Il sale e il sangue/34

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Undici persone, di cui sei pirati, scesero in silenzio gli scalini sempre più bui che portavano chissà dove, in un luogo sconosciuto a tantissime persone e laddove lo si conosceva, era solo sussurrato.

Eric era dell’opinione che tutto quello fosse un sogno, ma reggeva in ogni caso la torcia di legno che aveva portato con sé dalla barca. Accanto a lui Steven Blackfield in persona reggeva una seconda torcia, e non pensava ad altro se non ad arrivare.

Le scale parvero infinite. C’erano solo loro, e le mura di pietra grezza illuminate a turno dalle torce.

Patrick cominciò a pensare che prima o dopo le torce sarebbero finite…

Un gradino dietro l’altro, finalmente la sensazione claustrofobica cambiò per lasciare spazio alla curiosità. Il cunicolo di pietra infatti terminò improvvisamente per lasciare spazio a uno spazio sterminato, sormontato da puntini che parvero stelle.

Erano ancora sui gradini quando, in basso, videro un enorme prato nero, sul quale erano stati piantati molti rami secchi, morti, le cui ultime foglie cadevano tristi sull’erba malinconica, che a sua volta veniva brucata da mucche e bovini rachitici.

“Che razza di posto è questo?” chiese Hiroshi.

“È la nemesi dell’Impero. Il Nonmondo si nutre della gloria della nostra nazione, per poterla far continuare. E nel frattempo questo posto si impoverisce” rispose Lin, senza neanche aver consultato il diario, che conosceva a memoria.

“Continuiamo a scendere” ordinò Blackfield, e fu lui a precederli nel toccare terra.

“Penso che qui non faremo riserva di provviste…” fu la prima cosa che disse Nick il medico. “Quelle bestie stanno chiaramente per morire, probabilmente denutrite, e in generale tutto è malsano e poco curato”

“Sì, lo vediamo anche noi, questo” disse seccato Patrick.

“E questo posto dovrebbe garantire la vita eterna?” chiese a un certo punto Snejder.

“Stando a quello che si dice…” sussurrò Hiroshi, non più convinto come prima.

Stavano ancora parlando quando si sentì il verso di un gufo, che spuntò dall’albero e volò via, prima di morire dalla stanchezza, cadendo sul prato con un tonfo sordo.

“Orribile” Mary aveva la pelle d’oca.

“Avete sentito?” chiese Josephine, ancora più tesa di lei.

Il suono stridente di un cigolio si fece sempre più vicino. Fu Nick il primo a vedere che alla loro sinistra si era presentato un carro squadrato, in legno marcio i cui vermi camminavano tristi su e giù. Le ruote, alcune delle quali traballanti, mancavano di qualche dente e il tutto era trainato da un asinello senza un orecchio e dalle orbite vuote.

Il conducente, invece, sembrava malato: la pelle nivea cadeva a pezzi, ma lui non sembrava farci troppo caso. Era vestito in un modo che nessuno aveva mai visto. Sembrava una giacca, strappata in più punti, nera, com’era nero il cappello che indossava.

L’uomo osservò il gruppo sbuffando. Gli cadde un dente mentre lo fece.

“Undici persone” disse raschiando sulla gola. Sembrava non aver mai parlato in vita sua. “Benvenuti al Primo Livello del Nonmondo. O mal venuti, dipende con che spirito avete deciso di farci visita. Che cosa volete?”

Fu Blackfield a parlare, facendosi luce con ciò che restava della torcia. “Siamo qui per la vita eterna. Sono il prescelto degli dei, ho vinto la Battaglia dell’Aurora e dunque sono il candidato più meritevole”

Lo aveva detto con una tale arroganza e supponenza che Josephine e Snejder furono inorriditi più da quello che da tutto lo scenario.

L’uomo arrivato col carro, tuttavia, rise.

“Il prescelto degli Dei, dici? Ma qui non ci sono gli Dei. Noi crediamo in unico Dio, invisibile, che si serve dei Quattro Santi per poter mandare avanti tutto ciò che ci circonda”

“Be’, non deve avere molta stima di voi, visto il luogo” osservò Blackfield con sarcasmo.

“Questo lo dici perché non sei capace di vedere al di là del tuo naso” rispose vago l’altro. Appena disse naso, un verme uscì fuori da una narice.

“Il Santo che governa il Primo Livello è la Prudenza. Sarete capaci di passare la sua prova?” chiese infine quell’uomo misterioso.

“Riusciremo a entrare in undici su quel trabiccolo?” chiese scettico Eric.

“Sì…” gli fu risposto. “Non vi vedo ben messi per la prova, sapete. Io lo dico per voi”

Così, sulla fiducia di un uomo semi morto, andarono verso il luogo dove risiedeva la cosiddetta Prudenza.

“Non c’è niente sul vostro libro che dica di che prova si tratta?” chiese Blackfield ai tre occidentali. D’un tratto, si sentiva nervoso. Non avrebbe mai creduto che undici persone sarebbero riusciti a salire su quel carro, ma stavano anche comodi. Per gente di mare come loro, erano abituati agli scarafaggi e ai vermi, che ogni tanto il legno delle imbarcazioni trasportava assieme a loro. Tuttavia, stare seduti e sentire strani esseri viventi che strisciavano, non poteva che dare i brividi.

Il carretto passava lentamente, e tutti ebbero modo di vedere ciò che succedeva attorno: a un certo punto Frank Copperfield credé di vedere un lupo sbranato da un pipistrello, che invece si trasformò in un essere umano.

“Avete visto quanto sono potenti i Nonmorti?” chiese rauco il conducente. Frank non seppe dire alcunché.

“Non preoccuparti per il mannaro… osserva attentamente”

Il lupo, dapprima morto e dilaniato dal suo stesso sangue, succhiato dal vampiro, si era appena rialzato una volta lasciato da solo.

“Adesso è pronto per un’altra caccia. Probabilmente vorrà del sangue vivo…”

Tutta la compagnia ebbe un fremito, tuttavia la creatura non li vide e andò da tutt’altra parte.

Il viaggio proseguì, e nessuno parve voler rimanere in silenzio, perché quello era diventato opprimente e ansioso. Qualsiasi schiocco, bisbiglio, ronzio, ululato, era diventato motivo di ansia e apprensione, qualcosa che nessuno aveva mai provato, neanche nella peggiore tempesta.

“L’uomo scelto dagli Dei non vorrà rischiare di abbandonare per queste quisquilie?” chiese provocatoriamente Snejder al suo capitano, che invece era dignitosamente in silenzio, ma in realtà ascoltava soltanto il suo cuore, che batteva forse più veloce di tutti.

Improvvisamente, un tuono annunciò un temporale che arrivò poco dopo.

“Strano, il tempo era sereno fino a qualche minuto fa” osservò Copperfield, ma Eric lo guardò con compassione. Forse non aveva ancora compreso in quale luogo si trovassero.

La pioggia cadeva lenta ed inesorabile, ghiacciata come i mari del Nord, e i vestiti, zuppi e puzzolenti, cominciavano a pesare. Non sembrava acqua, a detta di Eric era forse fanghiglia o qualche altra sostanza che preferiva non dedurre.

Il conducente di quello strano mezzo si mise a un certo punto a cantare una lenta e malinconia melodia:

Pioggia che scende… lava via i peccati… verrai da me… mi ucciderai…”

Le frasi erano così spezzettate e andavano via via peggiorando, così come la nenia accompagnata dalla voce gracchiante e stonata dell’uomo. Mary ebbe una gran voglia di piangere, ma Eric se ne accorse e, nonostante fossero seduti ai due lati opposti, ebbe un’insana voglia di abbracciarla.

Infine, dopo quelle che parvero ore, se non un giorno intero, giunsero in una baracca, sorvegliata da quelli che parvero scheletri, poiché lo erano, armati di una lancia arrugginita, che aveva colorato anche le mani dei Nonmorti ossuti.

“Scendete, siamo arrivati” disse il conducente e, uno alla volta, toccarono terra, ponendosi di fronte alla porta che, con un sinistro cigolio, si aprì senza essere toccata. Smise di piovere proprio in quel momento e in assoluto silenzio, gli undici entrarono al cospetto della Prudenza, che si trovava seduta a gambe incrociate su dei comodi cuscini, ricamati finemente.

Steven Blackfield fu il primo a vederla: era di una bellezza eterea, quasi luminosa: i capelli riccioluti scendevano comodamente lungo il corpo e dei profondi occhi azzurri gli stavano scavando dentro, come a voler cancellargli l’inquietudine che lo stava divorando.

“Benvenuto, Steven Blackfield” disse semplicemente, con voce soave. Era vestita semplicemente di una tunica bianca, stretta in vita da una corda d’oro. Era meravigliosamente fuori contesto, dove la baracca cadeva a pezzi e molti animaletti vi avevano fatto il proprio nido.

“E un benvenuto a tutti voi, nel Primo Livello del Nonmondo. Io sono la Prudenza, primo dei Quattro Santi. Siete entrati tramite la Tomba?”

“La Tomba?” chiese stolidamente Blackfield. “No… noi siamo entrati dalla grotta”

“Oh, peccato” disse dispiaciuta la Prudenza. “Mi sa che dovrai aspettare ancora, Wang”

Fu solo allora che il pirata si accorse della presenza di un secondo individuo, legato e imbavagliato, morto da chissà quanto tempo.

Il cadavere in putrefazione e mangiato dai vermi, tuttavia, non faceva alcun odore.

“Costui è Wang? Peter Wang? Ecco perché aiutatemi!” disse orripilato Hiroshi, nel vederlo.

“Già” disse triste la Prudenza. “E potrebbe anche capitare lo stesso a voi, se non vi considerassi idonei”

Fece una pausa, squadrando ciascuno dei nuovi arrivati.

“E non tutti lo sono” concluse infine, per lasciare spazio a un lungo e pensoso silenzio, dove tutti e undici non fecero altro che osservare Peter Wang che riposava lì, al di fuori di tutte le previsioni.

“Voi siete qui per ricevere l’immortalità” disse la Prudenza “un dono che Dio ha fatto per il proprio prescelto. Steven Blackfield asserisce di essere lui il designato, ma questo è da provare. Anche Peter Wang, nella sua audacia, mi ha detto le stesse tue parole, anche se non è sopravvissuto per raccontarlo in giro. Gli hanno costruito una tomba e tutta la gente della sua Setta è stata sterminata, che fosse o meno propensa a raccontare ciò che siamo noi del Nonmondo. La gente dell’Impero sostiene che ci nutriamo della loro gloria… ebbene non è vero, ma non è falso. Abbiamo la stessa età, ed effettivamente più cresce l’Impero più le condizioni vita quaggiù peggiorano, ma non ci nutriamo di questo. Siamo nati solo dall’incubo degli Imperatori, che volevano un regno immortale. Ecco perché con un sortilegio hanno creato l’Isola dentro un’altra Isola e l’hanno confinata dall’altra parte del mare… il Nonmondo, l’anima corrotta dell’Impero!”

Seguì un tuono molto potente.

“Moriremo il giorno in cui l’Occidente si renderà conto di star perdendo se stesso, nella sua corruzione, lussuria e impudicizia. Nascondere i propri peccati dove nessuno li può vedere non è mai saggio. Tuttavia, abbiamo, noi Quattro Santi, la facoltà di donare l’immortalità, perché il nostro Dio ha avuto pietà di questa gente e ha acquistato il Nonmondo, curandone periodicamente le ferite e ritardando il collasso del sistema. Noi Santi facciamo le sue veci”

“Quali…” Blackfield tossì leggermente. Provò a parlare “Quali prove intendete impormi?”

“Lo vedrai. Adesso comincia la mia prima” annunciò la Prudenza, e con uno schiocco di dita fece comparire un tavolo, con su due piatti: uno ospitava una pietanza dall’aria molto succulenta, l’altro era vuoto, eccezion fatta per un ragno morto.

“Ricordati chi sono io, Blackfield” disse la Prudenza. “Il Nonmondo è buio per chi lo cerca”

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