Il sale e il sangue/38

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Il Nonmondo stava cambiando tutti quelli che vi erano entrati.

Lei compresa.

Mary stava tenendo per mano i due ragazzini che avevano trovato nella casa della Giustizia, camminavano fra le tombe, anche se era sicura che non fosse esattamente un luogo per una passeggiata.

“Così venite da Arken, vero?” chiese.

“Sì” rispose Desdemona. “È un bel posto con il mare. Purtroppo siamo finiti nel Nonmondo e non abbiamo idea di quanto tempo sia passato”

“Avete ragione” disse lei, osservando quell’immensa distesa di tombe. “È difficile essere sicuri, qui, di qualcosa come il tempo e la fame. Nessuno di noi ha mangiato o è andato di corpo”

“Nemmeno noi” osservò Sigfrido. “Io e mia sorella siamo ragazzi che mangiano, parecchio…”

“Adoro mangiare!”

“Eppure non abbiamo mai sofferto né la fame né la sete”

Mary considerò per la prima volta l’idea che fossero tutti morti. Ebbe una fitta allo stomaco che non le piacque.

Non dire stronzate, Mary, si disse. Allora perché il braccio di Snejder non si è ricostituito e lui stesso ha provato dolore?

Improvvisamente, dei passi rivelarono una quarta presenza attorno a loro.

Mary si voltò alla sua sinistra e lo vide: alto, pallido, vestito di un mantello nero e due incisivi affilatissimi.

“Sei vergine?” chiese l’uomo, totalmente calvo e dagli occhi vacui.

“Scappiamo!” urlò la ragazza ai due bambini, e cominciarono a correre verso la direzione opposta, ma il Vampiro si pose davanti a loro con una tale naturalezza che convinse Mary a tirare fuori la pistola.

Cilecca.

“Dannazione!” esclamò. “Abbiamo finito i colpi per il Mannaro di prima…”

“Sei vergine?” ripeté il Vampiro, avvicinandosi lentamente. “Noi vampiri succhiamo il sangue delle vergini, per vivere.”

“E se non lo fossi? Moriresti di fame? Che ragionamento è?”chiese isterica.

Il Vampiro rimase per un attimo spiazzato da quella dichiarazione.

“In questo caso” riprese “Dovrò condurvi dalla Fortezza. Vi siete dispersi, dunque mi ha dato incarico di radunarvi e portarvi al suo cospetto”

“La Fortezza?” chiese sarcastica. “Un castello che parla, vuoi dire?”

Il Vampiro rispose, sospirando pazientemente “La Fortezza è uno dei Quattro Santi del Nonmondo. Ti consiglio di non dileggiarla”

“Oh, caspita!” commentò Mary, seguendo dunque il Vampiro misterioso. Poi le venne in mente una cosa.

“Chiedo scusa, ma non ho capito” disse. “Se mi hai chiesto se sono vergine, avevi intenzione di succhiarmi il sangue. Ebbene, se avevi ricevuto incarico di condurmi dalla Fortezza, perché uccidermi?”

“Be’” rispose il vampiro “Non passano tanti viventi per il Nonmondo. Per una volta che una ragazza si trova qui, dove tutto è possibile, ne ho approfittato e avrei avuto un compito in meno da svolgere, informando la Fortezza che siete morti fra le tombe”

“E non si sarebbe accorta che ci hai dilaniato con i tuoi incisivi, me e Desdemona?” chiese ancora Mary.

“Non vedo perché dovrebbe. Il posto è talmente immenso che possono avvenire nel silenzio molte cose oscure e corrotte. La Fortezza ha altro a cui pensare”

Mary ebbe un brivido freddo.

Insieme percorsero file e file di tombe, fino a giungere al limitare del cimitero, composto da una barriera di ferro e un cancello per uscire. Oltre, un sentiero  percorreva una collinetta dove in cima sorgeva una fortezza. Il cielo al di sopra delle loro teste rimaneva oscuro e privo di stelle.

“La Fortezza nella fortezza” commentò Mary. “Alla fine, non avevo sbagliato”

Il Vampiro non commentò nulla e terminarono il loro viaggio.

Mary pensò a Eric. Non l’aveva più visto, probabilmente si erano divisi senza accorgersene. Dov’era? Era stato attaccato? E in tal caso, lei poteva ancora considerarsi sua spalla, dato che l’aveva abbandonato?

Un vago senso di colpa l’assalì mentre entrava nel corridoio principale, illuminato dalle stesse torce azzurre del cimitero. Il vampiro condusse i tre verso una rampa di scale e poi una seconda, ma il senso claustrofobico non abbandonò Mary neanche per un istante. Man mano che salivano i piani, entravano e poi ricominciavano la scalata, la ragazza ebbe dei mancamenti e cattivi pensieri si intrufolavano nella sua già mente spaventata, a causa del Vampiro, il quale avrebbe potuto attaccare in qualsiasi momento.

Si sentì soffocare e cadde a terra.

Non voleva pensare, non voleva ricordare.

Sapeva che non era più , ma si sentì ugualmente bagnata, si toccò il collo, la luce che traspariva dalla superficie cominciava a sbiadire e lei cadeva, cadeva, cadeva ancora…

Stava per morire.

“Mary! Mary! Oh mio Dio!”

La ragazza sentì una voce. Chi era, si disse? Non era forse la Dea della Morte, che l’accoglieva nella sua casa del dolce riposo?

“Mary! Ti prego, non fare scherzi! Era solo una prova! Una prova, non puoi morire così!”

Una prova?

Mary si chiese di chi fossero quelle labbra secche che sentiva sulle sue e quelle mani forti che spingevano nel tentativo di farla tornare in sé?

Non rimase che aprire gli occhi. Fu allora che accadde.

Due grandi occhi scuri la stavano guardando imploranti. L’odore di salsedine si mescolava a quello del tabacco e dell’alcool. Eppure l’insieme le piaceva.

La faccia era molto poco curata, presentava alcune cicatrici e la barba era incolta. Sembrava sudato.

“Sei viva! Per gli dei, Mary!”

Era la voce del Cacciatore. Di Eric. Di colui che…

“Mi hai salvato” sussurrò, prima di ogni altra cosa. Poi disse “Lo confesso. Ho paura dei luoghi chiusi e in generale degli ambienti che non mi fanno respirare. Questo perché una volta sono caduta in mare e stavo per annegare, quando mio padre si è tuffato e mi ha salvata”

Fece una pausa.

“E adesso mi hai salvato anche tu”

I due si guardarono. Lei sorrideva e lo accarezzava, lui tremava di paura, perché il racconto somigliava terribilmente a quello che gli era successo dieci anni prima.

Jane, però, non aveva avuto nessuno che era andato a salvarla…

Jane stessa gli aveva dato la sua benedizione. Eric osservò Mary. La sentì dentro di lui, i brillanti occhi verdi stavano scolpendosi nella sua testa. Avrebbe potuto contare ogni lentiggine.

Sarebbe occorso solamente pochissimo spazio e avrebbe potuto baciarla, ma il Cacciatore fece un enorme sforzo di volontà e si rialzò, cercando di evitare gli sguardi di tutti.

“I Vampiri ci hanno radunato e adesso siamo al cospetto della Fortezza. Forse ci siamo persi la prova di Blackfield”

Anche Mary si rialzò, confusa e disorientata. Eric aveva esitato un attimo. Un veloce, fugace attimo ma che lei aveva colto. Voleva baciarla…?

L’aveva salvata. Adesso lei lo seguiva, tornando ad essere la sua silenziosa spalla, l’ombra che gli copriva le spalle.

E se invece un giorno avesse camminato accanto a lui? Si sentiva pronta? Lui stesso si sentiva pronto?

I due scesero silenziosamente e varcarono un portone già aperto. La sala, azzurrina per via delle fiaccole, era circondata da una serie di vetrate nere, e al centro sedeva la Fortezza.

Era vestita di bianco come le altre, ma aveva i capelli ricci e rossi, e gli occhi scuri. L’atteggiamento che aveva era molto più altero e freddo rispetto alle altre, e Blackfield sembrava rigido come un palo.

“Va bene” disse infine la Fortezza. Anche il tono della sua voce era neutro e freddo come l’aria che c’era stata fra le tombe.

“La prova della Fortezza consiste nel superare le proprie paure, uscire dalle proprie certezze e realizzare che esiste una Verità che non piace, ma che va accettata, superata e capita. Solo in questo modo si può guarire e avvicinarsi di un passo verso l’immortalità. Ho visitato il tuo cuore, Steven Blackfield, e le tue peggiori paure. Ho dunque un’ultima domanda da porti”

“S… sono pronto” disse Blackfield. Si sentiva sudato e scosso. La Fortezza sosteneva di aver visitato il suo cuore, ma a parte una sensazione di immobilità mista a stanchezza non aveva provato altro.

“La tua nave sta affondando e ci sono due soli posti nell’ultima scialuppa rimasta. Siete rimasti tu, Josephine e Thomas. Chi si siederà sulle panche?”

Eric si sentì colpito pur essendo un estraneo. Era una domanda maledetta.

“Considerato che il capitano deve restare con la sua nave, la domanda è più facile di quel che sembra” commentò Frank Copperfield.

Eric disse “Non lo sapevo. Ma allora perché Steven esita?”

“Evidentemente fra pirati funziona diversamente” concluse semplicemente Frank.

“Salverei me e Josephine” annunciò Steven. Snejder emise un verso spaventato.

“Maledetto…” sussurrò lui. Non se l’aspettava, ma evidentemente l’istinto di sopravvivenza e il potere delle donne lo avevano corrotto. Si sentì parecchio triste e considerò l’amicizia di una vita ormai giunta al termine.

Lo aveva sottratto alla sorella, tuttavia dopo poco gli aveva detto che era fondamentale per lui. Snejder aveva sofferto perdendo un arto e lui non si era mosso, chiedendogli scusa costretto dalla Giustizia. Adesso, per la terza volta lo escludeva dalla sua vita.

Non sapeva più che cosa pensare. Infine, la Fortezza parlò.

“Così hai deciso di sacrificare uno dei tuoi compagni, pur di giungere all’obiettivo. Ciò è ammirevole, e indica una grande forza da parte tua. Puoi andare al Quarto Livello”

Thomas sgranò gli occhi e si fece avanti “No, un momento! L’unico a pagare sono io, dunque? È così che si decreta la morte di un uomo?”

“Mi pare che tu sia vivo” disse algida la Fortezza “e comunque, non sei il solo che ha avuto la sua parte di sofferenze in questo luogo. Mary, la figlia del pescatore, ne ha sofferto più di tutti, trovando tuttavia in Eric Van Jeger una persona su cui contare.”

I due arrossirono visibilmente e Frank ridacchiò. Nick, invece, si risentì perché sperava di poter avere ancora qualche possibilità con Mary. Patrick, infine, sospirava. Non gli era piaciuto il Terzo Livello, e sentiva che stesse per accadere qualcosa di brutto, peggiore persino del vedere un uomo perdere il proprio braccio.

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