Regalami una stella/8

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Quartier generale degli Alieni invasori, sala delle Strategie.

“Non manca molto all’invasione terrestre” disse Lascaroth, comandando a un esercito di donne mal disposte a ricevere ordini da un uomo. “Noi che cosa potremmo fare?”

“Si potrebbero radere al suolo tutte le città coi nostri dischi volanti a propulsione mentale” propose una soldatessa, osservando Lascaroth come se volesse ucciderlo entro qualche secondo.

“Propulsione menatale? Caspita!” commentò Olaf senior, osservando dalla telecamera nascosta da Igor. In realtà vedeva solo da sotto il tavolo, in quanto il ragazzo era messo come pouf e quindi non poteva riprendere granché, ma a loro interessano più che altro le voci. E quello che avevano sentito era di fondamentale importanza. “Allora si possono guidare, ma credo che ci voglia una volontà di ferro per maneggiare quei velivoli!”

“Eh, già” disse la madre di Katy che era ancora lì. Non aveva mai messo piede in un osservatorio astronomico, e nemmeno in un planetario, ma ormai sapeva tutto di come funzionava, a forza di starci dentro e osservare attorno a lei il mondo che cambiava. “Ma chi si metterà dentro quei velivoli?”

“Io e suo marito” rispose Olaf, come se la decisione fosse già stata presa. “In realtà, ho optato per questa ragione perché voglio preservare le donne”

“Non si scomodi, signor lei, che noi donne sappiamo badare a noi stesse!” si difese lei piccata.

Olaf e il padre di Katy si scambiarono un’occhiata. Non capivano quel tipo di filosofia, era inutile.

Nel frattempo, però, la Consulta aliena andava avanti.

“Ebbene, sarà fatto così” disse Lascaroth, cercando in ingraziarsi le sue sottoposte per caso. “Certo, è sempre un bene attaccare dall’alto, tanto la loro tecnologia non lascia scampo., siamo condannati a vincere” disse sogghignando.

“Sì, ma dov’è Loxombra? Che sta facendo?” chiese un’altra soldatessa.

“Loxombra? Eccola” rispose Lascaroth, facendo calare un teleschermo dal soffitto. Sembrava che ogni stanza ne avesse uno, oppure era sempre lo stesso che si muoveva a seconda delle necessità.

“Eccomi” disse lei. Non era ancora arrivata all’hangar, il che diede tempo a Olaf e Katy di perlustrare tutta la base.

“Loxombra, dobbiamo davvero attaccare con i dischi volanti?” chiese Lubrificha, la soldatessa che aveva “alleggerito” Igor per portarlo a spasso.

Loxombra rivolse uno sguardo a Lascaroth. “Ebbene? Che cosa hai detto alle mie soldatesse? Non si possono usare i dischi volanti se non sotto la mia autorizzazione!”

Lascaroth però si leccò le labbra. “Hai ragione… scusami”

Loxombra non capì più nulla ordinò con estrema ferocia “Usate pure tutte le labbra che volete!”

Ci fu un mormorio depresso e , con molta mestizia, le aliene si alzarono e  andarono a prendere i posti di combattimento.

“Ehehe, ho sempre ragione” borbottò il principe non ereditario.

“Cosa?” chiese Loxombra, tornando in sé.

“Niente” si affrettò a dire lui, che in realtà era un tipo molto arrivista, e se il re non lo riconosceva avrebbe preso il potere per vie traverse.

Lui sì che era furbo, no come certi altri.

Ciononostante, Lascaroth si stava tradendo, e meno male che Loxombra aveva decine di difetti, così poté dileguarsi senza colpo ferire e andare all’hangar.

Ne avevano uno anche loro, oltre a quello sulla Luna ne esisteva uno sulla terra pronto per quelle evenienze.

“IGOR! ALZATI SUBITO E SEGUI LASCAROTH! FORZA, E POI RUBERAI UN’ASTRONAVE!” urlò Olaf senior, prendendo la palla al balzo e notando come la loro talpa si era chiusa in se stessa facendo ancora il pouf.

Igor non perse tempo e balenò verso l’uscio, fortunatamente Loxombra aveva chiuso il collegamento e stava tornando a cercare i suoi ostaggi, altrimenti…

Altrimenti avrebbe visto un pouf trasformarsi in una palla da spiaggia.

In ogni caso, dimostrò uno scatto notevole e, ancora travestito da alieno, poté permettersi si infiltrarsi ed entrare negli angusti sgabuzzini che fungevano da locali di governo del disco volante.

Ci entrò appena appena, ma ci entrò. Il problema era come ne sarebbe uscito, ma quella era una situazione da risolvere a tempo debito.

Al comando di Lascaroth, nella loro lingua natìa, quindi anche se lo avessi scritto non si sarebbe capito, decine di astronavi si alzarono,e il quartier generale si aprì, coprendo il cielo di Iebruka di dischi volanti pronti per un tiro al piattello distruggere tutto.

Ma nel frattempo l’esercito non arrivava, così la serie di dischi volanti rimase sopra il cielo di Iebruka ad osservare mesti il calare del giorno e della notte.

Ci impiegarono una settimana, ma alla fine l’esercito dell’Unione Europea arrivò al luogo convenuto.

“Chiediamo scusa” disse il Generale più tardi, davanti al sindaco. “Questa città non compariva nelle cartine”

“Beh, è una nuova nata” ammise il sindaco, al quale dispiaceva che il luogo di origine del futuro padrone del mondo era uno sputo di case. “Però spero che possiate fare qualcosa per questi animali”

“Non sono animali. Mi pare che stessimo parlando di alieni” precisò il generale, sempre molto sostenuto.

“Ok, ma li distruggerete, vero?” . il sindaco di Iebruka voleva rassicurazioni su tutto, anche sul fatto che sarebbe stato sindaco il giorno dopo.

“Non lo so, dobbiamo prima confrontarci con loro” rispose il generale, che non vedeva l’ora di uccidere. Quella frase lasciava intendere quello.

“Ebbene, fatelo!” lo esortò il sindaco, un po’ folle.

Nel frattempo, Igor era da una settimana in volo e ancora non era riuscito a capire come funzionasse la Faretra, ovvero il dispositivo che conteneva le armi.

“Non mangi né dormi da una settimana, Igor. Possibile che non abbia avuto il tempo di studiare l’astronave?” chiese Olaf senior, l’unico rimasto sveglio per tutte quelle ore, tanto che ormai conosceva al’abitacolo meglio di Igor che ci stava dentro. E comunque non è che c’era molto da studiare.

“Ho capito, ma non è semplice!” si difese lui. “Voglio dire, abbiamo dovuto aspettare che arrivassero, magari poi copio dai miei commilitoni! E poi chi ti ha detto che non ho mangiato? Qui ci sono provviste liofilizzate, così non si rimane digiuni, anche se hanno un sapore orribile!”

Olaf senior però era totalmente fuori fase. “Non m’interessa. Adesso capirai come lanciare i fottuti dardi e al posto di combattere contro l’Unione Europea, farai rotta per la Luna! Voglio sperare che tu sappia dove si trova anche alla luce del giorno!”

Igor non rispose.

“Allora?” incalzò l’altro.

“Va bene, Olaf! Ti farò vedere di cosa sono capace!” rispose lui, e non appena Lascaroth disse “CARICAAAA!”, virò portando il disco volante verso il cielo, che diventava sempre più scuro man mano che si avvicinava alle stelle.

Una volta superata l’atmosfera, si ritrovò a vagare senza meta e a schivare uno dopo l’altro i satelliti artificiali. Fu quindi dopo aver maledetto la tecnologia sovrumana che vide la Luna.

Avrebbe voluto volare per l’assenza di gravità, ma era ancora troppo incastrato nell’abitacolo per poterlo fare.

Comunque Olaf svegliò tutti gli altri suoi compagni rimasti a Terra a vedere come se la cavava la talpa nell’esercito.

Finalmente per i genitori di Olaf e Katy era giunto il momento della salvezza. Avrebbero rivisto i loro bambini.

Bambini che abbiamo lasciato nelle mani di Loxombra, mentre la Terra stava entrando in una crisi apocalittica che da Iebruka si sarebbe contagiata nell’intero pianeta.

Ma a noi non interessa. L’importante è prelevare due ragazzi svampiti, no?

Occorreva innanzitutto scendere dal disco volante per poi entrare nella base lunare, ben visibile anche da quella distanza, anche se si nascondeva far le montagne altissime del satellite naturale, l’unico che poteva fregiarsi di quel titolo, altro che satelliti Sky.

Igor atterrò in un punto che lui considerava vicino l’astronave aliena, ma in realtà era abbastanza lontano, e senza equipaggiamento gli sarebbe esplosa la testa.

“Come farai, stupido?” chiese Olaf dalla Terra. Era incredibile come quell’apparecchio funzionasse anche fuori dalla terra.

“Sta’ a vedere”

In effetti, Loxombra, prima di arrivare all’hangar, era stata distratta anche dal radar.

“C’è una Barca in avvicinamento, Lox” disse il radar.

“Ah, sì? Fatelo entrare”

E così un raggio verde fagocitò il disco volante e lo fece entrare alla Base.

Olaf senior era sbalordito. Persino Lizzy, la madre di Katy, lo era e il marito le diede una spiegazione convincente “Evidentemente Loxombra non gode di grande intelligenza. Un’astronave, sola, che torna alla base quando qui imperversa la guerra? Eddai, è chiaro come il sole che è una talpa”

Tutti furono d’accordo con lui. Tutti tranne Loxombra, per nostra fortuna, la quale invece stava fronteggiando i due ragazzi che avevano raggiungendo la comodità dell’astronave.

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