Condivisione: l’ultimo Unno

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Non sentite l’urlo di guerra?

Be’, io sì. Talmente forte e chiaro che le atmosfere di questo libro, la storia, i castelli e le spade non fanno altro che implorarmi di comprarlo.

L’Ultimo Unno“, dunque. Volume 1. Scritto dalla fervida penna di Timea Hajnalka Dani, promette benissimo e, anche se io non sono un medievalista sono rimasto incantato dalla sinossi. Vorrei che la leggeste anche voi:

L’amore ti coglie all’improvviso, quando meno te lo aspetti e la perseveranza premia gli arditi. Quando l’impossibile diventa possibile___
In uno sperduto feudo dell’Impero svedese sta per compiersi una profezia millenaria: un uomo viene chiamato a portare a termine l’ultima volontà del re di una delle tribù del passato e figlio del temibile Attila.
Reinar deve riprendere ciò che di diritto gli appartiene: un impero e una corona a cui molti ambiscono e per cui sanguinose guerre di successione sono una cruenta realtà.
Il predestinato parte per un lungo viaggio insieme a una compagnia di sette uomini, scendendo lungo il corso della Vistola, fino ai monti e all’invalicabile muro di foreste dell’Impero d’Ungheria: il cuore verde dell’Europa orientale, ancora sconosciuta ai più, intrisa di leggende e miti che contribuiscono al suo isolamento dalle grandi corti dell’occidente.
Il destino, però, gioca le sue carte e Reinar si ritrova in pericolo.
L’incontro con un popolo di raminghi e, soprattutto, con la figlia del loro capoclan, scatena una serie di eventi imprevedibili e il sangue inizia a scorrere.
Nonostante tutto, la tenacia, la forza e l’onore spingono il valoroso nordico fino alla meta finale: il castello di Sàrvàr e la sua temibile proprietaria, avvolta da una oscura fama di assassina e crudele reggente.
Sarà l’occasione, per Reinar, di convalidare o sfatare i presagi che circolano sul suo conto e prendere, finalmente in mano, le redini del suo destino.
Tradimenti, grandi passioni, battaglie e verità taciute si susseguono in un graduale crescendo; un’avventura intensa e permeata di quel mistero e di quella magia che la storia nasconde tra strati di polvere, in antichi e dimenticati archivi e carte sparse disseminate nello scorrere del tempo.

Reinar diviene dunque un grande eroe del passato, là dove mito e storia si confondono e, in questo confine, Timea ci balla alla grande. Parlo quindi di un genere a me congeniale, di un romanzo che grida forte la sua presenza, come un urlo vichingo, e io sono felicissimo di ospitare l’autrice qui, in questo spazietto che conquista una nuova perla nella sua ormai consistente collana di emergenti.

  1. Ciao, Timea! Per prima cosa vorrei che tu parlassi del tuo amore per il romanzo storico, che si è tradotto nel libro.
1) Ho sempre amato la Storia in quanto un mezzo per conoscere ciò che è stato e come si è evoluto nel tempo. I popoli, le dinastie, i condottieri…sono testimoni diretti di un mondo meraviglioso fatto di amore, drammi, liti, guerre e usanze che ci dicono ciò che eravamo e come, poi, siamo evoluti.

 

Adesso, come nasce questa storia in particolare?

2) La storia del libro nasce dal desiderio di rievocare un periodo poco affrontato nei romanzi, gli inizi del 1600, e la volontà di narrare di luoghi e vicende poco note.

Chi è Reinar, il protagonista?

3) Reinar è il protagonista maschile di questo romanzo, voce narrante della storia. È un conte, un nobile di nascita, ma poco desideroso di ricoprire un ruolo importante. Un guerriero, un uomo che ha ricevuto una rigida educazione ma che ha innata un’umanità e una sensibilità non comuni. Un uomo profondamente legato alla sua terra, la Finlandia, e al suo popolo, disposto a donare la propria vita, se fosse necessario, per mantenere integre le proprie tradizioni e la propria cultura secolare, minacciata dalle mire espansionistiche svedesi.

Com’è venuta l’idea di associare Reinar alla definizione di “Predestinato”? È sempre stato così o è maturata in divenire?

4) Reinar è sempre stato un ‘predestinato’, fin dalla nascita, solo che viene a scoprire questo importante dettaglio in età matura, in seguito a delle circostanze che lo vedranno direttamente coinvolto.

La Vistola, L’Ungheria, l’Europa orientale: tanti paesaggi, tanto da visitare. Quanto hai impiegato per fare queste ricerche?

5) Dalle labirintiche foreste finlandesi, alla pianura polacca e poi attraverso le impenetrabili foreste dell’impero ungherese, sono tanti i luoghi e le ambientazioni del romanzo: affinché il lettore avesse piena coscienza dei territori dove le vicende si svolgono ho fatto tanta ricerca e ho letto tanto. Tutto è stato ricostruito nei dettagli e nulla è stato lasciato al caso. Posso affermare che per tutte le ricerche ho speso un anno intero.

In generale, il romanzo ha avuto dei blocchi o si è scritto velocemente?

6) Una volta che ho avuto in testa la storia, la scrittura non ha subito blocchi. Ritardi, sì, dovuti, però, alla famiglia, ai figli e al lavoro. Insomma, il classico -blocco dello scrittore- non l’ho avuto.

Hai ascoltato musica mentre scrivevi? Essendo un racconto di stampo medievale, sono sicuro che mi piacerà anche l’eventuale colonna sonora!

7) Non ho ascoltato alcun tipo di musica durante la stesura. Al contrario di molti colleghi, sarebbe stata per me deconcentrante e fastidiosa. Preferisco un rigoroso silenzio e una tazza di caffè bella piena.

Parliamo adesso del castello di Sàrvàr: come lo hai pensato? Che posto è?

8) Sàrvàr è il castello della contessa Bàthory, dove Reinar dovrà andare. Esiste realmente e già agli inizi del 1600 incuteva quel terrore di cui molti sono oggi a conoscenza. Dopo quattro secoli mantiene ancora un’aura di mistero e severità, sebbene la terra intorno ad essa sia stata bonificata e i cinque bastioni affiorino appena dalla terra di cui sono stati ricoperti. Un luogo incredibile da visitare!

Quanto è stato difficile immedesimarti in popoli così lontani nel tempo?

9) Personalmente non ho avuto difficoltà ad immedesimarmi in popoli così lontani nel tempo. È stupefacente scrivere di usi e costumi di altre epoche con il materiale oggi in nostro possesso. L’importante era anche mantenere un linguaggio consono all’epoca e anche per quello ci sono tante fonti a cui attingere. Spero di aver reso quel mondo quanto più veritiero possibile.

Il romanzo è in italiano, ma c’è stata occasione di inserire qualche lingua nordica?

10) Ci sono, all’interno della storia, parole e frasi in ungherese, dato che parlo la lingua e dato che molto è ambientato in quelle terre. Alla fine del libro, le note sono disponibili per la traduzione!

Quando l’impossibile diventa possibile”. Così hai scritto, e ti rigiro la domanda: “Quando” l’impossibile diventa possibile? Potrebbe essere una morale del tuo racconto?

11) L’inizio della sinossi cita “Quando l’impossibile diventa possibile”. Ebbene, qualcuno potrebbe anche pensarla come morale della storia, sebbene ce ne siano almeno altre due che reputo molto importanti. L’impossibile diventa possibile quando la volontà e la fortuna ti assistono, quando non si demorde e si persevera sulla propria via con tenacia e determinazione, nel rispetto di coloro che ci circondano. Come l’amore, ad esempio, tra due persone di estrazione sociale diversa: quando il sentimento è vero e sfida le rigide convenzioni dell’epoca si deve essere disposti a lottare e forse anche a portare l’onta delle proprie scelte in nome di un sentimento che non può essere represso. È quello che accadrà e sarete voi a dirmi cosa ne pensate delle sue scelte!

Il romanzo presenta il bell’avvertimento “Volume 1”. Cosa puoi dirci del seguito?

12) Come molti sanno questo è il primo di due o tre volumi (ancora non mi è ben chiaro quanto esattamente saranno). Ciò che posso affermare con certezza è che questa è stata una sorta di introduzione ad una storia che si dipanerà nel corso del secondo volume. Sono veramente numerosi i fatti che accadranno ai personaggi e ci saranno ambientazioni completamente nuove, nuovi personaggi, nuove battaglie e forse, chissà, tante lacrime…

La copertina ritrae Reinar (credo) con in mano una spada immacolata. Sullo sfondo, un tenebroso castello. Com’è nata la copertina?

13)La cover è stata realizzata da una grandissima professionista che perfettamente e oltre ogni mia immaginazione ha interpretato i miei desideri. Reinar è il protagonista, una sorta di antieroe del XVII secolo che sfida tre regni in auge e doveva necessariamente occupare il suo spazio di diritto. Non per nulla il sottotitolo di questo volume è -Reinar-.

Ahimè, il tempo è tiranno” Sono contentissimo che tu abbia accettato il mio invito e hai avuto una fantastica idea, e anche se non hai risposto alla domanda comica, sono felice per davvero ❤

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