Il sale e il sangue/33

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Mary, Nick, Patrick e Copperfield si trovavano ognuno in un punto diverso dell’isola. Frank, ad esempio, aveva assistito a un duello fra una donna e un gendarme, e fu ammirato dall’abilità di entrambi gli sfidanti.

“Poi comunque è scappata” concluse Frank. “Mi era parso che si chiamasse Josephine, ma non ho mai visto tali prodezze da una donna”

“Devi vedere più donne” osservò Eric. “In ogni caso, al Tempio sta accadendo qualcosa di veramente grosso. Qualcuno sa come entrare? Ho un brutto presentimento”

“È strano” si mise a dire Patrick “che vi siate incontrati per caso in taverna, e lui, Blackfield sapeva che la goletta sbarcata era la nostra. Troppe coincidenze, no?”

“Lo spiego in un solo modo” disse Eric. “Fra noi e la Black Sheep intercorreva poco tempo, in realtà, ma noi venivamo da est, mentre loro da ovest. Ecco perché non ci siamo incrociati. Inoltre, per quanto siano veloci, le golette non sono utilizzate per viaggi così lunghi e ho la sensazione di essere stati tracciati per tutto questo tempo, anche se devo capire come abbiano fatto. Dovremmo andare a Rumala, visto che è la meta più vicina rispetto a Inoquit, e vedere che tipo di legame c’è in quella città con quel vascello”

“Rumala non appartiene a Tutuk Naga” osservò Mary.

“No? Può anche darsi” disse Eric. “Ma è anche vero che Blackfield ha radunato attorno a sé anche gente dell’Ovest, quindi potrebbero esserci tutte le nazionalità riunite sotto il suo vessillo, un vessillo sporco di sangue”

Il gruppo del Cacciatore volse lo sguardo al Tempio, il quale non sembrava poi così minaccioso. Eric avrebbe tanto desiderato accerchiarlo e far venire fuori Blackfield con le mani alzate, ma non poteva. Lo aveva anche chiesto anche al gendarme, prima di radunare i suoi.

“In nome del Re, il mio sospettato si trova nel Tempio. Accerchiamo l’edificio e facciamo in modo che non esca se non per costituirsi” aveva detto.

Il gendarme, però, aveva risposto “Se l’uomo che cercate è Steven Blackfield, i miei superiori non perderanno uomini per colpa sua. Abbiamo già provato a catturare i componenti della sua cerchia più ristretta, e siamo stati tutti sconfitti. Pertanto non accerchieremo il Tempio, e se voi provate a farlo prenderemo provvedimenti. Voi siete il Cacciatore, trovate un altro modo per catturare il vostro nemico”

Era in quel modo che ragionavano i soldati del Re, e lui, che agiva in suo nome, non aveva poteri. Oppure gli aveva mentito e la corruzione era riuscita a penetrare fra le maglie dell’esercito. Sospirò, non se lo aspettava.

“Re Taddeus sa che i gendarmi non rispondono a i suoi ordini?” chiese, senza voler necessariamente trovare risposta.

“No” disse Patrick. “C’è la guerra civile, ho sentito alcuni che ne parlavano per strada. Pare che le truppe siano entrate persino nella capitale”

Eric ebbe un fremito agitato. Se Taddeus dovesse cadere, non aveva più senso continuare quella caccia. Anzi, qualcuno avrebbe potuto rendere la cattura di Blackfield illegale. Tuttavia, la condotta del soldato con cui aveva parlato trovava una spiegazione: in quei tempi difficili e poco certi, dove il governo traballava faticando ad arrivare al nuovo giorno, persino i criminali avevano diritto a camminare alla luce del sole.

Passarono le ore, e Eric, Frank, Mary, Patrick e Nick attesero davanti al Tempio, che infine si aprì proprio alla soglia della sera.

Un folto gruppo di gente si pose ai lati del portone, preparandosi a stendere un lungo tappeto bianco, mentre dall’interno provenivano canti dalla voce profonda. Eric preparò la sua pistola.

Dopo quella folla, che sicuramente erano i pirati di Blackfield, venne fuori una ragazza. Era molto bella, ma aveva l’aria distrutta, evidentemente aveva pianto parecchio.

“Fate largo!” urlò a piena voce. Eric percepì nel tono qualcosa che si incrinava. “Fate largo al Prescelto dagli Dei!”

Detto quello, un uomo che sembrava un sacerdote, vestito dei sette colori, accompagnò Blackfield tenendolo a braccetto. Non sembrava cambiato, aveva soltanto un’espressione sorniona e una medaglia.

Eric ne dedusse che non aveva ricevuto poteri di sorta e poteva ancora essere ucciso. Stava per tendere il braccio, quando lo stesso pirata gli rivolse la parola, aprendo le proprie braccia come a volerlo abbracciare, pur essendo a debita distanza.

“Cacciatore!” esclamò, non nascondendo una nota di giubilo. “Vuoi venire con me a vedere il Nonmondo?”

“Stamattina hai detto che non eri sicuro che fossi io” disse lui, divertito, tendendo ancora il braccio per colpire.

“Ho solo preso un po’ di tempo. Entrambi siamo consci della reciproca identità” rispose Steven. “E poi non mi hai ucciso”

Eric sorrise e abbassò l’arma. Non riusciva a sparargli, per niente. Gli altri con lui lo stavano guardando esterrefatti, mentre gli uomini di Blackfield guardavano il loro capo ammirati.

“Dicevi che avevi scoperto dove si trovasse il Nonmondo” riprese Eric.

“Esattamente” disse Blackfield, che ormai era vicino al suo rivale. “Era strano che l’Eletto fosse lontano da quel luogo. Ebbene, con il prezioso aiuto di Chang, Lin e Hiroshi abbiamo capito quali sono le entrate”

“Abbiamo scoperto che le scritte cambiano più velocemente alla presenza di un’entrata” rivelò Chang. “E sta di fatto che a Inoquit ce ne siano ben tre. A Rumala ce n’è almeno una, in mezzo al mare un’altra, e così via. L’entrata che consigliamo di utilizzare è quella della grotta dedicata al Dio Grigio”

Eric aveva una curiosità insaziabile verso quel posto di cui tanto si narrava, ed era stato trovato da tre persone dalla pelle giallastra e alquanto basse. Persino la ragazza sembrava simile agli altri due.

“Era molto semplice, come quando risolvi un indovinello. Ti sembra una stupidaggine” osservò Hiroshi. “Pertanto, noi andremo, ma solo pochi vedranno”

“Noi cinque entreremo tutti” disse Eric, convinto.

“Sarà contento Norald, il nostromo” disse ridacchiando Nick.

“E anche io dovrò fare una scelta” riprese Blackfield. “Entreranno solamente i tre figli dell’Impero, Josephine e Snejder. Gli altri restino indietro a presidiare la grotta”

Josephine e Snejder, un tempo, avrebbero fatto i salti mortali per seguirlo ovunque andasse. Dopo che però si era dimostrata una persona superficiale da un ego gigantesco, avrebbero tanto voluto credere alla spiegazione che aveva dato loro, ma ciò che avevano visto al Tempio era andato oltre ogni immaginazione.

Josephine aveva detto a Snejder le seguenti parole, durante quella che era chiamata la cerimonia del falò: “Bruciare tre poveri uomini, marinai del Re, solo per il gusto di farlo non è quello che desideravo fare da bambina”

“Nemmeno io” sussurrò il vice capitano. “Quando ho deciso di seguirlo, siamo diventati entrambi dei pirati. Ricordo benissimo quando abbiamo cominciato… c’era davvero il caos per il mare, tantissime ciurme poco organizzate che affondavano o non riuscivano neanche a mettere a segno le scorribande. Ci siamo ritagliati il nostro spazio, trovandolo là dove le nuvole incontrano il mare, e senza poter essere trovati siamo diventati la ciurma più terribile dell’oceano, accogliendo persone di tante nazioni, costumi, lingue, al punto da catturare l’attenzione del Re Ammiraglio, il quale ha avuto l’ardire di sfidarci, venendo sconfitto. Fino a quel momento ero convinto di essere dalla parte del giusto”

Si interruppe, perché le urla di quegli uomini gli stavano facendo male al cuore.

“Da qualche tempo, però, si è fissato con questa storia del Dio, del Prescelto, e del Nonmondo da trovare. Sarà pur vero che l’uomo è sempre alla ricerca di qualcosa di superiore a quello che già ha, ma… ma si sta allontanando ed io non credo di poterlo seguire ancora. Abbiamo ucciso, stuprato anche, fatto affondare navi e reso bambini orfani e mogli vedove. Ma credimi, Josephine, non avremmo mai pensato di bruciare tre uomini solo per capriccio”

“Ti credo” disse lei. “Ed io non credo che lui mi ami. Ho dato il mio cuore a un uomo che non lo rispetta a dovere”

Dopo essersi scambiato quel dialogo, fra le panche, completamente avulsi dalla cerimonia, decisero di seguirlo fingendo contentezza ma cercando il modo migliore per consegnarlo alla giustizia.

Jack, nel frattempo, strinse i pugni nel vedere il gruppo allontanarsi senza di lui. Il resto della ciurma aveva ripreso a festeggiare a tornare ai propri compiti, ma lui aveva legato al dito la faccenda di Maggie. Decise di parlarne con Alexa, la quale l’aveva sempre capito e approvato.

“Alexa, posso parlarti un momento?” cercò di bloccarla, mentre lei prendeva la direzione del porto, in modo da tornare al vascello.

Olaf, Joseph e Lucy lo guardarono perplessi e rimasero anche loro.

“Se non volete andarvene, ascolterete ciò che ho da dire, non importa” osservò Jack, infastidito da quell’atteggiamento. “Voglio disertare questa ciurma, per poter andare a riprendere la mia dolce Maggie da Ticat”

Alexa dovette fare uno sforzo mentale enorme per capire cosa intendesse dire il compagno d’armi, visto che non conosceva molte delle cose capitate in sua assenza.

“D’accordo. Sei innamorato, credo, e non capisco come mai l’abbiate lasciata da sola a Rumala. Sapete che c’è Ursus, vero?”

“Esatto” disse Jack. “Allora… vado”

E Jack andò, sotto lo sguardo preoccupato di tutti gli altri pirati. Il sole morente lo illuminò un’ultima volta.

“Jack ha perso la testa” commentò Olaf. “Non l’avrebbe mai fatto per nessuna, tornare per una donna.”

“Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce” commentò Alexa. “Noi continueremo ad uccidere”

In breve tempo, i due gruppi guidati da Blackfield e il Cacciatore giunse, con la barca di Robb, fin dentro le grotte sacre.

Con l’avvento della sera, sembrava un buco angusto e poco ospitale, inoltre Eric sentì parecchia fredda umidità che gli penetrava le ossa e a intervalli irregolari il fastidioso suono delle gocce che cadevano dalle stalattiti. Alcune caddero sul corpo di Blackfield, il quale stava accarezzando le rocce. Sembrava ammirato.

“Ecco, ci siamo” sussurrò fin troppo presto Lin, che stava consultando una strana tavola di pietra pomice. Allungò una mano e spinse un punto buio della caverna, la quale si spostò magicamente per rivelare un passaggio che si attraversava con una serie di scale che davano verso il basso. Il mare non vi penetrava, pur avendone la possibilità.

“Benvenuti nel Nonmondo” annunciò Chang. “Sono mesi che volevo dirlo”

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