Il sale e il sangue/31

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La traversata non richiese molto tempo. Anche se il meteo non era propriamente perfetto, la goletta era un’imbarcazione facile da maneggiare e veloce più del vento, dunque tutti erano fiduciosi di raggiungere Inoquit entro tre giorni massimo.

Nel frattempo, in mare, mentre a nord e dunque alla loro destra la morfologia di quello strano paese si svolgeva lentamente, Eric pensava a quanto accaduto nel paese di Suprim.

Blackfield con ogni probabilità si trovava ad Inoquit, ma anche conoscendo il suo profilo non era semplice anticipare le sue mosse. Aveva la strana sensazione che anche sbarcando in quel fiordo non avrebbe trovato nulla che potesse fargli concludere la missione.

Entrando in plancia di comando, ritrovò la vecchia carta che comunicava le rotte commerciali di quella settimana. Neanche Blackfield le stava seguendo, infatti non c’era stata notizia di assalti di sorta, o comunque non gli era giunta alcuna voce.

Era vero anche che comunque non aveva prestato molto orecchio a nessuna novità, né proveniente dalla capitale, né proveniente dal mare.

“Non c’è un modo per informarsi sulle rotte?” chiese Eric al suo timoniere, sempre intento a governare la goletta, che nel frattempo sfidava il mare lievemente mosso.

“Direi proprio di no” rispose lui. “Tuttavia, se Blackfield ha agito, potremmo saperlo dai relitti che potrebbero sorgere dal mare”

Eric pensò dunque di fare attenzione personalmente a quel tipo di indizio. Cercò di ragionare come faceva il pirata: la maggior parte delle persone lo considerava latitante, perché non agiva da sei mesi. In quel periodo, aveva avuto tutto il tempo di consolidare tutta una serie di avamposti che comunicavano, anche a lunga distanza, tramite un sistema a lui ignoto. C’era dunque una rete molto forte, anche se non contava di molti pirati, in quanto la maggior parte erano stati abbattuti da Sebastian, il Re Ammiraglio.

Se dunque Blackfield avesse sentito dei guai che erano successi a Suprim, non gli conveniva più fare il gradasso lungo le rotte commerciali, ma andare a Inoquit e riorganizzare le forze in modo da riprendere ciò che gli era stato tolto. Inoltre, anche la capitale era a rischio, visto che vi aveva lasciato quei tre marinai dei quali non ricordava più nemmeno il nome. Li aveva lasciati a loro stessi e si chiese come stessero o se avessero compiuto la missione che aveva dato loro.

“Ho sentito parlare di una guerra civile” disse Eric. “Secondo te, quanto c’è di vero?”

“Re Taddeus sta provando a tenere i rivoltosi lontano dalla città” disse il timoniere. “Non so per quanto tempo la diplomazia reggerà. Ciò che ha detto Steven Blackfield sei mesi fa ha colpito e scioccato tutti i miei connazionali”

“Ma si può sapere cosa ha detto esattamente oppure no? Che cosa intendeva, lui, quando ha dato ai Ravenwood l’epiteto di bugiardi?”

Il timoniere scosse la testa. “Prova a chiedere a Francis Norald”

“Oh, lo farò sicuramente”

Così Eric uscì dalla plancia e tornò all’aria aperta, cercando con lo sguardo a destra e a sinistra. C’era un vento abbastanza forte e la goletta si alzava e si abbassava, mentre le onde continuavano a picchiarla alle fiancate.

Dirigendosi dall’altro lato della nave, trovò Patrick pensieroso, poggiato su uno dei castelletti di prua.

“Tu non dai una mano nel governo della nave?” chiese il Cacciatore.

“Sono qui solo in veste di commerciale” rispose Patrick, con lo sguardo vacuo. “Dunque sono inutile”

“Oh, insomma!” il Cacciatore batté un piede sulle assi di legno.

“Io so” continuò Patrick.

“Cos’è che sai?” chiese il Cacciatore, un po’ pentitosi di salvare il povero ragazzo da quella sua stranezza.

“Se ti ricordi, Norald e il timoniere mi avevano catturato per farmi confessare che tu fossi un falso. Poi te ne sei uscito con un nome che potrebbe non essere vero” disse Patrick, che sembrava mosso da un’inquietudine mista a stizza “e, dopo averlo fatto, Mary ti ha toccato il braccio, ringraziandoti per essere rimasto”

Fra i due calò un silenzio imbarazzante, dove il Cacciatore credé di sentire un brivido proprio sul punto in cui Mary aveva toccato.

A parte il vociare dei marinai, si sentiva solamente il rumore del mare che quel giorno si alzava e si abbassava, azzurro come mai era stato fino a quel momento.

“Cosa c’è esattamente fra voi due?” chiese infine Patrick.

“Niente, è ovvio” rispose il Cacciatore. “Io sono sposato”

“Vedovo” precisò Patrick. “E da dieci anni. Lo hai detto tu. Pertanto, hai un’attrazione per Mary, la quale potrebbe anche ricambiarti. Pensa al suo viso, Eric. Quei grandi occhi verdi, le lentiggini, e i fluenti capelli neri… la sua voglia di fare, la sua mira, e il mantello bucato che tieni sempre al posto di darlo alle fiamme… non sono forse indizi?”

“Ma che ne sai, tu?” replicò stizzito Eric, innervosito senza capire bene il motivo.

“Lo so, e ti consiglio di fare attenzione con le donne, perché anche io provavo ciò che provavi tu, per la donna che amavo. Ebbene, io l’ho vista assieme a un uomo robusto coi capelli lunghi, camminando a braccetto, e baciandosi anche, al parco. Ecco perché io…”

Cadde a terra, sedendosi sul ponte in lacrime.

Eric aveva capito perché Patrick covava quei brutti sentimenti.

“Quell’uomo robusto era qualcuno che conoscevi?” chiese Eric, temendo la risposta.

“Era il mio migliore amico” rispose ad alta voce Patrick, la voce alterata dal pianto. Il Cacciatore sospirò, andando avanti nella sua ricerca del nostromo.

Lo trovò poco dopo, intento a governare una delle vele.

“Norald” salutò l’uomo incaricato dal Re. “Qual è la verità che ottenebra i Ravenwood?”

Norald rimase perplesso. “Nessuno te l’ha ancora comunicato? Mi pare strano”

“Eppure è così. Il padre di Mary, che conosce il discorso di Steven, non è presente e il Re mi ha detto che sono tutte fandonie”

“Ebbene, non lo sono” disse Norald. “Sta di fatto che Alexander il Conquistatore non era un Re, ma un cavaliere al servizio del Sovrano dell’antico regno al di là delle montagne. Tuttavia, Sir Alexander avrebbe dovuto sposarsi con una nobildonna di cui non ricordo il nome, ma proprio il giorno delle nozze costei non si presentò all’altare del Dio Rosso. Preso dal panico, il cavaliere prese a cercarla, trovandola nell’ultimo posto dove si aspettava di trovarla, a casa sua. Nel suo letto. Nuda, col Re accanto”

Eric sentì una fitta al cuore. Patrick gli aveva appena detto di stare attento con le donne…

“Ciò provocò ovviamente un certo disagio da parte di Alexander, il quale non poteva gridare, né usare violenza, davanti al suo Re. L’unica cosa che gli rimase da fare, allora, fu fuggire e radunare alcuni suoi compagni d’armi, per raccontare loro l’accaduto. Non era la prima volta che il Re andava a letto con le donne altrui, lo faceva anche quando era principe, dunque la risposta a quei soprusi fu la diserzione. Alexander e i suoi valicarono le montagne e fondarono quella che oggi è Tukha, mentre Ravenwood si affibbiò il nomignolo di Conquistatore, anche se a quei tempi Bocca del Drago era un territorio aspro e deserto, pieno di campagne incolte”

Eric ascoltò attonito quel racconto. Taddeus lo sapeva e glielo aveva tenuto nascosto?

“Ovviamente la storia che ti ho esposto è come la conosco io” precisò Norald, mentre accese una pipa, nonostante il vento. “Ma sono abbastanza sicuro che Blackfield la conosca in maniera più o meno simile e non appena ne ebbe conferma, fu pronto ad accusare Sebastian di tradimento e menzogna. Da qui la genesi di quella che sarebbe stata la Battaglia dell’Aurora, ultimo capitolo di una serie di confronti sanguinari fra Ravenwood e il Capitano”

“Grazie, Francis” disse lui. “Adesso mi è molto più chiaro. Tutuk Naga è un Regno molto potente e florido, e un uomo come Steven Blackfield deve avere passato ore difficili nel vedere chi idolatrava navigare nella melma sporca della bugia. Ecco perché è diventato pirata, intende rovesciarli tutti, e ucciderli, se gli riesce. Ecco perché occorre fermarlo”

La White Justice proseguiva silente il suo viaggio, mentre le onde continuavano il loro lamento.

“Devo dire che Blackfield ha molto talento” concluse Eric, allontanandosi da Norald e andando a controllare le condizioni di Mary, che veniva costantemente seguita da Nick.

Erano riusciti a trovare una piccola cabina interna, dove le onde del mare erano attutite. Mary, illuminata da una piccola lampada ad olio, leggeva un libro.

“Come sta?” chiese Eric, dopo aver bussato alla porta già aperta. Nick stava completando un solitario con le carte.

“Oh, Cacciatore” salutò lui. “Fa enormi progressi. Una volta a Inoquit potrebbe anche mettersi a correre” ridacchiò.

“Perfetto…” sussurrò Eric. Guardò Mary e gli scappò un sorriso. Lei lo guardava piena d’affetto, e lo ricambiò.

Magari in un’altra vita si sarebbero scambiati dolci parole sul ponte di quella goletta, ma al momento c’era un’altra cosa che lui intendeva chiedere al dottore.

“Nick” esordì sedendosi su uno sgabello. “A Suprim hai scoperto qualcosa riguardo Steven Blackfield? Possiamo fidarci del timoniere e del nostromo?”

Nick arricciò le labbra. “Sì, effettivamente ho sentito che entrambi non credono che tu sia il vero Cacciatore, poiché il pescatore che avevamo incontrato sbarcando sosteneva che tu non fossi veramente… tu”

“Già, lo immaginavo. Ma dal momento che ho rivelato il mio nome e ho detto cose che avrei preferito tacere, dovrebbero…”

“Non è così semplice” rispose Nick. “Tu stesso, se sei il Cacciatore, dovresti saperlo. Hai detto solo un nome e una storia. Per quel che ne sappiamo, potresti anche aver costruito tutto a tavolino. Secondo me, finché non prevali sui pirati nessuno crederà che tu sei davvero chi dici di essere”

“Per quel che vale, noi ti crediamo” intervenne Mary, sorridendogli.

Per un attimo, Eric pensò che quel sorriso facesse più luce della lampada. Si diede dell’idiota per averlo pensato e sparì, tornando sul ponte utilizzando molto più fiato del necessario.

Devo pensare a Blackfield… pensa a lui, pensa a lui…

Mary lo aveva toccato sul braccio.

Blackfield ti ha sparato, devi odiarlo e fargli saltare il cervello…

Mary lo ha ringraziato per essere rimasto…

Blackfield potrebbe essere a Inoquit!

Mary aveva delle labbra carnose sulle quali ebbe voluto  poggiare le sue…

Eric si risvegliò, poiché la vedetta aveva urlato Terra! suonando con la campana.

Il viaggio era terminato. Inoquit era a vista, spettacolare alla vista e terribile nella sostanza.

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