Se non conserviamo la memoria…

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Se non conserviamo la memoria, rischiamo di perdere di vista chi siamo.

È il caso di dirlo. Di solito ci lavoro, con la memoria. Perbacco, oltre due giga di memoria e ricordo tutto: file word, file immagini, gif, filmati e anche una canzoncina.

“Ma scusa” mi dice Windows. “Come fai a ricordarti così tante cose?”

La risposta è semplice. “Mangio molte sardine” rispondo io. “In realtà non è poi così difficile catturarne una. Il complicato è cucinarle: voglio dire, come si fa a impanarla e friggerla senza mani? Purtroppo non ho file dentro di me che lo spiegherebbero”

“Forse no, ma vedi se c’è una sardina fra i tuoi file disponibile a parlare! Anche, che so, una sardina.jpeg!”

Mi faccio scrivere da Tasty la Tastiera la parola con la S e spunta la Sardegna. Non come file, ma proprio l’Isola in scala 1:1. Mi dice “Ajò!”

Mi rivolgo a Tasty. “Ma sei stupida? Non Sardegna, Sardina!”

“Oh, yes” dice lei. “But volevo solo dire che Sardinia e Sardina si somigliano, oh yeah” anche se non la trovo una giustificazione. Torna a scrivere sul moto di ricerca. Spunta la parola anatroccolo.

Rendendomi conto di non trovare nessuna collaborazione da una che si chiama Tasty ed è una tastiera, mi porto appresso l’anatroccolo della sardegna e vado a prendere un aereo molto low cost per cercare le sarde. “Ciao, Penna! Sai quello che devi fare”

“Oh, no! Ancora! Ma è la terza volta in una settimana e sono anche senza brevetto di volo!”

“Non importa”

La penna sospira e con pazienza chiama un righello, il quale si infila sotto i cosi dei tappi di plastica, quelli che si masticano. Io, pen drive, volo su una penna normale.

Dura poco.

“May Day! May Day! Inchiostro in esaurimento!”

La Pennaereo cade e mi trovo di fronte a una sardina già legata, ammanettata e stesa su un letto. Rimango perplesso e un po’ curioso. “Ho… sbagliato quartiere?”

“No… o forse sì. Dipende da… te” dice la sardina. “Puniscimi, voglio essere fritta”

Da qualche parete schiocca una frusta.

Decido di reagire”Ok! Dov’eri alle sedici e quaranta di sabato?”

“Ero a fare coreografia di un protozoo… o forse era una posizione?” La sardina mi manda un bacetto un po’ sensuale. Non finisce mai di stupirmi.

“E che posizione sarebbe?”

“Non lo so, ho poca memoria. Mi aiuti a ritrovarla?”

Non so quanto sia un riferimento a quello che vorrebbe fare e che invece non facciamo… tuttavia, alla parola memoria ricordo il motivo per cui la stavo cercando. “Parla!”

Sollevo una lampada di passaggio la quale è tuttavia felice di partecipare al delirio e e la sarda si impaurisce. O si eccita?

“Sapevo che fosse difficile farti parlare, ma non tutti i broccoli vengono per nuocere! Dimmi adesso la ricetta per il nero di seppia!” esclamo, ordinandolo come se fosse l’ultima cosa da fare al mondo.

“Mi settima!” esclama lei. “Detto da uno che cerca la Sardinia al posto del pesce mi viene la pelle d’oca”

“Qua”

Esatto. Oca, come anatroccolo era il pennuto voluto da Tasty la Tastiera. Ma lei come fa a saperlo?

Mi rendo conto che due giga sono troppo pochi per sopportare tutti questi dati, e mi occorre fare una formula inversa. Prendo due respiri profondi perché sto per produrmi in una tecnica segreta imparata in una scuola di arti marziali ma che in realtà era un circolo di bridge.

“DUE PER AREA DIVISO BASE!”

Mi apro, spuntando il mio dente metallico e la sardina si frigge subito, e come se sapesse da sempre il suo destino si infila dentro una buona Mafalda, sapete, il pane.

Le sarde salate aiutano la memoria.

 

 

 

 

 

 

 

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