Regalami una stella/9

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Bene, quindi. Non so perché rompo la quarta parete

Olaf junior, il figlio del direttore dell’Osservatorio Astronomico, si ritrovava contro un generale spietato quanto terribile, Loxombra, capo della spedizione Aliena che avrebbe messo a soqquadro il pianeta Terra cambiandolo per sempre.

A fare da terza incomoda vi era Katy, la bellissima ragazza di Olaf, e non lo dico perché è un mio personaggio, ma perché lo era veramente, schiacciava in quel senso Olaf, che non era particolarmente attraente, ma sapeva sempre tutto sull’astronomia ed era molto intraprendente, cosicché era successo che Katy era stata mollata dal ragazzo precedente e Olaf fu l’unico a cogliere l’occasione al volo e in tre settimane erano già impegnati. L’uno con l’altra, ovviamente.

Comunque non è questo che volevo dire. Olaf stava fissando Loxombra, l’orribile mostro che aveva appena pronunciato parole che non avrebbe mai dovuto pronunciare davanti a due ostaggi vogliosi di evadere.

“Stai dicendo sul serio?” disse Olaf, sgranando gli occhi. “Quindi se io mi concentrassi riuscirei a far volare questo trabiccolo?”

Loxombra sogghignò. “Certo che no! Ci vuole molta forza mentale per muovere questo trabiccolo, come lo chiami tu. E poi ci sono io che te lo impedirò”

Olaf sogghignò. Era pronto per combattere una battaglia mentale contro Loxombra, se era quello il suo destino , la sua salvezza non era mai stata così a portata di mano.

“Bene, trabiccolo. Adesso devi ascoltarmi” cominciò Olaf, stringendo gli occhi per la concentrazione. Katy lo osserva paralizzata, anche perché il cubicolo non le dava molte altre alternative.

“Trabiccolo a chi, deficiente?” rispose a tono il disco volante, parlando nella lingua terrestre in un modo che nemmeno Olaf si sarebbe aspettato.

“Collabora, piuttosto, senza ascoltare Loxombra” riprese Olaf, senza addentrarsi in litigi che avrebbe pagato caro.

“Beh, certo, dovrei ascoltare uno sconosciuto piuttosto che la mia padrona!” rispose quello. Era incredibile come avesse una coscienza propria.

“Embé? Sai quante volte ho ascoltato gli sconosciuti senza conoscerli davvero? Pensa un po’ alla mia Katy! Non la conoscevo, eppure adesso limoniamo allegramente!”

“Questo perché sei un incosciente!”

“Incosciente o forse… amante del rischio? Pensaci un po’: non hai mai avuto modo di lamentarti di Loxombra?”

Il disco volante ci stava pensando. Aveva mai avuto modo di lamentarsi? Beh, sì…

Ad esempio, quando Loxombra le aveva chiesto di buttarsi dentro a un buco nero, e il disco volante aveva paura del buio.

Oppure quando erano entrati nel pianeta dall’elevata gravità, e non sapeva se ne sarebbero usciti.

Oppure quando aveva ospitato tutte le porcate fra Loxombra e Lascaroth, inenarrabili nemmeno da uno sceneggiatore porno.

Tutte quelle leccate sulle labbra… brrr.

Comunque, Loxombra stava cercando di convincere il disco volante non parlandogli, ma inviandogli onde cerebrali sue che lo convincevano ad essere riottoso nei confronti del ragazzo.

Ma Olaf era ormai implacabile “Allora? Che mi dici? Sei contento della gestione della tua padrona? Non vuoi assaporare il gusto del rischio, una fottutissima volta?”

Il disco volante sibilò e poi disse “E va bene, tu! Portami con te, fammi assaporare quello che vuoi, ma basta che ce la filiamo!”

“E no, eh!” intervenne Loxombra, stavolta parlando telepaticamente, non limitandosi a fare gioco di difesa.

“Eh?” chiesero entrambi, sia Olaf che il disco.

“Io sono la tua padrona. Tu ricordi quanto ti abbiamo creato? Eh? Tutti quei giochi fuori, al parco, e tu che correvi verso di me e mi dicevi quanto eri contento di vivere, poiché io ti avevo dato la vita… e poi quando ti ho nutrito con le mie onde cerebrali che sanno di cereali terrestri. Lo sai, vero, che costui è un terrestre, no?”

Loxombra si era messa a parlare supplichevole con tono amoroso, come farebbe una madre col suo bambino moribondo. Solo che moribondi sarebbero stati altri, non il Disco Volante, data la natura di quest’ultimo.

“Eh? Un terrestre?”. Il Disco Volante ce l’aveva coi terrestri perché gli Alieni anche. Brutto …! Giuro che se mi freghi un’altra volta ti prendo a calci!” disse il disco volante, espellendo i due ragazzi.

“Bravo, figlio”

“Grazie, mamma”

Loxombra sogghignò. “Avete ragione, certo,  a provare a scappare, ma vedete… non poté nulla di fronte alla mia potenza!”

E saltò su, nel disco volante, era incredibile come ci entrasse perfettamente e rimaneva anche lo spazio per stiracchiarsi.

“Aahahaah! E adesso come farete? Eh? Avete qualche idea?” chiese Loxombra. Domanda bislacca, per una che aveva due insulsi ragazzi da disintegrare serviti su un piatto d’argento.

Nel frattempo, il disco volante estrasse una motosega.

“La Motosega… non mi ricordo perché l’abbiamo montata, visto che usiamo perlopiù raggi laser, ma devo dire che in questo caso mi conviene molto! Ahahahah, mi divertirò mangiando le vostre budella e vuotando le vostre ossa per farci dei bicchieri di vino rosso!”

Il vino rosso le era rimasto impresso quando era stata giocata dal Sire.

“Dunque è questo quello che vuoi fare con le nostre carcasse?” chiese Katy, con tono supplichevole.

“Sì, perché?” chiese Loxombra. “Non sapete che le vostre vite mi appartengono?”

“No, apparteniamo l’uno con l’altra! E io ti sconfiggerò!” ribatté Olaf, e tentò il contatto col disco volante, che fortunatamente non disdegnava mai un dialogo

“Lo vedi come ti sta trattando? Sei mica un oggetto?”

“Sì, io lo sono” rispose il disco. “ Nel caso non l’avessi notato, sono solo un disco volante”

“E con questo? Tu vali molto di più che un volare e una motosega! Spegni quell’affare e aiutaci!”

“Dici davvero? Non sono un tizio con una personalità schiacciata dal peso che porto?”

“Certo che no! Che cosa dici? Sei il miglior disco volante che abbia mai conosciuto!

Bingo. Aveva fatto centro. Il Disco volante tornò a riflettere ancora una volta. A volte la disperazione fa dire cose che non si sarebbe mai pensato, e che spesso salvano il culo.

“Questo Terrestre non ha tutti i torti, pur essendo un terrestre” disse il Disco Volante a Loxombra, in modo che Olaf non potesse sentire. “Perché io non posso valere?”

Loxombra rispose “Perché finché ci sono io devi rispondere ai miei comandi! Alla prossima missione risponderai ai comandi di un’altra, e così via!”

“Non però Lascaroth, e come la mettiamo se lui diventasse Re e mi comandasse a bacchetta?”. Persino il Disco Volante sapeva della tresca quasi proibita e apparentemente segreta.

Loxombra si leccò le labbra al solo pensare che il figlio illegittimo potesse prendere il potere, ma rispose serafica “Non farti incantare, non sembri nemmeno mio figlio”

“Infatti non lo sono, nessuno mi ha cresciuto… sniff, sono solo un povero astruso disco volante… BWAAAAAH!”

Loxombra si preoccupò e cercò di consolarlo “Su, non fare così! Ti prometto che se ucciderai costoro ti regalo una bella dose di olio lubrificante!”

L’olio lubrificante, per quel mezzo di trasporto, era una leccornia pari a un panino con la milza, formaggio grattugiato e limone per noi poveri mortali.

Però, in quel momento non ne voleva. Si vede che non digeriva la milza o era troppo appesantito.

Ah, aspetta, a lui piace l’olio lubrificante.

“Non ne voglio, padrona! Non tentare di corrompermi con queste cose gustose! Vorrei aiutare Olaf!”

“Come fai a sapere che si chiama Olaf?” chiese Loxombra.

“Noi sappiamo sempre tutto!”. Detto questo, spense la motosega.

“Va bene, Disco! Vorrà dire che li truciderò con le mie mani! Muhahahaha!” ed estrasse una sciabola laser blu e che emanava anche scariche elettriche.

“Morirete. Tutti e due. Non sperare solo perché non hai parlato ti risparmierò, ragazzina! Hai anche tu la tua parte nella Colpa suprema!”

Si era riferita a Katy, che non aveva in effetti aperto bocca fino a quel momento, ma, spinta dalla necessità, chiese “Che cosa ho fatto mai? D-di male?” aggiunse.

“Ahahahahah! Non fate i finti tonti!” rispose Loxombra, quella domanda la fece imbestialire ancora di più.

Sarebbero morti, di lì a poco.

Sennonché Igor, con tutto il proprio disco volante, irruppe nell’hangar.

Non richiesto. Non invitato. Brutto alquanto e oltremodo.

Igor, l’ultima persona che Olaf si sarebbe aspettato di incontrare e che non aveva riconosciuto.

Igor, non richiesto nemmeno da Katy, che si aspettava i genitori a cavallo di un destriero bianco panna.

E invece, era proprio lui, il salvatore della patria, quindi il benvenuto da otto situazioni pericolose su dieci.

“È ora di riscattarsi” disse Igor, osservando la situazione critica del momento.

“Vai così! Li abbiamo trovati!” scoppiarono ad esultare i genitori sulla Terra, vedendo dalla telecamera che i due erano sani e salvi anche se un po’ ammaccati e bianchi di paura.

 

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