Condivisione: Adam 1.0

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Buonsalve!

Nuovo appuntamento con “Lo spazio altruistico”! In effetti devo cercare di trovargli un nome comodo per tutti.

Oggi parliamo di Adam 1.0, capolavoro di Gemma Trimarco, la cui copertina è una fenice. Ma di cosa parla?

Vediamo un po’ la sinossi:

 

Si dice che le prescelte siano le più belle. E che non facciano più ritorno.
Si dice che Immune sia diverso. E che diverso non sia bene.
Si dice che oltre i confini sia male. E che non vadano oltrepassati.

Mevlyn ha appena compiuto quindici anni, ed è spaventata. Perché sa di essere una delle Libellule, le bellissime ragazze che, scelte durante i Munia, non faranno più ritorno. Mevlyn, tuttavia, ha un problema anche più grande da affrontare, perché lei è un’Immune. E, in un mondo in cui l’Ordine detiene il potere attraverso il monopolio delle dosi, unica cura contro la terribile infezione da PrP24, gli Immuni sono considerati un’anomalia, e quindi perseguitati. Mentre la Regione è scossa da avvenimenti che mettono in pericolo la sorte di ognuno, Mevlyn incontra Natan che, con coraggio e generosità, non esita a mettere a repentaglio la propria vita per aiutarla.

Bello, vero? Sono felicissimo di dare a questo libro lo spazio che merita, così come corrisponde la filosofia del blog, ovvero dare voce a tutti i colleghi che hanno scritto. Godetevi dunque questa intervista!

 

  1. Buongiorno e complimenti per il libro! Mi ha incuriosito tantissimo il titolo “Adam 1.0”: perché un titolo del genere?

Grazie Andrea, mi prendo i complimenti ma non ti rispondo! No, scherzo, però risponderti vorrebbe dire spoilerare tutto il libro, pertanto il fatto che ti incuriosisca mi fa piacere. Pensa, sono stata talmente perfida che svelo ai lettori il significato del titolo solo a due terzi della storia, ma non si poteva fare altrimenti…

2. “Si dice che le prescelte siano le più belle. E che non facciano più ritorno.” Come si fa ad essere “Prescelta”? E che cos’è la bellezza nel tuo racconto?

Essere una prescelta nel mondo di Adam 1.0 non è un bell’affare. Ha a che fare con la bellezza, ma non intesa nel senso classico, quanto piuttosto come idea di ‘perfezione’. A partire dai nove anni di età, infatti, tutte le bambine devono sottoporsi ai cosiddetti ‘controlli igienici’, e ogni anno ‘guadagnano’ un punteggio. Nessuno conosce i criteri di selezione, ma di sicuro il fatto di essere sane e belle non aiuta a non essere scelte. Le ragazze con i punteggi più bassi, infatti, cioè tendenti allo zero, vengono definite ‘libellule’, perché possono prendere il volo in qualsiasi momento, possono cioè essere scelte come ‘doni’ durante un evento che si ripete ciclicamente chiamato ‘I Munia’. Nessuno conosce il loro destino, quello che si si è che non faranno più ritorno.

3. “Si dice che Immune sia diverso. E che diverso non sia bene”. Immune da cosa? E soprattutto, è un tuo modo per denunciare e combattere le discriminazioni?

Certo! In Adam 1.0, come in tutto il genere distopico che si rispetti, c’è un regime totalitario e oppressivo che ha preso il potere abolendo qualsiasi forma di libertà. Essere ‘Immuni’ in questo mondo vuol dire essere immuni all’infezione che ha devastato il genere umano. Dovrebbe essere un vantaggio, tuttavia l’Ordine detiene il potere proprio sfruttando l’epidemia, attraverso il monopolio delle ‘dosi’, unica cura in grado di contrastare l’infezione e unica moneta di scambio. Gli Immuni, pertanto, sfuggendo a questo controllo capillare, rappresentano un’eccezione, una speranza, un’idea che potrebbe mettere radici negli animi, e vanno dunque perseguitati. È l’ennesima persecuzione contro chi sfugge alle regole autoimposte dal Sistema, e l’idea di fondo dell’intero romanzo si basa proprio sulla contrapposizione tra controllo e ricerca della libertà. È di sicuro un tema a me caro, sono da sempre ‘allergica’ a qualsiasi tipo di discriminazione che, a mio parere, riconosce due padroni: l’ignoranza e il potere. Immune diventa dunque metafora di tutti coloro che sfuggono al controllo, per ideologia, credo, colore della pelle… e di tutti i perseguitati di sempre.

4. “Si dice che oltre i confini sia male. E che non vadano oltrepassati.” Oggi si parla tanto di confini e porti. Il tuo romanzo come si colloca riguardo questa frase? È davvero la paura del diverso che fa spaventare?

Nel caso di Adam 1.0 l’Ordine cerca di mantenere la popolazione all’interno dei Confini, alimentando superstizioni e credenze, che sfociano in una atavica  paura di ciò che non si conosce, di tutto ciò che è altro. E spetterà proprio a due ragazzini il compito di vincere le paure, le credenze, le superstizioni e spingersi oltre, alla ricerca di qualcosa di diverso, di migliore magari. Per fare un parallelismo con la nostra storia, i miei protagonisti sono due perseguitati, che non hanno altra scelta se non quella di fuggire alla ricerca di un luogo migliore. Se saranno accolti e come, lo scoprirete nel corso della trilogia, ma i racconti, così come la vita non è mai netta, ed è nei chiaroscuri delle situazioni che si annida la verità.

5. Com’è nata Mevylin?

Io dico sempre di aver ‘covato’ la mia storia e i miei personaggi molto a lungo, rendendomi conto a un certo punto che erano lì, che ci conoscevamo bene, che erano quasi ‘reali’. Ricordo ancora un pomeriggio, uno dei miei figli mi chiese chi fosse Mevlyn e io gli tirai giù quasi senza accorgermene un intero albero genealogico! Mi è capitato tante volte di parlare dei miei protagonisti come fossero persone reali,  ma il momento esatto in cui è ‘nata’ questa giovane donna dal carattere spigoloso, diffidente, che ha sempre dovuto fingere di essere qualcun altro, credo risalga a delle pagine scritte a mano, velocemente, ora racchiuse in un capitolo che esiste realmente nel libro, e che risalgono a quando avevo circa 17 anni. Da allora ne è  passato di tempo e mi piace pensare che Mevlyn e io siamo cresciute insieme.

6. Nel tuo racconto c’è un’infezione. Quanto tempo hai speso per studiare possibile cause, effetti e ovviamente un rimedio?

Sì, l’infezione è il fulcro e il pretesto allo stesso tempo di tutta la vicenda. È un argomento che mi ha sempre affascinato, perché l’infezione in Adam 1.0 non è un’infezione qualsiasi, bensì da Prioni. Prima di tutto sono un medico, e ricordo benissimo la lezione di infettivologia all’Università in cui scoprii per la prima volta l’universo misterioso dei Prioni: particelle, nient’altro che proteine, capaci di causare un’infezione al pari di organismi viventi come virus e batteri. È ovvio che l’infezione stessa e il rimedio che descrivo sono assolutamente romanzati,  il ‘mio’ Prione è un po’ più aggressivo di quelli che si trovano realmente in natura, ma diciamo che ho lavorato sodo per ricreare un habitat plausibile.

7. Chi è Natan?

Natan è senza dubbio il MIO personaggio. Lo adoro, è quasi come un figlio. Anche quando si arrabbia, anche quando mente, mantiene la sua integrità, e questa è una qualità che ammiro molto nelle persone. È un po’ come uno dei versi dell’If di Kipling che recita che anche quando tutti perdono la testa intorno a te, tu riesci a mantenere la calma… ecco, lui è questo, è una roccia.

8. Quanto tempo hai speso per la stesura totale? Di cosa parleranno i sequel?

A parte averlo ‘covato’ a lungo, la stesura del primo volume è iniziata nell’aprile del 2014 ed è terminata circa 2 anni dopo. Di cosa parleranno i sequel? La storia è tutta da sviluppare, il primo volume pone solo le basi, ma il mondo di Adam 1.0 è alquanto complesso. Non mancheranno le sorprese, questo ve lo assicuro!

9. La copertina ritrae una fenice blu. È bellissima. Ma qual è il significato? Si discosta dal significato classico o è proprio quello di rinascere dalle ceneri?

Sì, il significato è quello classico, ma anche qui taccio per non spoilerare. C’è nel libro proprio una citazione delle Metamorfosi di Ovidio in cui si parla della Fenice. Quello che posso dire è che di rinascite metaforiche, simboliche ce ne sono varie all’interno del romanzo, anche se La Fenice sarà comunque legata a un personaggio chiave della storia.

10.Hai ascoltato musica mentre scrivevi?

Sempre. Di ogni genere, anzi a volte cerco la musica adatta a descrivere il tipo di scena che sto scrivendo, è come se mi creassi l’atmosfera. A ogni modo, verso la fine della stesura mio marito aveva composto un brano che poi è diventato la colonna sonora del booktrailer di Adam, e che è stato d’ispirazione incredibile. Pertanto, se dovessi scegliere una colonna sonora indicherei sicuramente quella.

11. Lo sai che questo è un blog comico. Raccontami, se c’è, un episodio divertente legato al romanzo!

Episodi che racchiudono una certa ironia ce ne sono molti, ma mi viene in mente ancora una volta la lezione di infettivologia a cui accennavo prima, ormai parecchi anni fa. Be’, quel giorno i miei compagni di corso credo avranno pensato che fossi ammatita, perché migrai zitta zitta dalle ultime file, dov’ero solitamente rintanata, fino ai primi banchi. Sedevo dritta e attenta, credo di aver fatto anche un sacco di domande, mi avranno preso per una secchiona… e invece…

12. Fra Munia, Regione e PrP24 si lascia intendere che ci sia un intero universo dietro. Ti sei mai chiesta, se ci fossi tu al suo interno, come reagiresti?

Di sicuro non sopravviverei un giorno! I miei personaggi si trovano a dover affrontare situazioni estreme alle quali io non sarei minimamente preparata. Mi sono preparata teoricamente per descriverle, ma in pratica non saprei fare assolutamente nulla, nemmeno accendere un fuoco. E poi, come farei con le lenti a contatto?

13.Il romanzo parla di una ragazzina. Pensi che l’uomo dovrebbe tornare a imparare a guardare il mondo con gli occhi innocenti di un bambino?

I bambini non sono innocenti, parola di pediatra, né tantomeno lo è la mia protagonista nonostante la sua giovanissima età. Il mondo va guardato con occhi veri, senza nessun filtro, senza pregiudizi, senza dirsi bugie, ma la verità è che, la maggior parte delle volte, noi non lo guardiamo affatto.

14. Perché nel titolo “Adam” e non “Mevylin”?

Credo di aver in parte già risposto a questa domanda. Come hai ben detto tu prima, ho cercato di creare un universo, di cui Mevlyn è una parte. Attraverso i suoi occhi noi attraversiamo e scopriamo questo universo, ma mi piace pensare ad Adam 1.0 come a un romanzo corale. Le voci attraverso cui seguiamo la storia, infatti, sono più di una. C’è anche quella del ‘cattivo’, ed è stata la più difficile ma anche la più affascinante.

15. L’intervista è finita. Grazie per il tuo tempo e “Adam” è fantastico! Compratelo subito!

Grazie a te per questa bellissima e difficilissima intervista e a tutti quelli che vorranno scoprire Adam1.0

 

 

 

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