E sono ventinove.

È stato più facile correre sotto le granate che camminare sulle macerie. E che macerie, che granate. Una dopo l’altra, una più pesante dell’altra. Una che si fissa sul cranio, sicuramente, e non va via, e ti giri a destra e a sinistra, ma il buio rimane sempre buio e il giorno dopo un piccolo ricordino si trova sotto gli occhi. Un’altra granata la trovi nell’esofago, fra il pomo d’Adamo e la gola. Non scende, né sale, e te ne accorgi quando parli. Quando vorresti parlare, quando le vuoi parlare ma dopo pochi e patetici tentativi ti rimane solo un groppo in gola e in fondo diciamocelo, chi mai avrebbe voluto ascoltarti o trovare anche solo interessante quello che vuoi dire?

Un’altra granata la puoi trovare sulle ginocchia; a destra quella che usi per scalciare la prima cosa che ti capita… ma a che serve, ti chiedi? A che serve se tutte le altre granate ti inchiodano senza possibilità di fuga?

L’altra granata, quella di sinistra, è solo la gamba d’appoggio. E che sarà mai l’appoggio? Serve solo a poter stare fermo, senza cadere impedendoti di crollare del tutto. Ma è l’ennesima granata, l’ennesimo no, l’ennesimo temporale ti ha regalato solo macerie, e tutti gli orrori, le urla strazianti, tutto ciò che fa rima con paura e abbandono ti dilania, ti costringe a passare interi pomeriggi davanti a un telefono, spento, usato troppo spesso. Te ne accorgi e lo stringi più forte come una pezza da strizzare, perché adesso è uno specchio e come tutti gli specchi, lui, ineluttabile, ti sbatte in faccia l’amara realtà. Ventinove anni ed essere soli. Ventinove anni e troppe domande. Ventinove anni e troppe macerie, ancora, tante. Puzza di fumo e cenere e salsedine. Ventinove anni.

Ventinove è un numero primo, come la tua solitudine, come le granate che hanno cercato di piegarti. Ventinove, come le volte che hai detto “Posso!”, col punto esclamativo. Ventinove, come i tuoi anni. I più belli, quelli dove poi spunta il sole. E sei amato, rispettato, ma non è per questo che fai quello che fai, per poter ridere tu, e fare luce, per te e per gli altri.

 

Svegliati, adesso.

È tempo di raccontare un nuovo testo comico.

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