Settimana strappalacrime/2

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Non c’è bisogno di parole.

Eppure, non ho mai sopportato il non detto. In nessun contesto, quindi neanche nel nostro.

“Scusa, potresti darmi una mano con l’esame?”

Era cominciata così, fra i libri, esattamente come Paolo e Francesca. Ma noi non eravamo loro, ce lo eravamo detti più e più volte. Fra l’altro, il libro galeotto (ahimè) non era certo il ciclo arturiano, quanto un decisamente più prosaico tomo di Economia Aziendale.

Prendesti trenta e la prima cosa che facesti fu abbracciarmi. Non avrei dovuto permetterlo.

“Io odio gli abbracci” mi ritrovai a dire qualche giorno prima. “Non sai mai quello che può capitare. Oggi ci sei e godi di quel calore, il giorno dopo tiri i piatti alla stessa persona”

“Credi che tirerei dei piatti?” chiedesti ridacchiando. Ne ridemmo.

Ebbene, profumavi. Non riesco ad associare quale profumo, perché tutto è intriso di pioggia appena caduta.

Fu come vivere la vita di un altro. “Non ho mai avuto una ragazza, finora” ti dissi, e ti mettesti a ridere. “Non ci credo per niente”

La tua risata. Beh, avrebbe fatto sgranare gli occhi alla maggior parte delle persone, ma io l’adoravo.

Il mio animo diventata come in pace, se capisci cosa intendo. Erano sempre belle giornate, anche quando mi chiamavi per dire che eri andata a comprare il pane.

“Operazione fondamentale” ti dissi. E tutto andava a gonfie vele.

Mi piace questa metafora. Ero come un nobile conte che aveva uno yacht tutto per sé, pieno di tutti i comfort, sdraiato al sole mentre il mare placido scorreva indifferente solcato dal movimento condotto dal mio capitano.

Mi ci vedo. Ci vedevamo insieme in questo scenario?

Ti ci vedevi anche… ieri?

Sono passate solo diciotto ore dalla tua passeggiata al centro commerciale?

E la sua mano, era altrettanto calda come la mia?

“Sì scusa, la stanchezza mi sta divorando lentamente” così mi avevi detto, e andai in solitudine a fare acquisti. In ogni caso, mi piaceva andare al centro commerciale, succedeva sempre qualcosa.

Non quello, però. L’imprevisto non poteva avere la forma di una mano attaccata alla tua. L’imprevisto non  doveva, non avrebbe dovuto, scoprire che in quello yacht il capitano non c’era.

Forse non c’era mai stato, e la corrente mi aveva spinto altrove, in mezzo a nuvole grigie e mare nero.

Quel solo pensiero mi mozza il fiato. Provo a guardarmi sul vetro della finestra della mia camera, ma si è appannato tutto a causa del mio respiro.

Respiro. I tuoi respiri. I nostri respiri. Ho ancora la pelle d’oca.

E adesso ho smesso di vedere, a causa del vetro opaco. Un po’ come la verità, che è venuta a galla. Vi site baciati davanti a tutti, proprio tu che non volevi effusioni in pubblico.

Un fotogramma che non è ancora andato via. Forse non è solo il vetro opaco a non farmi vedere il mondo fuori…

 

 

 

 

 

 

 

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