Condivisione: Gli Eredi di Howell.

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Che caldo, vero? Si soffoca.

Al che ho pensato: chissà se nella Terra del Destino c’è così caldo o non si arriva mai oltre i trenta gradi?

Terra del Destino? Di cosa stai parlando?

Ma del romanzo “Gli Eredi di Howel: il Gioco del Destino” di Giulia Calligola, ovviamente! Edito da Dario Abate Editore, il romanzo è stato anche finalista dell’omonimo “Premio Letterario Internazionale”!

Pertanto, posso ben dire di avere un libro molto importante. Lo sono stati tutti, ma oggi si parla di Giulia e del suo libro. Sono felice di aver avuto la possibilità di porle qualche domanda.

Ma vediamo la sinossi:

Gabriel è un ragazzo normale: diciassette anni, una vita che procede tranquilla, tra famiglia, amici e scuola. La pace, però, non è destinata a durare: quando sua sorella Mariel viene rapita, il mondo inizia a sbiadire, lasciandolo solo, abbandonato in un limbo.

*Ma per lui non è la fine: scoprirà, infatti, dell’esistenza di un mondo parallelo, la Terra del Destino, le cui questioni interne determinano guerre o periodi di prosperità nel nostro mondo.

Per riportare l’equilibrio, è necessario ritrovare Mariel. E, così, inizia il lungo viaggio di Gabriel, scortato dai fedeli compagni, Ferybor ed Evanna, attraverso tutta la Terra del Destino. Un viaggio che non è solo fisico, ma anche interiore, alla ricerca del vero significato del Bene e del Male, che nella mente del giovane spesso finiscono per confondersi.

Ma, forse, Bene e Male non sono divisibili: allora i nemici si scoprono misericordiosi, e gli amici non così perfetti.*

“Il Gioco del Destino” è il primo volume, di due, del fantasy “GLI EREDI DI HOWEL”, opera prima di Giulia Calligola, selezionata tra i romanzi finalisti al primo “Premio Letterario Internazionale Dario Abate Editore”.

Be’? Che ve ne pare? Non dovrebbe stare nelle librerie di ognuno?

Ed oggi è giunta qui nel mio sottobosco per parlarne con me e l’eventuale pubblico.

1. Ciao, Giulia! Grazie davvero per esserti prestata al mio spazietto. Cominciamo subito! Chi sono “Gli Eredi di Howel”?

Ciao e grazie a te per l’opportunità, è un piacere! Per quel che riguarda gli “Eredi di Howel”, eh eh… diciamo che bisogna scoprire leggendo, è il fulcro della morale della storia! Quello che posso dire è che si tratta di un modo di dire, passatemi il termine, in uso nel mondo parallelo in cui è ambientato il romanzo. Gabriel stesso viene chiamato “Erede di Howel” di tanto in tanto, e nemmeno lui sa cosa significhi fino in fondo. Per scoprirne tutte le sfumature bisognerà attendere la fine della saga (che sarà composta di due volumi), ma per ora posso anticiparvi che il termine si applica alle “persone imperfette”. Non per forza in senso negativo, quanto più in senso lato: persone che possono provare sia sentimenti positivi sia negativi, e sono capaci di accettarli entrambi.

2. Gabriel approda nella Terra del Destino, e con lui lo facciamo noi. Ma tu, che l’hai creata, quanto tempo hai impiegato per farla funzionare?

Aiutami a dire tanto!
La primissima idea (vagamente ispirata al mito del ratto di Proserpina) mi venne in seconda media durante la stesura di un tema. Da lì in poi è stato un amore continuato, ma ho ripreso in mano la storia per renderle giustizia solo verso i diciotto anni. Per costruire tutto, dalla geografia, alla cultura, alla lingua, ho impiegato circa due anni.

Non lo nego, è passato del tempo da allora, intanto ho scritto altri romanzi, altri generi, e sicuramente mi sono evoluta anche sul piano stilistico, ma questa mini-saga fantasy resterà per sempre la mia prima vera fatica e il mio primo amore per la scrittura.

3. Che differenza caratteriale intercorre fra Gabriel e sua sorella Mariel?

Direi che sono quasi uno l’opposto dell’altra. Mariel, seppur più giovane, è molto più confidente, anche coraggiosa direi, pragmatica. Quando viene rapita riesce a reggere al trauma grazie a una grande forza d’animo e alla logica, perché è solo una ragazzina ma è un carattere forte, e saprà dimostrarlo.
Gabriel è molto più introverso, insicuro, ha problemi di autostima, è un ragazzo molto sensibile. Beh, almeno all’inizio. Quando si convince a partire per salvare la sorella, trova quella determinazione che non credeva di avere, e la coltiva durante tutto il viaggio.

4. Il tuo romanzo è un fantasy paranormale. Quanto c’è di paranormale nella tua vita? Nel senso, se tu fossi Gabriel come reagiresti se sapessi dell’esistenza di una Terra del
Destino?

Sono una scrittrice perché, come molti miei colleghi, immaginare la storia dalla scrivania di casa è più rassicurante che viverla. In realtà credo sarei molto sotto shock. Beh, dipende anche molto dalle circostanze della scoperta. Se venissi introdotta dai “buoni”, Evanna e Ferbybor (come è successo al fortunello Gabriel) sarei interdetta all’inizio, ma poi cederei alla curiosità e all’esplorazione. Se mi prendesse l’antagonista, Artemisia (come invece è successo a Mariel), me la farei sotto direttamente, non lo nego.

5. Il romanzo ha avuto dei blocchi o l’hai scritto speditamente?

No, devo dire che l’ho scritto abbastanza spedita. Sono la tipica scrittrice “full immersion”: se ho una storia, una scaletta preparata e dei personaggi delineati, la stesura effettiva non mi prende molto tempo, perché piuttosto non dormo la notte per portarla a termine il prima possibile. Per “Gli Eredi di Howel” credo di aver impiegato sui tre, quattro mesi. Ma di certo si parla solo della “scrittura fisica”, se includiamo tutto il worldbuilding, la ricerca, l’editing, la correzione, beh, due anni ci sono voluti pieni e abbondanti per l’intera saga.

6. Come primo libro, considerando che ci sarà un sequel, non è affatto male. È un romanzo che ti ha sempre accompagnato?

Grazie mille!
Eh, sì, come ho detto è stata una delle primissime idee “serie” avute da ragazzina, e il fatto che sia riuscita a stenderla a diciotto anni e poi a pubblicarne il primo volume a venticinque rende bene l’idea di quanto utile sia stata nella mia intera adolescenza. Mi ha davvero aiutato a crescere, umanamente e stilisticamente, così come Gabriel cresce all’interno della storia.

7. Torniamo a parlare della Terra del Destino. È effettivamente una terra con tanto di province e città? Ha una piramide sociale? Ha una lingua? È bella ma non ci vivrei?

Sì, è una terra con città e regioni. La suddivisione principale è quella tra i due regni, Dies e Nox, tra loro nemici, e sono particolari perché il tempo è sempre fermo: nel primo regno è sempre giorno e sempre estate, nell’altro sempre inverno e sempre notte. E sì, ci sono varie lingue, a dire il vero! Dal momento che la Terra del Destino è parallela rispetto al nostro mondo, e anche in contatto, sebbene la maggior parte di noi terrestri non ne sia a conoscenza, le lingue sono le nostre medesime, e in epoca passata era molto diffuso anche il latino. La principale lingua completamente “tradizionale”, non esistente nel nostro mondo, è l’elfico.
Ho cercato di inventarla in modo che risulti realistica il più possibile, con un piccolo vocabolario e qualche regola grammaticale, soprattutto nell’uso dei verbi.
Per quel che riguarda la società, è molto diversa tra un regno e l’altro. Se a Nox abbiamo una monarchia totalitaria, per di più controllata dal Re, dall’esercito e dall’aristocrazia, mentre Dies è più moderata ed evoluta, una società più borghese.
Come accennavo prima, è un bel posto… fin tanto che resti a Dies. Quindi sì, vivere dalla “parte giusta” sarebbe sicuramente piacevole, ma il senso dell’intera storia è che non ci si può limitare a vivere passivamente il paradiso ignorando quel che succede dall’altra parte.

8. Hai ascoltato musica mentre scrivevi?

Assolutamente sì! In quel periodo mi ha aiutato molto la musica strumentale, soprattutto tratta da colonne sonore cinematografiche o creata da compositori contemporanei.
Tra i compositori più famosi, Powell, Zimmer, Elfman, Williams. Tra gli indipendenti, invece, ho ascoltato e ascolto tutt’ora le tracce di Adrian Von Ziegler, lo trovo fenomenale!

9. “Le avventure di tutto” si distingue per il tono semiserio che ha nei suoi articoli. Ti prego, raccontami un aneddoto che può essere divertente avvenuto durante la stesura o nella storia!

Mi ricorderò sempre dell’episodio delle “papere di Bath”.
In breve: avevo quasi finito la stesura, avevo tutta la storia praticamente, ma ancora mi mancava la “morale”, che poi ha portato anche all’invenzione del titolo. Ero disperata, ci stavo pensando da settimane. Alla fine, non so come, mi si è aperto un mondo, così, mi è venuto tutto in mente all’improvviso come se fossi stata illuminata sulla via di Damasco. Solo che non ero sulla via di Damasco, ero a Bath (cittadina nel sud dell’Inghilterra,
vicina a Bristol), ero in vacanza studio e stavo osservando il culo cicciotto di una papera che galleggiava nel laghetto del College. Non ho idea di come le natiche di una papera mi abbiano portato a tutto questo ma… grazie, signora papera.

(di niente, dice la papera)

10. Mi affascina un sacco la dicitura “I nemici si scoprono misericordiosi”. Chi sono i nemici di Gabriel?

La principale antagonista è Artemisia, vampira, comandante dell’esercito di Nox. Credo sia molto particolare perché, a differenza di quel che accade in molti fantasy di stampo classico, Artemisia ha una voce e un punto di vista molto importanti all’interno della storia. Non è solo la nemica di Gabriel, è protagonista tanto quanto lui e il resto del gruppo. Ed è molto sfaccettata, a volte addirittura contraddittoria. Non è costante nel suo
antagonismo, e credo proprio che per il lettore sarà facile in alcuni punti anche avvertire una certa affinità, sentendosi quasi sul punto di cambiare fazione. Artemisia ha molti motivi per fare quello che fa, molti dei quali la pressano e le tolgono una gran rosa di scelte. Durante la storia la vedremo compiere molti gesti non proprio da “cattiva” (salvare bambini, ad esempio, o addirittura curare i nemici). Il che non toglie nulla alle sue colpe rispetto a quello che di crudele fa (perché lo fa, e abbondantemente), ma di certo la rende non di così semplice interpretazione. Artemisia non è mai stata il male assoluto.

11. Come risponderesti a coloro i quali volessero cimentarsi una fan fiction sulla tua storia?

Risponderei che ne sarei onoratissima! Non capisco gli autori che vorrebbero impedirle. Io, come scrittrice, mi sentirei davvero lusingata se qualcuno amasse la storia a tal punto da spendere attivamente tempo ed energie per ampliarla. Anche perché non mi sono mai sentita “gelosa” delle mie storie, credo addirittura che le idee esistano da sole e non siano veramente di chi le imprime su carta, quindi non avrei modo moralmente di impedire a qualcuno di immaginare altri scenari di qualcosa che ho iniziato io.
Ma questa è un’altra storia…

12. La copertina è quanto mai emblematica, ricorda la personificazione dello Yin e dello Yang. Però è una ragazza, non Gabriel, quella raffigurata. È quello che cercavi di comunicare?

Assolutamente sì, rappresenta la contrapposizione bene e male, e il bene nel male e il male nel bene, proprio come Yin e Yang. E no, Gabriel non è rappresentato perché in realtà non è il fulcro nemmeno nella storia. Lui è il nostro punto di vista, rappresenta noi lettori spaesati in un mondo nuovo, ma spesso si ritrova nel fuoco incrociato tra forze molto più grandi di lui. E queste forze sono i regni Dies e Nox, rappresentati in copertina. La ragazza a sinistra, la parte bianca, è Evanna, la guida “angelica” di Gabriel, la ragazza a destra, con i capelli corti e scuri, è appunto la sua opposta, Artemisia.

13. In quale personaggio ti identifichi di più, se ce n’è uno?

In realtà, tutti i personaggi nascono da una piccola scaglietta del mio carattere, presa e ingigantita fino a diventare un carattere a sé. Quindi sì, c’è un po’ di me in tutti quanti, nessuno escluso. Ma forse quella che mi rappresenta di più e che ho sentito più mia è Artemisia, nonostante sia l’antagonista.

14. Guarda, ti posso assicurare che l’idea è fantastica e a chi ci legge non posso fare altro che incoraggiare ad acquistarti. Grazie per essere stata mia ospite!

Grazie a te di tutto, dell’opportunità e del tempo dedicatomi! È stato un enorme piacere!

 

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