L’articolo d’oro.

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Questo si propone di essere l’articolo più bello di tutti. Sì, scritto in un qualunque giorno di pieno luglio. 

Proprio questo.

Era pieno luglio, lo ricordo benissimo.

Faceva caldo e io stavo andando in bici lungo il lungomare, facendo bene attenzione a non investire i passanti e neanche i venditori ambulanti, che per un motivo o per un altro si ritrovavano a conversare con me anche se io non davo loro esattamente corda.

Improvvisamente, mentre il venticello mi sferzava la faccia e i quaranta gradi mi stavano bruciando, sentii squillare il campanellino della mia bici.

Poi ricordai che io stesso ero seduto sulla bici, e che probabilmente ero stato io inavvertitamente.

Proseguii, ma il lungomare finì e dovetti rimettermi sulla strada. Poi vidi che c’era anche un semaforo.

Mi stava facendo l’occhiolino. Incredibilmente, sentii di nuovo suonare il campanello. Stava diventando un vizio.

Girai la faccia a destra e a sinistra, ma incredibilmente tutte le macchine stavano sfrecciando badando ai fatti propri, senza neanche un disco volante che atterrava improvvisamente. Proseguii con la mia marcia.

Girai e girai, ma non trovai ciò che cercavo, casomai stessi cercando qualcosa. Ero anche arrivato al porto, quand’ecco che trovai una ragazza.

“Che ci fai al porto?” mi chiese, senza neanche chiedermi chi fossi e dandomi del tu come se si potesse fare.

“Mi piacciono le arance” risposi. Lei fu molto colpita.

“Mi chiamo Analgesica, piacere” si presentò. “Sto aspettando un vascello”

Io non capii perché il campanello della mia bici continuava a suonare a caso, oppure se il mio pollice si fosse effettivamente innamorato del campanellino e quindi continuava a suonarlo imperterrito. Dovetti rispondere. “Ti faccio notare che i vascelli sono fuori corso da un paio di secoli ormai”

“Oh” disse lei. “Non hanno preso abbastanza CFU?”

“Probabilmente non piacevano le arance” dissi. Ce l’avevo con le arance, per qualche motivo. Forse mi era rimasto impresso quel romanzo dove lei era un’arancia e poi faceva carriera, diventando presidente di una nota fabbrica per scarpe. A un certo punto c’era anche un vampiro. Si intitolava Il carbone e altri crimini.

“Capisco” disse Analgesica. “Allora sto aspettando inutilmente”

“Sì, decisamente. Ormai puoi aspettarti navi di ferro”

“Come mai per due secoli nessuno mi ha fatto notare questa cosa?” Analgesica sembrava nervosa per qualche motivo. Forse anche lei aveva letto Il carbone e altri crimini. Allora le feci notare una cosa.

“Per avere tipo tre secoli, non li dimostri tanto” osservai.

“No, infatti”

Analgesica sorrise e io mi innamorai.

Analgesica sparì di botto.

Io reprimetti un brivido.

 

 

 

 

 

 

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