Ricordi che non ci sono.

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Guardo le stelle e ogni tanto ci penso, a come sarebbe potuto essere ma che invece non è stato.

Racconto non di Aven, ma di Andrea, il lato malinconico di me stesso.

Oh, me la ricordo. Ed ho il coraggio di amarla ancora.

Chiamatemi infantile, romantico, sognatore, come preferite.

C’era Lei. Sono passati esattamente dieci anni. Ormai i ricordi si stanno ingiallendo, così come le pagine del diario in cui ho annotato tutto quello che faceva.

Tutte le volte che mi ha guardato, tutte le volte che mi ha sorriso. Ricordo che più volte ha cercato un mio abbraccio, che mi ha detto “Vieni con noi invece di stare da solo!”; come se mi fosse concesso, io talmente pieno di contraddizioni e timidezza, di partecipare alle sue discussioni.

Mi ricordo che una volta scrissi delle somme su un foglio. Mi chiese cosa stessi facendo, ed io risposi “Tiro le somme”, e si divertiva.

La sua risata, prodotta da me, era più di quanto osassi chiedere.

E adesso non so neanche che fine abbia fatto. Ho ancora il coraggio di amarla, dopo che a un certo punto ha preso il suo zaino, proprio di fronte ai miei occhi, ed è fuggita via dalla classe dove stavo per tenere il mio orale di maturità.

È scappata dal mio cuore, senza dirmi niente, ridandomelo a pezzi e affranto.

Eppure certe volte mi manca. Non posso dimenticare, non dopo quello che è stato per me.

Eppure, in questo giorno di pioggia, la vedo perplessa, con l’ombrello in mano, a guardare le bancarelle.

Stessi capelli neri, stesse lentiggini, stesso viso solare, che ha illuminato per un po’ il mio animo buio, che allora era appena venuto fuori da un terribile lutto.

È lei, la riconoscerei fra mille anime. Devo dire qualcosa!
Adesso o mai più!

Mi sfiora il braccio inavvertitamente, io la guardo scivolare fra la folla. Non mi ha visto. Sto per dire qualcosa, ma le parole mi muoiono in bocca. Vedo scintillare un anello all’anulare sinistro…

No, non ne ho avuto il coraggio. Quell’attimo è scappato, e Lei continua a giacere nel mio inconscio, quando eravamo ancora ragazzi, e potevamo ridere, e potevamo scherzare, e potevo guardarla negli occhi senza dire niente.

Chissà, se le avessi parlato, se le avessi confidato ciò che ho provato. Saremmo usciti, avremmo visto il mondo insieme, ne avremmo riso, avremmo corso beffandoci dei tramonti che si sarebbero susseguiti, dato che per noi sarebbero state solo albe.

Alla fine di ogni corsa, avremmo diviso un bacio che più unito di così non avrebbe potuto essere.

O forse no. Non ne ho la controprova.

Sospiro, fra la gente che ormai la nasconde e mentre mi tocco gli occhi umidi e non a causa della pioggia, mi dico che forse il coraggio di amare a volte è anche coraggio di lasciare andare.

2 pensieri su “Ricordi che non ci sono.

  1. Su ciò che avrebbe potuto essere si fantastica molto… ma chissà poi se sarebbe la realtà stata così giusta!
    Se non è stato, un motivo c’è!
    Però comprendo le emozioni che hai voluto condividere e ti mando un forte abbraccio ❤

    Piace a 1 persona

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