ispirato ad un nostro caro amico alquanto bizzarro: da quando ha letto il libro il confine che lo separava dal personaggio si sta assottigliando, la sottile linea che divideva lui da Dominic sta scomparendo col passare dei giorni. Credo che a breve lo vedremo girare per le vie della città in armatura.

13. Concludiamo questa piacevole chiacchierata con un saluto! Sono molto felice di averti ospitato e il libro è assolutamente di qualità, il che non fa che arricchire anche il mio blog, grazie tante!

A presto, e grazie di tutto!
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