Il sale e il sangue/30

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Proprio quando le provviste che avevano precedentemente caricato sulle due barche cominciarono a scarseggiare, i pirati capitanati da Alexa giunsero a Inoquit, venendo accolti da due immense colonne scolpite nella roccia, la cui base era costantemente battuta dall’incessante moto ondoso, i cui relativi schizzi arrivavano su alcuni nidi di gabbiani e qualche altro crostaceo.

“Siamo arrivati” disse Alexa agli altri. “Dopo sette giorni… stavo impazzendo. In mezzo al mare non c’è niente da fare. Per fortuna abbiamo avuto tre ostaggi!”

In effetti, da quando i fratelli Johnson e il signor Morrison erano stati liberati per vogare, avevano remato solamente loro. Solamente Olaf, fra gli aguzzini, aveva deciso di dare loro il cambio, poiché voleva tenersi in forma e la voga era uno dei suoi passatempi preferiti. Di nascosto, Lucy lo osservava sognante, mentre l’alto e biondo figlio del Nord avanzava e si ritraeva impegnato in quell’attività.

Sette giorni dopo la loro partenza, giunsero dunque alle porte dell’ultimo baluardo a nord di Tutuk Naga, che in quel momento si presentava dipinto di rosso, dove la luce morente del sole giocava con la superficie del mare e con gli scogli.

“È magnifico” commentò Chang, che non aveva mai visto quel monumento. “Chissà chi lo ha costruito, e con quali scopi”

“Si dice che sia stata Inoquit la prima capitale di Tutuk Naga” rispose Lucy. “Alexander il Conquistatore aveva fatto scolpire questo portone per incutere timore ad eventuali navi dell’Occidente”

“Peccato che per l’Occidente mandare anche solo una piccola flotta lungo l’oceano è molto dispendioso, per un guerra che non si sa nemmeno se la si vince” disse Chang, ricordando ciò che sapeva dalla storia. “Gli Imperatori che si sono succeduti lungo i secoli nel Continente Occidentale sono stati tutti lungimiranti e saggi. Hanno ritenuto fosse meglio mantenere rapporti commerciali con l’Est”

Una volta entrati nel fiordo, la scialuppa percorse un’altra ora di navigazione e infine si incagliò sulla spiaggia dell’isola omonima del fiordo, dove sorgeva la seconda città del regno.

“Bene” commentò Lucy. “Adesso legate i polsi a questi tre buzzurri e insieme andremo al cospetto di Robb”

Né i fratelli Johnson né Morrison sapevano chi fosse Robb. Probabilmente era uno dei leader della ciurma di Blackfield, ma nel frattempo in loro stava entrando l’idea che il loro destino dipendesse da costui.

Inoquit si stendeva lungo tutta l’isola. Al centro, sorgeva l’immenso tempio dedicato al Dio Arcobaleno, padre e madre di tutti gli dei, il quale aveva creato l’universo dal nulla per puro diletto. Quell’edificio, squadrato e circondato da colonne ciascuna di un colore diverso, faceva di Inoquit la capitale religiosa. Il gruppo di pirati camminò rasente alla piazza, in modo da non essere notati dal continuo viavai di sacerdoti e sacerdotesse.

“Oggi dev’essere il Solstizio d’Estate” bisbigliò Alexa. “Stando al mare ho perso proprio la cognizione del tempo…”

Olaf disse “Qui da voi festeggiate l’inizio dell’estate a maggio? Noi del Nord lo facciamo a fine giugno”

“In realtà noi dedichiamo tutto il periodo estivo alla Dea Gialla, infatti è stato proprio a maggio che lei, all’inizio dei tempi, ha benedetto questo periodo, rendendolo caldo, fertile e dal mare sempre disponibile”

“Complimenti Alexa, sai molte cose sulla mitologia” commentò Chang, introducendosi in un viottolo sulla sinistra. “Ma nulla sul Nonmondo”

Il Nonmondo… Morrison pensò che fra i pirati ci fosse una sorta di ossessione paranoica su quel luogo. Nessuno ne aveva sentito parlare e infine dovette concludere che non esisteva affatto. Tuttavia, in quel momento la prima preoccupazione riguardava la loro salvezza, che non era prevista da nessuno.

Continuando a camminare, Morrison notò che Inoquit era piena di vie strette oscurate dal sole a causa di molte lenzuola, probabilmente stese dalle persone che abitavano nelle case a più piani e collegate fra loro tramite un filo.

Infine, giunsero in un piccolo porticciolo, situato a ovest dell’isola, dove li attendeva un uomo dai capelli rossi che portava una spada alla cinta. Quell’uomo stava sistemando alcune funi per la sua imbarcazione in legno, che era più grande di una scialuppa ma più piccola di una nave.

“Chi devo decapitare oggi?” esordì per prima cosa, come se fosse un saluto, sorridendo alle donne. Morrison credé di vedere un dente d’oro nel sorriso.

“Silenzio, Robb” ridacchiò Olaf “non vorremmo far spaventare i nostri ostaggi”

Robb gettò uno sguardo sui tre marinai sporchi, sudati e dall’aria spaesata. Avevano ancora indosso la blusa della Marina del Regno, dunque non dovevano essere degli sprovveduti.

“Dove li avete pescati? Io mica li faccio salire sulla barca” commentò Robb, inspirando la fresca brezza portata dalla lingua di mare che separava l’isolotto dal fiordo. Tutto il lato Ovest di Inoquit era stato trasformato in luogo per le barche, poiché ad Est la caverna dedicata al Dio Grigio era considerata un luogo sacro e si richiedeva il dovuto silenzio.

Lucy Savage spiegò “A quanto pare fanno parte dell’equipaggio del Cacciatore, e hanno, non so come, dato il via a una serie di tafferugli nella capitale. Sai che…”

“Lo so, lo so” disse sospirando Robb, guardando la gente della città passeggiare avanti e indietro, presa dalle proprie faccende. “Questa è la capitale religiosa, per cui non ci sono battaglie. Ma se i rivoluzionari sono riusciti a portare la guerra sotto casa di Taddeus, be’, allora tutto quello che ha detto il Capitano era vero, fosse merito o no di questi sprovveduti”

“Non tanto sprovveduti” interloquì Olaf. “Adesso non presidiamo più la capitale, infatti siamo qui per radunare dei volontari che…”

“No” disse Robb.

“No? Come osi?” Olaf avanzò con pieno disappunto, pronto a picchiare colui che secondo Morrison doveva essere uno dei capi. Robb in effetti non sembrava all’altezza dell’alto e robusto figlio del Nord, ma aveva comunque una spada.

“No, perché ci è arrivato un messaggio dalla Black Sheep. Conosci il codice Blackfield?”disse Robb, mantenendo la calma.

“Sì, certo che lo conosciamo, e ancora non capisco come un solo uomo abbia potuto inventare un sistema così complesso utilizzando solo degli specchi. Ebbene, cosa dicono dalla nave?” disse Alexa.

“Stiamo parlando di Steven Blackfield, l’inviato degli Dei. Certo che può inventare un codice di comunicazione con la luce e gli specchi” disse Robb, dimostrando profonda devozione. “In ogni caso, ci è stato detto che stanno arrivando”

Quel semplice annuncio gettò nel panico i pirati.

“Stanno arrivando e ce lo dici come se non importasse nulla?” piagnucolò Lucy. “Oh, Dei! Steven Blackfield sta per arrivare, con Snejder, Jack, Jospehine e tutti gli altri che compongono i Capi!”

“Anche io sono uno di loro!” protestò Robb, ma Lucy non lo ascoltò.

“Stanno arrivando!” esclamò la ragazza. “Dobbiamo prepararci e tornare alla Porta!”

“No!” esclamò con autorità Robb. “Ho pensato a qualcosa di meglio che la solita accoglienza stupida che facciamo sempre. Stavolta, piuttosto che al buio e i soliti fumi, esporremo la nostra bandiera, che sventolerà al posto del Drago!”

Morrison ebbe nella mente una fugace immagine dell’architrave all’inizio del fiordo, il quale al posto della chiave di volta con su scolpita la faccia di un Drago, c’era invece la bandiera di Blackfield, che proprio in quei mesi era cambiata e recava le fattezze del teschio del Re Ammiraglio.

“Proprio in questo luogo di culto, Blackfield finalmente riceverà il titolo di Prescelto. Ho già predisposto tutto col Gran Sacerdote, sarà una cerimonia mai vista nella storia di questa religione. Di sicuro, il Dio Arcobaleno chiederà sacrifici umani, poiché un essere umano entrerà nel mondo degli dei. Ebbene, ero molto preoccupato su questo punto. Ma, adesso, ci sono ben tre persone bell’e pronte per questo scopo!”

Morrison e i due fratelli si raggelarono, mentre i pirati ridevano.

“Allora non dobbiamo andare alla grotta?” chiese Joseph.

“No, Joseph, tu che sei sempre l’uomo del buio” disse Robb. Aveva l’impressione che il suo compagno, che conosceva bene, fosse un estimatore della notte e anche delle sacerdotesse del dio delle rocce. “Adesso noi andremo con calma al Tempio, dove incontreremo il Gran Sacerdote e raccomanderemo questi marinai per il sacrificio”

Detto quello, Robb fermò un calesse e pagò il vettorino in modo che lui e i tre prigionieri si muovessero verso la piazza principale. Il resto dei pirati, invece, sarebbe andato a piedi.

“Certo che Robb è proprio uno stronzo” commentò Joseph. “Chiamare un calesse e comunque lasciarci a piedi… bah, se lo racconto in giro non ci crede nessuno”

“Io vado ad accogliere il Capitano” disse Alexa, e venne seguita da Lucy e Chang. Joseph e Olaf, invece, andarono in taverna a bere, in quanto liberi da compiti ben precisi.

“Robb ha detto di issare una bandiera” fece notare Chang. “Ma non ha detto quando e chi lo avrebbe fatto”

“Lo faremo noi adesso” disse Lucy. “non so cosa si siano detti, la Black Sheep con Robb, ma qualcosa di grosso bolle in pentola. Se hai notato, il Capitano non si è fatto vedere né sentire in questi sei mesi, al punto che tutti lo considerano un latitante. Se avesse voluto, avrebbe preso il titolo di Emissario degli Dei tutte le volte che lo desiderava. Perché farlo proprio adesso? E da dove viene il vascello, che ha comunicato così tanta emergenza? Che c’entri qualcosa coi relitti che abbiamo trovato?”

Chang prese la tavoletta di pietra pomice e rilesse la scritta: “Il Nonmondo è buio per chi è cieco”; ma non fece in tempo di terminare la lettura che la frase cambiò magicamente.

L’entrata dell’isola è dentro un’altra isola

Chang deglutì, sudando freddo. Le due donne si stavano dirigendo verso il punto in cui erano sbarcati… lui, invece, avrebbe dovuto assolutamente cercare l’entrata.

Era sicuro che il Nonmondo si trovasse proprio lì, ad Inoquit. Tuttavia non poteva sparire così, dunque decise di attendere Lin e Hiroshi. Era sicuro che fossero già lì, ma forse erano con Blackfield.

Nel frattempo il calesse era ormai arrivato al tempio. Robb spinse via i tre prigionieri, ancora ammanettati, e li fece entrare fra le colonne del Tempio, che assicuravano riparo dal bello e dal cattivo tempo al grande portone che raffigurava un arcobaleno sul quale camminavano i sette Dei principali: il Dio Rosso, signore della guerra e anche dell’amore;  il Dio Arancione, nume dell’abbondanza e dell’allegria; la Dea Gialla, signora del Sole, della luna e delle stelle in compagnia di suo fratello il Dio Argento che però non era presente sulla porta. Dietro la Gialla vi era il Dio Verde, signore dell’erba e di tutto ciò che la terra offriva; in seguito il Dio Blu, nume tutelare del mare e di tutto ciò che era liquido; innamorato del Dio Azzurro dal quale era separato per sempre dall’Orizzonte; il Dio Indaco, signore del commercio e del denaro; e infine la Dea Violetta, regina della fertilità.

La porta raffigurava dunque quei sette che dal mondo degli Dei giungevano nel mondo degli umani camminando sull’arcobaleno, tuttavia più in basso il Dio Bianco, signore della vita e la Dea Nera; triste regina della morte, si davano battaglia chi con la spada e chi con la falce.

Restavano non disegnati gli altri dei minori.

Robb bussò alla porta che venne aperta subito, lasciando intravedere una sala ampiamente illuminata e piena di finestre colorate, molto simile alla Sala del Trono di Tukha. Una volta entrati, il pirata legò le manette a una delle colonne, in modo da non far scappare nessuno.

Gli dei, scolpiti in statue di marmo, intervallavano le navate e un’interminabile fila di panche era disposta in modo da poter vedere un altare metà bianco e metà nero, dove dietro sedeva il Dio Arcobaleno, il signore senza sesso, che indossava una tunica cucita coi sette colori.

I marinai al servizio del Re osservarono l’immensità e il silenzio mistico di quel luogo. A intervalli irregolari, sacerdoti vestiti allo stesso modo del Dio Arcobaleno, andavano e venivano senza parlare con nessuno. Non era possibile parlare, nessuno ne aveva voglia. C’era un intenso odore di incenso e anche le candele, poste davanti a ciascuna finestra colorata che raffigurava un dio minore, profumavano.

I passi di Robb echeggiavano per tutta la sala, e James Johnson ebbe il tempo di alzare lo sguardo e osservare i lampadari di cristallo che erano appesi sul soffitto, il quale era a sua volta dipinto in modo da raffigurare la mitologica creazione del mondo.

James non era mai stato molto credente, ma in quel santuario non si poteva restare indifferenti, sia all’arte, sia alla reverenza che portava quel luogo.

Infine, il Gran Sacerdote arrivò e osservò i prigionieri. Era un venerabile vestito come gli altri, ma che possedeva un bastone incastonato di pietre preziose e una cintura d’oro.

“Hai detto bene, Figlio Robb” disse, con una flebile voce. “Sono perfetti per il sacrificio umano”

Morrison, disperato, poggiò la fronte sulla colonna. Era finita per loro.

 

2 pensieri su “Il sale e il sangue/30

  1. Riecco anche i nostri poveri tre sciagurati! La loro astuzia è servita a salvarli più volte, ma qui pare che siano proprio giunti al capolinea!
    Inoquit sembra una città davvero maestosa, ma anche del tutto in pugno a Blackfield e alla sua ciurma! Perfino il sacerdote del tempio è dalla sua parte! Riuscire a liberarsi della sua influenza sarà molto più complesso di quanto pensa il Cacciatore, soprattutto con tutti questi sostenitori più o meno nascosti in giro!
    E il Nonmondo? Finalmente qualche indizio concreto anche su quello! Le trame si vanno intrecciando sempre più e non vedo l’ora di scoprire chi sarà il primo a finire in pasto ai pesci!
    In questo capitolo ho potuto apprezzare molto la tua spiegazione delle figure divine che fino a ora erano state accennate! Bellissima l’idea di un Dio Arcobaleno che ha generato tutti quanti, e degli altri dei affiancati ognuno a un colore!
    Come sempre, i miei complimenti!

    Piace a 1 persona

    1. In realtà adesso fra le figure divine c’è un certo Steven… *coff coff*

      Grazie mille per i complimenti, il vero succo della storia sta finalmente per arrivare ** il Nonmondo è… vedrai quel che è+!

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