Chiavi smemorate.

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“Non capisco perché io debba perdere sempre le chiavi di casa”

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“Ehi”

La voce della chiave della porta perviene alle orecchie della chiave del cancello molto bassa.

“Dimmi tutto” risponde la chiave del cancello, che essendo molto piccola ha per contro una voce molto potente, tanto che, se la chiave della porta voleva mantenere in un certo qual modo la segretezza, in quel modo avrebbe dovuto cambiare strategia. Comunque fosse, la Chiave della porta, oblunga e con i capelli verdi, aveva molto spirito quel giorno.

“Che ne dici se saltassimo dalla tasca del giubbotto?”

In effetti, erano giorni che si trovavano all’interno della tasca superiore di un giubbotto e nessuno le aveva ancora prese.

“Del tipo Fuga da Alcatraz?”

“Esattamente. Allora? Chiave della Posta?”

La chiave di casa chiamò la collega che si occupava della casella postale, ma quella non rispose subito.

“Allora? Postina?”

“Din! Din! Toh, ogni tanto c’è posta per me!” esclamò scorbutica la chiavetta. “Comunque sia, sì, sono pronta, anche perché devo ancora discutere col mio fidanzato”

“Ohibò! Questa mi giunge nuova! E chi sarebbe il tuo fidanzato?” chiese la chiave di Casa.

“Ovviamente la porta della posta, no?” rispose acida quella. “Tutte le volte! Tutte!”

“Tutte le volte cosa?” chiese lumi il Chiave del Portoncino.

“Non si apre, dico! E io lì a girare, girare, come fossi una bambola!”

“Allora andiamo subito a dirgliene quattro!” esclamò adirata la Chiave di casa.

Il problema che saltava subito all’unico occhio delle chiavi, stava proprio nel saltare oltre il taschino del giubbotto.

Stette di fatto che un colpo di vento fece cadere non solo il giubbotto ma anche tutto l’attaccapanni, che di per sé era molto affollato, tanto che il cappotto invernale aveva preparato una serie di numerini come se si fosse dal salumiere.

“AHAHAHA! PARTY HARD!” esclamò l’ingenuo Vento, che aveva solo il compito di far cadere le cose, in particolar modo un calendario con tendenze al bunjee jumping. In quel caso però fu l’Attaccapanni a cadere facendo collassare il pavimento, che dovette portare il gesso e tanti cerotti per due settimane.

“Ho la pelle delicata” così commenta oggi il pavimento, raccontando il fatto.

Le chiavi, comunque, scivolarono oltre la porta (visto che le chiavi di casa conoscevano la porta e quindi la oltrepassarono come fossero fantasmi, solo per raccomandazione, quindi voi non fatelo) e fuggirono via, sullo zerbino.

Due ore dopo

“Ma qualcuno sa perché siamo qui?” chiese la Chiave di casa alle altre.

Nessuno seppe darle risposta.

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