Regalami una stella/3

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Mettiamo che gli alieni esistano. Mettiamo che questi siano alieni bellicosi e vogliano distruggere tutto. Sapreste dire il perché? Ebbene, in questo caso si saprà solo alla fine, quindi è meglio leggere!

Capitolo 3

“Benvenuti. Vi state cagando sotto, eh?” esordì il padre, squadrando solo il figlio attraverso i suoi penetranti occhi grigi, esattamente identici a quelli del figlio, voglia sotto l’occhio destro compresa.

“Tu sapevi tutto?” chiese Olaf.

“E come potevo? Ho avvisato la cittadinanza, ma evidentemente non mi ha creduto. Troppe sono state le balle dette sugli alieni, per dare un minimo di credibilità ancora una volta” disse lui, con fare saggio. “Ma che ci fate ancora sulla soglia? Venite, entrate! Qui sarete al sicuro!”

In quel preciso istante, una frasca lasciò sfuggirsi un paio di alieni.

“Ahahahah! Non siete al sicuro!” disse l’alieno a destra, un maschio.

“Scusa, sai? Ma perché dobbiamo disturbare una coppia di giovani umani che vogliono dire al padre di lui che vogliono unirsi?” chiese l’altro, non avendo capito niente.

“Perché ci sono ottime probabilità che coloro che stiamo cercando siano loro due!” rispose l’altro, sgranando gli occhi.

Era vero che i maschi non venivano molto considerati, ma una cosa del genere sarebbe stata di grande interesse anche per Loxombra.

Ma per il momento non si mossero, preferendo osservare ancora un altro po’, onde evitare che facessero mosse inconsulte. Da quei due mostri criminali senza ritegno, come ebbe modo di chiamarli Loxombra all’inizio della missione, ci si poteva aspettare di tutto.

Così si era espressa:

“Quei due mostri criminali senza ritegno sono Terrestri, e quindi ci si può aspettare di tutto. Se li trovate, fate attenzione a non farvi fregare. Intesi?”

“Sììììì! HAI RAGIONE!”

E così divenne un dato di fatto che tutti i terrestri fossero dei balordi.

Nel frattempo, mentre gli altri scienziati stavano lavorando per capire l’origine dell’invasione aliena, il capo di quel team stava prendendo un tè con il figlio e la fidanzata del figlio.

“Bene, io vi consiglio” cominciò senza mezzi termini “di lasciare questo pianeta. Vi vogliono, vi cercano, vi desiderano carnalmente, pertanto sarebbe meglio se lasciaste insieme questo mondo e partiste per le stelle”

Il consiglio ignorava bellamente che la tecnologia terrestre non era abbastanza avanzata per assicurare loro un viaggio con qualsivoglia destinazione.

Olaf fissò la fidanzata.  Era incredibile come gli occhi azzurri di lei fossero così azzurri.

“Quando ti ho detto ti porterò fra le stelle non intendevo seriamente…”

Katy ridacchiò. “Lo so, caro. Ma adesso è tempo di mantenere fede a questa promessa poiché il destino ti ha concesso un grande onore. Portare la propria anima gemella fra le stelle è una grazia che non tutti hanno”

Il fatto era che Olaf aveva paura degli aerei, quindi figuriamoci dei missili, che oltre a non avere il minimo requisito per volare, il figlio dell’astronomo amava stare coi piedi per terra.

“No, invece. Combatteremo” si ritrovò a dire.

“Starai scherzando, spero? Come farai a combattere un’invasione aliena da solo?” chiese il padre. “mi viene in mente di obiettare che preferisci combattere piuttosto che mettere un piede su un’astronave”

Olaf era stato incastrato. Suo padre non si faceva vedere mai, ma sapeva tutto del figlio.

E quindi l’unica era partire, sennonché in quel momento due alieni irruppero nel locale.

“Fermi tutti! Nessuno di voi partirà, anzi! Intendo dire che questi due ragazzi partiranno al cospetto del capo, Loxombra!”

“Quindi partiranno o non partiranno?” chiese Olaf senior.

“Partiranno… a modo nostro!” rispose l’alieno, ansimando per aver pensato troppo. Era una particolarità aliena, se li mettevi in difficoltà ansimavano come se avessero corso per chissà quanto.

“Oh, no! Non ci prenderete mai! Mio padre ha qui un arsenale che fa invidia ai migliori eserciti!” disse Olaf.

Ma Olaf senior si grattò la tempia. “Ehm… da dove l’hai presa, questa informazione?”

A Katy venne un infarto, ma c’era poco da fare. I due alieni presero chi volevano sulle spalle e li rapirono, pronti per essere gratificati da Loxombra.

“Come facevate a sapere che eravamo proprio lì?” chiese Katy, che era un po’ distratta.

“Noi sappiamo tutto!” rispose sbrigativo l’aguzzino dai denti aguzzi che la stava trascinando.

In realtà avevano spiato tutto da dentro la frasca e quando sentirono il loro progetto di partire irruppero e li portarono via. Sapevano comunque che quel progetto non si sarebbe avverato in tempi brevi, dato che per partire ci vuole un minimo di preparazione

Così, tanto per stare sicuri.

Nel frattempo, nell’autostrada bloccata, Loxombra vide arrivare i due sottoposti maschi col prezioso bottino.

“E questi chi sarebbero?” chiese imperiosa.

“Dovrebbero essere coloro che stiamo cercando, signora” le ricordò Lascaroth.

“Ah, già… sei tu Olaf? E tu Katie?” chiese Loxombra chiedendo di Olaf a Katy e viceversa.

“No, casomai è il contrario” ammise Olaf, a un tratto temerario. L’ipotesi aria era svanita del tutto,  quindi decise di fare un po’ lo sbruffone davanti a Katy.

Avrebbe anche potuto mentire, tanto Loxombra non conosceva le carte d’identità.

Ma torniamo al racconto.

“Bene… ehehehe. Vi ringrazio tanto per averli prelevati, ora sparite!” fece il capo della spedizione, odiando gli uomini.

“Ma… il premio?”. Ci speravano tanto, era stato promesso un… uno…  una… ah, già, non era stato promesso niente.

“Non ci sarà nessun premio!”. Ecco.

In ogni caso, stava per giungere una nuova avventura fra Olaf e Katy, che avrebbe consolidato il loro rapporto.

Loxombra era sicura di aver trovato i due colpevoli. Il suo sguardo carico d’odio e del rosso della sua iride non lasciava dubbi.

“Adesso voi verrete con me, e terrò sotto scacco la città per impedire loro di liberarvi!”

“Scusate, ma non ci teniamo” ribatté un cittadino. “Ormai è gente persa, no? La Lettonia non è tutta questa potenza mondiale”

Tutti lo guardarono, persino gli alieni.

“Embé? Che ho detto di strano? Non riusciremo a mai a riprenderceli!”

Il padre di Katy meditava vendetta: come aveva potuto, si disse, lasciare Riga per le comodità del paesino sperduto in mezzo a una landa desolata e piena di freddo, ovviamente primo bersaglio di alieni senza scrupoli?

“Beh, comunque non è affar nostro! Sottoporremo costoro a esperimenti inauditi! Muhahahah!” urlò Loxombra, e sparì nel nulla.

“Come diamine ha fatto?” si chiese Lothermile, un’altra dei soldati che avevo già nominato.

“Boh, è sempre piena di sorprese…” rispose Lascaroth.

Non è detto che lui sappia sempre tutto.

In ogni caso, neanche a noi è dato sapere come abbia fatto e Loxombra prelevò quindi i due piccioncini diabetici alla sua astronave.

Nel frattempo, gli alieni smisero di distruggere tutto, anche se ormai il mondo era nelle loro mani.

“E adesso che cosa faremo?” chiese Lothermile a Lascaroth, ormai divenuto il braccio destro, per qualche merito, di Loxombra.

Lascaroth la guardò disgustato. “Come osi rivolgermi la parola? Fa’ quello che ti è stato chiesto di fare, no?”

“Sì, ma non ho capito cosa!” si lamentò l’altra.

“Questo perché sei parecchio distratta!” ribatté Lascaroth, l’unico uomo che poteva permettersi di insultare.

“In che senso? Non mi è stato detto niente!”. Lothermile centrò il punto della questione.

“Ebbene, adesso io ti dico di sparire, e vedremo se questo non ti riesce!” ribatté l’altro con tono definitivo.

In realtà Lothermile aveva tutte le ragioni, ma si eclissò come richiesto e la discussione finì lì.

Ebbene, torniamo un attimo nella navicella spaziale degli alieni, laddove c’erano ormai Loxombra, il capo donna  della spedizione, Olaf junior e Katy, la sua fidanzata.

Come si sono conosciuti non c’interessa e per il momento non sappiamo se torneremo a vedere come reagiranno i genitori di quell’anonima cittadina lettone dalla quale è partito tutto.

Era una grande sala, tonda, con un trono medio in fondo, fatto in ottone.

Loxombra vi si sedette e guardò compiaciuta le sue prede.

“Siete stati voi” esordì senza mezzi termini.

“Ma a fare cosa? Si può sapere?” chiese Katy, la quale aveva paura del fatto che potesse entrarci lei.

Loxombra non rispose alcunché.

“Mi chiedo quanto resisterete alle mie torture… sapete, nessuna creatura al mondo gradirebbe essere nei vostri panni. Ciò che avete fatto è talmente grave che persino un genocidio sarebbe perdonabile!”

Olaf guardò fisso la sua aguzzina, che in quel momento era Loxombra: chissà cosa aveva in mente. Gli venne in mente qualunque cosa che avesse a che fare con la tortura: dai coltelli da macellaio, allo sbrogliare un paio di cuffie, ad ascoltare La Tortura di Shakira.

Katy guardò fissa il suo fidanzatino: non aveva idea del perché avesse i sudori freddi. Più nel letame di così, la situazione non poteva precipitare; inoltre, ragionando in maniera lucida, quella stanza non presentava passaggi segreti che potessero dare a qualcosa che potesse sembrare a un ripostiglio contenente armi.

Loxombra tremava: non sapeva da che parte cominciare a torturarli: le era sembrato così facile catturare quei due criminali mondiali che non pensava davvero fossero loro.

“Come mai vi siete fatti catturare così facilmente?” chiese infine, prima di dare il via alle danze.

“Beh, ecco… siamo due ragazzi, non è che abbiamo tutti questi poteri speciali. Tu ci attribuisci fama di criminali, ma in realtà non sappiamo nemmeno cosa abbiamo fatto” rispose Olaf.

Loxombra era irritata. Non vedeva l’ora di fare qualcosa per interrompergli di parlare. Non sapeva cosa, però.

“Sei un osso duro, eh? Stai forse progettando di eliminarmi? In realtà, ti sei fatto catturare per eliminare me, che sono la testa del mio gruppo?” chiese Loxombra.

Olaf e Katy la guardarono. Erano talmente terrorizzati che non sapevano neanche che non erano legati, e invece tenevano le mani dietro la schiena come se lo fossero.

E invece lei andava a pensare che la sua vita stava per finire?

Forse c’era, allora, qualche speranza, Olaf stava pensando che probabilmente era questione di tempo e sarebbe impazzita, e magari si sarebbe suicidata disintegrandosi.

Un po’ come Katy nei suoi sogni erotici, laddove impazziva e lui avrebbe dovuto calmarla come solo lui sapeva fare.

In ogni caso, Loxombra era pronta a… fare quel qualcosa che l’avrebbe permessa di distruggere fisicamente di due.

Ma non capiva che cosa, e c’era il rischio di un rigurgito di coraggio da parte dei cittadini di quella città e invadere la Luna solo per spodestare egli alieni e la loro astronave, costringendoli sul pianeta Terra.

“Bene. Adesso seguitemi” ordinò loro, e detto quello, si spostò verso una porta comparsa dal nulla sulla sinistra del trono, che era a una dozzina di metri da dove erano stati posti Olaf e Katy, che solo in quel momento si resero conto di essere liberi.

Liberi di scappare? No, perché fuori era tutto territorio lunare ed era sconsigliabile uscire. Inoltre, sarebbero morti non appena a contatto col vuoto cosmico.

Entrambi si alzarono.

Katy guardò Olaf. “Tesoro, stiamo per morire per qualcosa che abbiamo fatto”

“Lo so” rispose lui. “Ho paura di quello che ci potrà fare, anche se mi chiedo che cosa. Come possiamo scappare?”

“Non so” rispose lei. Da notare come lui poco prima aveva risposto “Lo so”. C’erano cose che si sapevano e cose che non si sapevano, anche sulla Luna.  “Quanto dista la Luna dalla Terra?”

Olaf sapeva rispondere: avere il padre astronomo era perfetto per quell’occasione e chissà, forse si sarebbe adoperato anche per salvarli. “356.410 kilometri. Per una volta sono precisissimo”

“Già”. Katy si eccitava quando Olaf dava nozioni scientifiche, il che le tornava utile ai compiti in classe, infatti il “già” l’aveva detto con tono caldo e sensuale meravigliosamente fuori contesto. “Quindi ci metteremmo secoli ad arrivare a piedi”

Olaf rabbrividì: non solo non aveva idea di quanto fossero lunghi trecentomila chilometri, ma andando a piedi c’era il rischio di attraversare il vuoto cosmico senza base per i piedi, il che era assurdo per uno come Olaf anche pensare di farlo.

In ogni caso, attraversarono un corridoio. L’astronave era piccola, ma piccola nella concezione del termine alieno,  fatto stava che a un certo punto si trovarono in un’altra stanza. Forse era inutile specificarlo.

La porta si aprì non appena riconobbe Loxombra, segno dell’autorità del Generale. Ma si sarebbe aperta anche se fosse passato Olaf, purché travestito.

La stanza era più piccola di quella dove era situato il trono, ma altrettanto disadorna.

“Ci sta torturando, oh mio Dio!” commentò Katy ad un certo punto. “Ci sta convincendo che in realtà stiamo passeggiando nel buio e questa minaccia di torture fisiche distrugge più delle torture fisiche stesse! Attento, Olaf! Scappa almeno tu! Costei è una strega!”

Loxombra non ci aveva pensato, ma se la ragazza aveva interpretato così la sua strategia lei non era nessuno per obiettare.

Avrebbe fatto proprio così. Avrebbe fatto loro il lavaggio del cervello e convincerli che nulla che credevano reale lo era effettivamente.

Esistevano solo loro in tutto il mondo, e pertanto sarebbero stati soli. Chissà, magari avrebbero smesso anche di essere diabetici.

 

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