Fazzoletti e il muco.

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Attenzione: il prossimo racconto sarà schifoso.

 

Non solo perché è un argomento che mi sta prendendo negli ultimi giorni, ma perché ho personalmente osservato da vicino il disagio dei poveri fazzoletti.

Ad esempio, mi capita di starnutire.

“Poffarre!” esclamo. “Qualcuno mi sta pensando!”

Così avvicino la mano, che minacciosa cala sul pacchetto incustodito.

///

“Ragazzi!”

Nessuno risponde. Ah, come devo fare con questi dormiglioni!

“Ragazzi!”

“Che c’è?” chiede quello di sotto, infastidito dall’essere risvegliato.

“Ci stanno attaccando! Mano sporca in avvicinamento!”

Scatta l’allarme generale. Tutti i fazzoletti si spostano, cambiano colore e alcuni emettono persino raggi calorifici.

Ma alla fine la mano si avvicina e prende me, che sfortunatamente sono il primo della lista. Mi ricordo quando ci hanno messi in questo pacchetto:

“Non preoccupatevi ragazzi, nessuno vi farà del male, al massimo verrete usati come poggia muco, ahahahah LOL”

Così si era espresso il robot che ci ha immagazzinato.

Mi avvicino al naso. Magari facendo un po’ di conversazione evito il peggio.

“Non c’è limite al peggio!” esclama il naso. Ma mi ha letto nel pensiero?

“Ma… come hai fatto?” gli chiedo.

“L’importante è essere se stessi” risponde il naso, che colante muco è disgustoso e orribile e qualche altro sinonimo.

Per tutta risposta, ricopro tutto il naso con il mio essere avvolgente. Per fortuna che non faccio odore come quelli della razza “Profumo limone”, oppure “profumo bottiglia vuota”, e cose così.

Ma ormai il mio destino è segnato, qualcuno da dentro il naso urla “CARICAAAAA!” e tutto il muco verde/giallo/a pois si spiaccica tutto dentro di me, che non sarò mai più lo stesso, bello liscio e integro; ma appunto dovrò ospitare questo moccio liquefatto e che fa le bolle e emana vapori strani.

“Bleah, che schifo!” esclamo, mentre dentro di me il muco sghignazza come se fosse bello a vedersi.

La mano mi chiude e mi ripone, ma adesso è tutto diverso. Prima ero coi miei compagni, a ridere e scherzare, adesso custodisco qualcosa di brutto a vedersi e che sta generando uova di mostri.

E non solo, so bene che verrò sfregiato diverse altre volte finché non sarò più utilizzabile! Ma fosse almeno per qualcosa di decente, tipo…

“Tipo il moccio! Ahahahahah!”

No, in realtà io volevo dipingere.

“Cosa? Il Muco verde colante?”

No, un bel paesaggio, coi fiori e…

“E si starnuta! AHAHAHAH!”

E dicevo, le api coi cammelli che scavano fosse nei ginepri.

“Un momento, cosa?”

Questo vorrei dipingere, io da fazzoletto sarò un pittore!

Etcì.

Ecco, il naso mi reclama di nuovo.

Sniiiiiffff.

Lo strombazzante rumore mi devasta, e altro muco rosso pallido, dovuto al naso distrutto, si poggia dentro di me che ho vene artistiche.

“Casomai fibre artistiche, fazzy”

Fibre artistiche.

“Ci hai fatto caso, Muco?” chiedo.

“A cosa, pittore da quattro soldi? Ahahahah!”

“Quando si starnutisce, si chiudono gli occhi, sempre. E anche quando ci si soffia il naso”

Il muco ci pensa su prima di rispondere. In effetti, è in gioco il destino dell’universo. Non questo, ma uno parallelo.

“Beh, secondo me è per il fatto che gli occhi stessi non vogliono assistere alla fuoriuscita di una sostanza melmosa che si rifugia nel naso, che pieno di peli e di caccole solide mi ospita.”

Non fa una grinza. Le caccole però sì.

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