Una giornata da quaderno.

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Che vita frenetica, quella del quaderno! Ovvero me stesso, quindi posso ben dire che HO una vita frenetica.

Vengo aperto, chiuso, scritto, scarabocchiato, fatte le orecchie e a volte perdo anche la copertina. Brutto giorno, quello!

“Oh, no, copertina! Mi hai sempre protetto dal freddo e dal caldo, non posso perderti così!” le dico, ma la copertina non ci sente e si stacca da me, partendo per luoghi oscuri alle mie conoscenze.

Poi, succede anche che vengo usato per infinite partite a Nomi, Cose e Città e quindi so tutto.

“Puoi dirmi una frutta con la O?” mi chiede la matita.

Ah. una frutta con la O… non credo che esista! Ma a chi mai è venuto in mente di usare la O per questo tipo di gioco?

“Vale punti, Quad” dice la matita.

“E i punti si possono dunque convertire in cibo?” rispondo.

“CIBOOOO!” esclama famelica la Gomma, che mangia un sacco di segni fatti dalla matita. Il problema è che più mangia, più perde pezzi di se stessa, quindi non so quanto le convenga.

Ad ogni modo, ci sono molti modi di usarmi, dal semplice raccoglitore di disegni a un cacciatore di sogni. Ad esempio ho qualche pagina in merito:

Un tizio va al bar e fa “Ehi, ma lo sai che tu barista sei gnocca?” e la barista si gira e risponde “Solo perché ho i capelli lunghi non vuol dire che sia femmina, stronzo” e quindi era un uomo

Ed ecco che siamo al punto cruciale di tutti i quaderni, ovvero le spillette centrali, quelle che si usano tanto.

“Scusa, potresti darmi un foglio? Grazie”

“Ehgi, a lui lo hai dato! Perché non a me? Forse perché sono femmina’”

“Ehi, a loro due sì e a me no? che sono, il figlio della serva?”

E così via, e uno dopo l’altro i miei fratelli compagni fogli mi salutano.

“Ci si vede, Joe”, “è stato un piacere, Luke”, “adiòs, John”

Ma come accidenti mi chiamo? Inoltre, una cosa che le mani hanno sempre ignorato è il fatto di farmi male, quando mi strappano.

“Non lo ignoriamo, noi lo facciamo apposta! Ahaha!”
Mani crudeli.

Ad ogni modo, una volta superata la barriera delle spillette e una volta soddisfatte le esigenze persino del fratello del cognato dell’amico del mio vicino di casa, si continua con l’esperienza da quaderno.

È un’esperienza nuova e fuori dagli schemi. Anzi, a dire la verità si dimagrisce, anche.

“Eh certo, visto che sono stati strappati diversi fogli!” esclamano le spillette.

“Se snello vuoi apparire, un pochino devi soffrire” ribatto.

“Ma cosa c’entra?”

“Significa che se non vuoi fare palestra, e in effetti sarebbe strano se un quaderno facesse palestra, devi accettare che ti levino i fogli”

Ecco, così finisce il quaderno, proprio con questa massima. Ero un quaderno a righe, sapete, molto comodi per scrivere o disegnare o anche per strappare le pagine e regalarle.

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