Il sale e il sangue/41

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Eric, pensandoci a posteriori, avrebbe scommesso qualunque cosa in suo possesso che la sua vita sarebbe terminata proprio in quel momento.

Invece, proprio quando sentì una fitta allo stomaco e la consapevolezza del tipo di fine che stava avendo la sua intera esistenza, i proiettili si fermarono a mezz’aria.

Sia il Cacciatore che il vettorino, che in realtà era un pirata che aveva catturato i nemici di Blackfield con un’abile mossa e chiudendoli in un vicolo, si guardarono stupiti e perplessi. Il pirata sparò ancora e ancora, ed ogni volta i proiettili si fermavano.

Patrick osservò Sigfrido stendere un braccio. “Cacciatore! È il ragazzino!”

Eric guardò Sigfrido, concentratissimo, tenere sospesi i proiettili con la sola forza mentale.

“Come ci riesce?” chiese il pirata, nervoso. Fu Desdemona, la sorella gemella, a rispondere.

“Non lo sappiamo neanche noi” rispose candidamente. “Lui ha il potere di tenere ferme le cose. Io, invece, riesco a sollevare gli oggetti. Guardate!”

Mosse una mano verso l’alto e la carrozza si sollevò a mezz’aria, cavallo compreso, liberandoli dalle grinfie del nemico.

“Ma chi cavolo solo questi ragazzini?” chiese terrorizzato Copperfield.

“Siamo gente dell’Est” disse Sigfrido. “La magia ce l’abbiamo tutti. Mia mamma e mio papà si leggevano nel pensiero a vicenda…”

Nessuno parve credere a quella spiegazione troppo semplice.

In ogni caso, Eric estrasse la spada. “Adesso che ho due potenti alleati, che ne dici se ti faccio a fettine?”

Il pirata tentò di scavalcare il muretto di pietra per scappare, ma l’implacabile spada del Cacciatore affondò senza troppi complimenti sulla sua schiena, sporcando tutto di sangue.

“Adesso andiamo!”

Si sedette egli stesso davanti alla carrozza, in modo da arrivare in fretta al porticciolo, scendere a capicollo dal mezzo e risalire sulla White Justice, per poi prepararsi a salpare. Tutto ciò era avvenuto in una serie di minuti confusi, veloci e sovrapponibili.

La goletta non era molto distante dal vascello e il vento cominciò a soffiare più veloce in direzione ovest. Avrebbero avuto entrambi il vento in poppa. Restava solo da sfruttarlo.

“I ragazzi dell’occidente imperiale sono rimasti davvero nel Nonmnondo?” chiese ad un certo punto Nick a Patrick. Egli annuì.

“Alzate l’ancora!” venne ordinato, e fu allora che la goletta scivolò verso il mare, che cominciava a incresparsi. La Black Sheep, invece, era già partita e stava imboccando il fiordo, in modo da uscire.

Eric, messosi sulla prua, scrutava la sagoma minacciosa della nave nemica, mentre il vento gli scompigliava i capelli. Pensava a molte cose, la maggior parte delle quali erano funeste.

“Desdemona” chiamò perentorio. La ragazzina arrivò dopo alcuni secondi, facendosi largo fra l’equipaggio che andava e veniva sul ponte.

“Dimmi, Cacciatore” disse lei, con la solita voce candida da bambinetta. Accanto a lei c’era Sigfrido: era quasi snervante che camminassero sempre insieme.

“Mary ti ha detto chi sono, a quanto pare” commentò Eric, lasciandosi trasportare da tantissime immagini mentali.

“Sì! Hai detto che sei un uomo che vuole salvare molte persone dai pirati! Quindi sei bravo, per questo ti abbiamo aiutato!”

Le parole della ragazzina premettero sul suo stomaco. Non se lo aspettava.

“Allora cosa possiamo fare per te?” incalzò lei.

“Puoi sollevare quella nave laggiù?” chiese Eric, ricordandosi dopo alcuni secondi il motivo per cui l’aveva chiamata.

“Oh, no” rispose lei, triste. “Posso sollevare cose come carrozze, ma i vascelli sono troppo grandi per me”

E ti pareva, pensò Eric, scoraggiato. “Quindi anche tu, Sigfrido…”

“… non sono capace di fermare le palle di cannone, no” concluse per lui l’interpellato.

“Ci toccherà combattere all’antica maniera. Innanzitutto dobbiamo avvicinarci il più possibile. Non si può rendere questa barca più veloce?” chiese ad alta voce ai marinai. Ma per quanto ci si impegnasse, le vele erano tutte spiegate e la velocità del vento era costante.

Le due imbarcazioni si seguivano a breve distanza, e raggiunsero dopo poco il mare aperto. La Black Sheep prese direzione nord ovest, così Eric ordinò la stessa direzione anche ai suoi marinai, ma ciò che vide non gli piacque.

Sembrava che l’imbarcazione davanti a lui stesse prendendo fuoco, invece era soltanto la versione del codice che era stato interpretato con gli specchi  fatto con una comunissima lampada. Eric si guardò attorno per vedere a chi fosse indirizzata e infine, alzando lo sguardo, vide il faro costruito in cime al fiordo di Inoquit rispondere allo stesso strano modo. Era tutto un dialogo, pensò Eric, ma non riusciva a distinguere quali fossero le frasi. Le luci comparivano e scomparivano vorticosamente, lasciando alcune pause fra loro.

“C’è qualcuno qui che può dirmi che cavolo di significato hanno questi segni?” urlò a piena voce Eric, rivolto ai marinai del Re. Nessuno gli rispose.

“Andiamo! In sei mesi nessuno di voi ha avuto la curiosità di scoprire cos’è che si diceva Blackfield con le sue navi? È morto il vostro Re, probabilmente, grazie a questo sistema di comunicazione!”

Gettò un ultimo sguardo al faro, che fece uso di diversi bagliori, corti o lunghi a seconda di quello che stesse dicendo. Eric provò a ragionare: se il faro stava rispondendo alla nave pirata, la famosa Black Sheep battente peraltro bandiera nera in ogni singolo albero, non poteva che rispondere correttamente agli ordini. Così, l’ultima frase poteva significare agli ordini, ma era comunque troppo poco per poter cominciare a ricostruire quel sistema di comunicazione. Infatti, come poteva lui sapere se quei bagliori lunghi o corti fossero sillabe, o vocali, o consonanti?

Eric si mise le mani nei capelli e lentamente scese la sera. Le due navi erano ancora distanziate a poche miglia, e fu allora che accadde.

Il mare cominciò a ingrossarsi, il mal tempo avanzava al pari passo con la sera. Da destra e da sinistra, però, avanzavano due navi per lato.

Bombardavano. I tonfi sordi delle cannonate a vuoto spaccavano le orecchie.

“Siamo sotto attacco! Siamo sotto attacco!” urlava la vedetta. Eric deglutì e gettò un ultimo sguardo all’orizzonte, dove ormai un vago puntino arancione segnalava la presenza di una nave.

La nave.

“Siamo caduti nella trappola di Steven Blackfield!” esclamò Eric, rivolto a tutto l’equipaggio. “Lavoriamo uniti e nessuno morirà stanotte! Siete con me?”

Sollevò la spada per ricevere l’urlo di approvazione, che arrivò vago e poco convinto, ma al momento non sapeva dire parole migliori per spronare i suoi. Doveva caricare la sua pistola.

“Frank! Frank! Ho bisogno di parlarti!”

Frank Copperfield comparve da chissà dove. Nel caos in cui era caduta la goletta, tutti sembravano scomparsi.

“Innanzitutto dobbiamo rispondere al fuoco” disse Frank “poi, dobbiamo studiare una strategia per sfuggire al fuoco incrociato. Questa è una goletta, no? E allora sfruttiamola!”

Non aveva ancora terminato la frase che una palla di cannone cadde proprio accanto alla fiancata di sinistra, disarcionando chi stava in piedi. La White Justice aveva rischiato grosso, ma resistette.

C’erano due navi per lato. Il mare era agitato. Sentì lo scoppio di un cannone, il che voleva dire che anche loro stavano rispondendo al fuoco.

“Re Taddeus ha fatto un ottimo lavoro” sussurrò a se stesso. Poi cadde, perché la goletta virò bruscamente, approfittando di un’ondata un po’ più grossa, che portò tutti fuori tiro.

Le cannonate, tuttavia, si susseguivano e per quanto il timoniere fosse bravo, prima o poi le navi alleate di Blackfield li avrebbero colpiti, a meno di non tentare una via di fuga in mezzo a quattro navi da guerra.

“Attenzione!” urlò Eric, vedendo un proiettile lanciato da una catapulta finire sulla testa di Mary. Non ci pensò due volte.

Vedendo la ragazza paralizzata, si lanciò su di lei e la spostò con una spinta poderosa, lasciando che il colpo si infrangesse sul ponte di legno, lanciando schegge ovunque, la maggior parte di queste finite sulla schiena di Eric, che protesse Mary, la quale si sentì arrossire vedendosi intrappolata da quel robusto fisico.

“Mi… mi hai salvata” disse Mary, ma Eric, non volendo dire o fare null’altro, ordinò che furono disposti tutti i cannoncini a prua e di incunearsi fra due delle quattro navi.

“Ma così non daremo segni di resa?” chiese Francis Norald, il nostromo che stava dando ordini di caricare e sparare. Dal canto suo, era infastidito dal fatto che non fosse venuto anche lui a Inoquit, ma aveva avuto modo di indagare per conto suo e scoprire scottanti verità sul conto di Blackfield che non era neanche sicuro di rivelare.

“Fallo, in nome del Re!” gridò autoritario Eric, sovrastando i rumori e i fischi dei cannoni.

Francis, sapendo che il Cacciatore era dalla parte della ragione in quella battaglia, diede ordine di incunearsi. In questo modo, la goletta ebbe due navi da guerra a destra e a sinistra.

“Aprite il fuoco!” esclamò Eric, alzando la sua spada e sentendo la brezza del mare sulla sua pelle.

Ciò che tutti i marinai del Re videro fu una scena che mai avrebbero dimenticato. Dopo un boato rosso e grigio, una tempesta di proiettili perforanti si abbatté all’unisono sulla nave di destra, che, aspettandosi la resa, non rispose al fuoco e venne letteralmente distrutta e imprigionata da lingue e lingue di fuoco ed esplosioni. Ad Eric venne in mente un Drago che mangiava le sue vittime con l’ausilio del suo inferno.

“Adesso anche l’altro!” esclamò Eric.

Per non essere da meno, i cannoni di sinistra spararono uno dopo l’altro creando lo stesso ruggito. In breve, la White Justice navigava fra le fiamme, piuttosto che in mare aperto. L’odore di legno bruciato e la cenere riempiva le narici di tutti.

“Non possiamo cercare di acchiappare qualche sopravvissuto e interrogarlo?” chiese il Cacciatore a Frank Copperfield, che adesso vedeva nell’altro un eroe geniale, degno della sua fama.

“La battaglia non è finita” rispose semplicemente. Restavano altre due navi. In completo silenzio, quella che sembrava l’imbarcazione del capitano si preparava per l’abbordaggio, oltrepassando le colonne di fuoco e sbarrando la rotta alla goletta, che non aveva riportato grossi danni. Tuttavia, un prossimo attacco sarebbe stato ingestibile.

“Nessun pirata salirà su questa goletta! Riversate tutto il fuoco che avete sulla nave madre!”

Fu presto fatto. I cannoni vennero caricati ancora una volta e sia quelli di babordo che quelli di tribordo cantarono la stessa canzone, prima l’uno e poi l’altro come se la goletta stesse barcollando apposta davanti alla nave madre, trasformando le urla di carica dei pirati in grida di disperazione. Eric pensò all’ottima mira dei marinai, che aiutarono i cannoni con i propri fucili; e dall’abilità di Mary, che ne uccise cinque con altrettanti colpi.

L’ultima nave, vedendo la schiacciante superiorità della goletta, si allontanò disperata. In fondo, anche i pirati tenevano alla pelle.

“Probabilmente sono mercenari che hanno stabilito che il gioco non valga la candela. Abbiamo vinto!” esclamò Frank Copperfield, ancora in preda all’adrenalina.

“Quanto abbiamo perso?” chiese Eric al nostromo. Francis Norald stava ammucchiando, giustappunto, tre cadaveri.

“Ne ho contati quattordici, più altri due dispersi. Abbiamo bisogno di una revisione”

Eric fece un rapido calcolo. Taddeus aveva assicurato una trentina di marinai per la goletta. Adesso ce n’erano più o meno la metà, senza contare gli eventuali feriti che Nick avrebbe dovuto curare. Sospirò, non voleva pensarci, tanto più che aveva perso di vista la Black Sheep.

“Qual è il porto più vicino?” chiese.

“Escludendo Ticat, che tu hai detto essere una base di Blackfield, possiamo provare ad attraccare nel secondo porto più importante fra le Sette Sorelle, la città di Azugra” rispose Frank.

“Azugra sia, allora. Nel frattempo, brindiamo alla scampata morte e alla memoria dei recenti caduti!”

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